La “cortesia” italiana


[26 Jan 2014 | 6 Comments | 62374 views]
 
 

La forma allocutiva Voi è andata in disuso con la caduta del fascismo, o mantiene tuttora qualche vitalità?

Quando insegniamo l’italiano a studenti stranieri dobbiamo anche spiegare l’uso del formale, ovvero il Lei. Il formale esiste in quasi tutte le lingue, anche se in modo diverso. L’uso del Lei però, può essere confusionario per chi impara l’italiano, per cui affinchè gli studenti lo assimilino bene, i docenti devono far comprenderlo fin dai livelli di base facendo esempi pratici. Nelle mie classi d’italiano, avendo molti studenti che conoscono lo spagnolo, faccio loro l’esempio con il fatto che nella lingua spagnola si usa usted (Ud.) e vos (vosotros); forme di cortesia che sono state mantenute in Spagna ed altri paesi come Argentina, Paraguay, Uruguay e America Centrale.

In italiano per rivolgere la parola a qualcuno esistono tre forme allocutive: il tu, il Lei e il Voi. Il termine “allocutivo” deriva dal latino adloqui, che significa appunto “rivolgere la parola a qualcuno.” Il tu è  conosciuto come espressione informale o famigliare, invece il Lei e il Voi sono propriamente di cortesia (oppure reverenziali). La scelta tra una forma e l’altra dipende dai diversi fattori sociolinguistici, come per esempio l’età, il sesso, la formalità della situazione e il tipo di rapporto fra interlocutori, ma anche dalla potenza, ricchezza ed importanza che si attribuisce alla persona a cui si rivolge la parola. Nell’italiano di oggi il pronome Lei, o Lei di cortesia, è la forma orale scritta maggiormente utilizzata quando si parla ad un uomo o ad una donna che non si conosce e verso cui si vuole mostrare rispetto e distanza sociale. Si usa il Lei se si scrive una lettera formale a un superiore, a un medico, a un professore, al preside, a un Presidente ecc.. Secondo le regole della grammatica, il Lei di cortesia è scritto con L maiuscola.

Fino a prima del terzo secolo dopo Cristo invece, nel latino esisteva solo una forma allocutiva nel singolare, il tu. Nell'antica Roma, i romani davano del tu agli amici, ai soldati, anche all'imperatore e a qualunque persona rivolgessero la parola. Lo sviluppo delle forme allocutive dal latino fino all’italiano di oggi, ebbe inizio verso il terzo secolo dopo Cristo circa. Solo dopo infatti, si cominciò ad usare verso l’imperatore il pronome della seconda persona plurale Vos, perchè i sovrani sembravano preferire il Voi e parlavano anche usando il noi di maestà. L’uso di Vos come pluralis majestatis ha avuto inizio con l’imperatore Giordano III (il quale salì al trono a tredici anni e regnò fino a diciannove), e poi il Voi continuò ad essere usato per tutto il Medioevo nelle opere dei grandi scrittori.

Dal Duecento al Quattrocento era tipico dare agli artisti, ai personaggi famosi e alla nobiltà il Voi, usando espressioni come Vostra eccellenza, Vostra Signorìa, Vostra Bontà, Vostra Gentilizia. Poi con l'Umanesimo, periodo storico del ritorno all’uomo e all'antichità, gli umanisti riportarono l’uso del tu dei romani e alla fine del Cinquecento si leggevano forme di Voi e Lei in molte opere senza che venissero seguite regole particolari.

 Niccolò Machiavelli ad esempio, scrisse La mandragola nel 1518 e malgrado la data dell’origine nella commedia, non si trova nessuna traccia dell’uso del Lei. Nei dialoghi tra i personaggi de La mandragola sono usati solamente il tu e il Voi di cortesia.

In conseguenza all’Inquisizione spagnola, il Lei, che gli spagnoli utilizzavano per artisti, personaggi famosi, nobiltà e persone che non conoscevano, si affermò anche nell‘italiano.

 Fra Cinquecento e Ottocento, si usava il Lei come forma di massimo rispetto, il Voi come intermedio e il tu in assoluta confidenza. Quindi, l’uso del Lei nella lingua italiana è dovuto all‘influenza della cultura spagnola, ed è considerato pertanto un forestierismo. 

Nel Novecento il Lei ha preso il sopravvento. Come un forestierismo però, durante il periodo fascista, l’uso del Lei fu proibito perché ritenuto di origine spagnola e quindi estraneo alla cultura nazionale. Mussolini, durante il fascismo nel tentativo di riportare la lingua italiana alla tradizione romana, sostituì il Lei con il Voi, ma nonostante i tentativi del regime, l’uso del Voi ebbe uno scarsissimo successo. Benedetto Croce si oppose a modo suo alla riforma. Da buon meridionale, aveva sempre usato il Voi come forma di cortesia anche nelle sue lettere. Con l'imposizione del Voi, Croce ripubblicò i propri epistolari, sostituendo tutti i Voi di cortesia con altrettanti Lei. Con la caduta del fascismo, decade anche l’uso del Voi. Molti credono che il Voi sia fascista e che provenga dal “noi”, pluralia maiestatis che i nobili patrizi usavano per definirsi e che è stato acquisito dal fascismo perchè considerato una forma arcaica.

L’uso del Voi però persiste ancora in molti posti del meridione, in particolare in Campania e in Sicilia, e molti dialetti dell'Italia del sud.

