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La Zanzara non sempre ronza (e anche Cruciani conosce l’imbarazzo)

Intervista a Giuseppe Cruciani e David Parenzo, conduttori del programma radiofonico di Radio 24, La Zanzara, in cui tutto si gioca sulla provocazione, i contrasti e un pizzico di dissacrazione che talvolta diventa blasfemia

È una notte d’estate di quelle afose con le finestre spalancate. Hai appena spento la luce e ti appresti a dormire sonni sbracati e scoperti, ma tranquilli. E invece eccola. Ronza a diverse distanze e finché tu ti prendi a ceffoni in faccia per porre fine alla molesta seccatura, lei ti plana ghignando nell’orecchio. Allora ti metti a sedere, riaccendi la luce e, come nelle migliori scene da film western, la cerchi con occhi iniettati di sangue. Ma nel tragitto che ti porta da sdraiato a seduto non lesini con gli insulti: maledetta, fastidiosa, petulante, snervante, irritante, antipatica. In una parola zanzara.

Non è un caso che anche la trasmissione radiofonica di Radio 24, condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo dal lunedì al venerdì alle 18.30 orario italiano, si chiami così. Tutti gli aggettivi possono tranquillamente subire la proprietà transitiva ed essere attribuiti con eleganza dall’insetto al programma, con l’aggiunta di un pizzico di dissacrazione che talvolta diventa blasfemia. La sfilza di insulti non turba né La Zanzara in sé né gli ascoltatori, essendo la piattaforma base comune a tutte le puntate, regole del trattamento minimo per chiunque voglia prendere parte alla trasmissione. Dissacrante sì, snervante anche, ma stupido no di certo. Il programma si gioca tutto sui contrasti, fa della provocazione la bibbia dei due conduttori, ma rimane credibile. Facile a dirsi.

La puntata è in onda, si sta parlando di omosessualità con termini che sono tutto tranne che politically correct. Ad un certo punto telefona un ascoltatore, uno dei tanti: dice il suo nome, la provincia dove abita, dice di essere un seminarista, ma gay e chiede di poter mantenere una certa privacy. Il povero malcapitato, che ha scelto il posto peggiore dove chiedere di essere rispettato, diventa il perno dell’intera puntata: lo si canzona, gli si fanno domande sempre più specifiche e la privacy non resta che un lontano ricordo. Vien da pensare che i due conduttori siano un tantino omofobi e invece si dichiarano a favore non solo delle unioni civili tra gay, ma anche del matrimonio. Parlare di un tabù con irriverente approfondimento per sfatarlo: poco etico ma geniale. La genialità ma ancor prima la maleducazione intrappolano gli ascoltatori e li spediscono in un loop di risate da cui è difficile uscire. L’istrionico condottiero è senza dubbio Cruciani, non ha peli sulla lingua eppure in diretta non dice tutto quello che vorrebbe. Lo incontriamo assieme al collega Parenzo che annuisce sempre e risponde solo a due delle tante domande.

Come mai avete scelto uno stile così affilato per parlare di attualità e politica?

Sono già 4 anni ormai. Ho iniziato io (Cruciani) scegliendo uno stile che non fosse da vigile urbano. Ho preferito essere un conduttore con la sua opinione sulle cose, una posizione attiva e non passiva sull’attualità. Poi ad un certo punto è arrivato lui (Parenzo) e abbiamo cercato di creare qualcosa di originale. La verità è che non ci abbiamo nemmeno pensato, ci è venuto così, naturale. Semplicemente finché siamo in onda cerchiamo di essere noi stessi senza molti schermi e paletti. Anche se i paletti ci son sempre.

Cioè c’è qualcosa che non si può dire anche in un programma sboccato come il vostro?

Diciamo che non è che si può dire proprio tutto. Alcune cose ti rimangono in bocca: c’è il tuo editore, ci sono i limiti giornalistici, alcune cose si possono fare e altre non si possono fare.

Cos’è che vorreste fare e non fate?

Cerchiamo sempre degli argomenti e delle notizie originali e per farlo certe volte oltrepassiamo certi limiti dal punto di vista di quella che è l’ortodossia giornalistica e di quello che può essere un programma di attualità. La Zanzara spesso è un programma che racconta noi stessi: si parla della nostra giornata, dei nostri umori, di come siamo noi. È come stare in una stanza e raccontare un po’ le nostre sensazioni. Poi dobbiamo anche metterci gli ospiti, le notizie, gli ascoltatori.

Qual è il segreto del vostro successo?

Francamente non lo so, è accaduto tutto in maniera così naturale. Abbiamo creato una trasmissione seguita quindi sì, si può dire sia un successo. Credo il segreto sia stato quello di essere stati noi stessi. Abbiamo cercato di trovare un mix tra l’essere noi, una passione per la politica che abbiamo tutti e due, un gusto per le polemiche e la provocazione e il tutto senza chissà quale costruzione alle spalle. Poi facciamo i giornalisti, ma abbiamo anche un’attitudine all’intrattenimento e allo show: un’unione di tutte queste cose ha creato una chimica particolare che è quella che ci contraddistingue.