Questo lo possiamo notare nel napoletano in espressioni del tipo, Comme state? E nel siciliano, in cui è ancora attestabile -nonostante in calo tra i giovani, l'uso del vossìa, contrazione di Vossignoria che vuol dire Vostra Signoria. Fino a pochi decenni fa era diffuso molto in Calabria l’uso del Voi, pronunciato come Vùi, riservato a genitori, persone anziane o di grande importanza e superiorità morale. Tipicamente il nipote dava del Voi ai nonni, agli zii o agli ecclesiastici, ecc. Io sono cresciuta in Calabria dando del Voi a mia mamma, a mio padre, ai nonni e agli zii. Lasciata la Calabria molto giovane, quando ci torno, continuo a dare del Voi sia ai miei genitori che agli zii anche se lì oggi, non lo usano più. Il perchè di questa mia abitudine che non riesco o non voglio abbandonare è tutto un’altro discorso, ma se qualcuno desidera aggiungere un commento sarà apprezzato.

Per concludere, l’allocutivo Voi è rimasto nell’uso letterario per rendere reale ed emotive le opere ambientate nel periodo fascista, oppure quelle dedicate ad alcune regioni del sud Italia, dove il Voi  fa parte dei dialetti e si usava anche prima del Fascismo. Oggi il Voi  è usato dalla popolazione anziana, per rimarcare distanza sociale e rispetto. E' una sciocchezza volerlo sopprimere perché considerato modo di dire fascista. L’epoca dell’obbligatorio Voi allocutivo, finì con la fine del fascismo, dopodiché fu rifiutato per motivi politici e il Lei tornò in uso rimanendo anche nell’italiano di oggi. Nella lingua “standard” (quella che si studia e s’impara a scuola)  il Voi non si usa più, ma si impiega invece il Lei di cortesia.

Filomena

 

Filomena Fuduli Sorrentino, insegna alla South Middle School, ECSD, Newburgh, NY.  Nata e cresciuta in Italia, calabrese, vive  a New York dal 1983. Diplomata alla scuola Magistrale in Italia, dopo aver studiato alla SUNY, si è laureata alla NYU- Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development, con un BS e MA in Teaching Foreign Languages & Cultures.  Dal 2003 insegna lingua e cultura italiana nelle scuole pubbliche a tempo pieno e nelle università come Adjunct Professor. È abilitata dallo Stato di New York all’insegnamento nelle scuole pubbliche delle lingue italiana 1-6 & 7-12, ESL K-12 e spagnola 1-6 & 7-12.

 

 

 

INSEGNARE L'ITALIANO

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Questa colonna aperta, raccoglie i pensieri, le riflessioni e le polemiche espresse da chi insegna la lingua italiana negli USA.


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321 days ago by dmhales
From LA BELLA LINGUA:. The ancient Romans used “tu a tutti,” the casual “you” to everyone. In the Middle Ages, their Italian descendents began using the plural “voi,” for someone as valuable as two lesser “tu’s.” Children and grandchildren said voi out of respect when talking to their parents. Many southern Italian dialects still use voi as a polite form of address. Sometime in the 1500s, voi gave way to Lei, the word for “she.” Lei did not derive from the Spanish but stands for “Sua eccellenza” (Your Excellency), a feminine noun. Mussolini, seeking a more virile language, substituted the comradely voi, the plural “you all,” for Lei. Throughout the Fascist era, Lei was banned and voi obligatory. After the war, Italians reclaimed Lei and abandoned il voi as a form of address for just one person.
321 days ago by filomena
Grazie Carlo D."Brava Filomena!! Ottima ricostruzione storico-linguistica.' Carlo
325 days ago by RAFFAELE
Il Voi non è affatto andato in disuso, anzi nel sud Italia è molto usato, piu' del Lei. Ma il Voi è usato in un contesto familiare o comunque di conoscenza, il Lei è utilizzato con persone con le quali non si ha molto rapporto. Dipende anche dalla differenza d'età: se si ha 18 anni credo che il Lei sia d'obbligo per rispettoso, ma se si ha 40 anni si puo' usare l'uno o l'altro senza che la persona si offenda poi c'è chi ritiene che usare il voi sia segno di maleducazione...Nel sud c'è questa differenza, ma l'uso dell'uno o dell'altro non cambia il senso! . . . Chi ci capisce è bravo!
325 days ago by carmela
Tuttavia, anche se oggi forse gli anziani usano ancora dare del "Voi", sarebbe più corretto dare de Lei perchè dare del Voi mi sa di '800 . . . il Voi è troppo formale ed austero.
325 days ago by angela
Il "Voi" molto comune in Campania, davano e danno ancora del Voi! Ricordate il film "Benvenuti al Sud"? . . . divertentissimo. Il "Voi" ha una storia sociolinguistica piu' lunga del "Lei" e per capire la letteratura italiana bene bisogna conosciere le origini e l'evoluzione del "Voi"
325 days ago by Stefania
Articolo interessante. Da noi in Sardegna avevo sentito i miei bisnonni anche quando parlavano tra di loro usare la forma "voi" e per me era una cosa affascinante, ora non saprei ma credo sia abbastanza in disuso. I miei nonni usavano la forma "Lei" ed erano vissuti durante in fascismo. Il "Voi" veniva usato solo con chi era davvero estraneo e con forme appunto di "cortesia" come appunto citate nell'articolo e per di più' nei paesi ma raramente (se mai) da quelli della mia generazione.