Giuseppe Cruciani e David Parenzo.

Giuseppe Cruciani e David Perenzo.

Provocazioni a tutti i costi, battute dissacranti che vanno ben oltre il limite etico. Vi considerate un programma di giornalismo?

Le distinzioni tra giornalismo e intrattenimento per me valgono poco. Io appartengo ad una categoria, che è quella dei giornalisti, ma ci sono momenti in cui in realtà in trasmissione intrattengo. Cerchiamo sì di trovare delle notizie riguardo a dichiarazioni fatte da politici e persone, però allo stesso tempo cerchiamo anche di creare delle piccole sitcom. Per riempire 2 ore e mezzo di trasmissione ci deve essere pure qualcos’altro oltre alle notizie.

Che tipo di lavoro c’è dietro ad una vostra puntata?

Abbiamo un gruppo molto bravo di persone che lavorano con noi e sanno tagliare qua e là dai nostri programmi e dalla televisione e miscelare bene il tutto come in una sorta di piccoli blob. Poi siamo noi che invece mettiamo in scena. È un lavoro molto importante quello fatto dietro le quinte: sulla base di quello che ci viene preparato noi mettiamo la nostra capacità di provocare e creare polemiche, che poi sono le polemiche di cui si parla tutti i giorni. Ma il nostro non è solo gusto per la provocazione, veramente noi pensiamo che sia necessario arrivare al matrimonio omosessuale, il tema non ci serve solo per fare spettacolo. Poi certo, sappiamo che in Italia l’omosessualità è un tema tabù e che fa notizia quindi ci buttiamo, però se fosse una cosa in cui non ci crediamo non lo faremmo.

Dal punto di vista etico, avete mai avuto qualche senso di colpa?
(Per la prima volta risponde David Parenzo, la parte più moderata della conduzione).

L’ascoltatore che chiama sa in quale giostra finisce. Quando telefona sa che può insultare, ma viceversa sa anche che può essere insultato quindi da parte nostra nessun senso di colpa. Anzi, ci sono due-tre ascoltatori che sono diventati ormai dei simboli della trasmissione e che non distinguono più il metro della decenza: parlano in modo agghiacciante di olocausto e altri temi. Ma è la sostanza di questo programma che non è riproducibile. Questa alchimia che abbiamo tra conduttori è una cosa totalmente irripetibile. Spesso non ci sentiamo nemmeno durante il giorno perché io leggendo anche solo i siti e le notizie so già così dirà lui su alcune cose e probabilmente lui saprà già quale sarà la mia provocazione, l’aspetto al quale non mi sottrarrò. Io sono veramente di sinistra e credo veramente nei diritti degli operai, degli immigrati. Il punto è che i media, siano televisione o radio, ingigantiscono le cose per forza e un aspetto piccolo può diventare enorme. La tv si dice che t’ingrassa, sembri diverso quando sei in tv e questo è vero, il medium comunque ti deforma un po’. Ma deforma cosa? Il tuo carattere, partendo sempre da come sei tu. In questo modo la radio ti amplifica e diventi automaticamente una caricatura.

E a voi va bene?

Per ora sì. Ognuno di noi poi ha una vita, magari potrà voler fare anche altre cose. Però lì sai che c’è la messa in scena ed è reale. Le gag e le conversazioni non potrebbero essere percepite così se non fossero del tutto vere.

Qual è stata l’intervista più difficile che avete dovuto affrontare?
(Prima e ultima risposta corale).

Cruciani: Le interviste difficili sono quelle che prepariamo male.

Parenzo: Si, è vero.

Cruciani: Non ce n’è una in particolare, può essere anche la persona più facile, ma quando non l’abbiamo studiata abbastanza durante il giorno, quando durante la giornata abbiamo avuto degli imprevisti e arriviamo lì un quarto d’ora prima, si capisce subito che non abbiamo niente da dire. Allora io sudo, mi sento in imbarazzo e voglio liquidare l’ospite il prima possibile. Ogni volta, per ogni ospite, dovresti in teoria trovare la forza ed il tempo per inventarti un copione esclusivo e originale, che non sentirai mai da altre parti. Ma non sempre lo puoi fare sennò sai che quella persona non verrà più come tuo ospite, perché si risentirà per il tipo di domande che farai. Io quando chiedo qualcosa di scontato me ne accorgo sempre e mi sento male.

Parenzo: Secondo me invece, alle volte, può essere anche divertente che lui nella ricerca del “famolo strano” cerca l’originalità a tutti i costi e io faccio quello banale e scontato perché non c’è una domanda ficcante che salta fuori. Ma anche se dico la banalità assoluta alle volte funziona. In un piatto speziato mangiare ogni tanto una pasta al burro o all’olio fa bene, esalta i gusti, fa contrasto. Ed è un contrasto che vince.

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