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Dal Teatro di Beno Mazzone un appello “P-e(r)sistere” in una Sicilia che uccide la cultura

Dal 19 al al 21 marzo andrà in scena al Teatro Libero-IncontroAzione di Palermo “Aiace/Sofocle” di Manlio Marinelli per la regia di Lia Chiappara. Il Teatro di Beno Mazzone aiuta a riflettere sulla crisi delle attività culturali dell’Isola e sull’insensibilità della politica 

Dal 19 marzo al 21 marzo andrà in scena al Teatro Libero-IncontroAzione di piazza Marina, a Palermo, “Aiace/Sofocle” di Manlio Marinelli per la regia di Lia Chiappara. L’Aiace di Sofocle, un classico del teatro, è uno splendido esempio dell’assoluta modernità dell’eroe tragico. Aiace è assolutamente moderno in quanto assolutamente solo nel suo labirinto psichico, e la realtà in cui è costretto a vagare è tragicamente vera, proprio perché gli è ostile, è profondamente umano proprio per via della sua incostanza e della sua amara ironia. L’Aiace/Sofocle è interpretato da: Sara Alzetta, Domenico Bravo, Giuseppe Ligios, Viviana Lombardo e Antonio Puccia (scena: Lia Chiappara; realizzata da: Alessandro Di Giugno e Mario Chiappara; costumi: Morena Fanny Raimondo; musiche: Antonio Guida; luci: Fiorenza Dado).

Così Manlio Marinelli ha parlato del suo lavoro: “Le categorie dell’ambiguo e del duplice – ha spiegato – sono da tempo assodate chiavi di lettura del fenomeno tragico. Abbiamo scelto quindi, come nostro personale viatico dentro Aiace, l’idea dell’inversione che commercia inestricabilmente con l’eversione. In un’epoca in cui tutte le rivoluzioni sembrano essere fallite non crediamo che nati ‘incendiari’ sia giusto morire ‘pompieri’: ci resta dunque la rivoluzione sessuale, la rivoluzione del concetto stesso di genere. In questo terreno la nostra Aiace vuole scavare. La tragedia, espressione del dionisiaco -ha aggiunto Marinelli – mina alla sua stessa radice la più incrollabile certezza su cui si basa la civiltà occidentale: la differenza dei generi, la definizione dell’identità. Infatti Aiace l’eroe smarrisce se stesso al momento in cui assume su di sé i vituperati caratteri femminili, ma la sua è una recita della follia ordita da una Atena vendicativa in veste di regista-demiurgo. Possenti come non mai sono i conflitti aperti in questa nostra rilettura: quello dell’identità e dei suoi capovolgimenti più inquietanti: maschilefemminile, sanitàfollia, realtàfinzione. All’interno di queste tre laceranti aporie si gioca la nostra partita con il paradigma greco”.

Continua pertanto, fin dalla sua fondazione, l’impegno del Teatro Libero nell’offrire rappresentazioni “di frontiera” capaci di offrire allo spettatore spunti “poli-prospettici” per l’interpretazione della complessa realtà attuale. Creare e fare teatro con queste modalità, e soprattutto in maniera libera da “condizionamenti”, oggi in Sicilia, ancor più che in Italia, è davvero difficile.

Non è un momento florido per il teatro in Sicilia. Le platee si assottigliano ogni giorno di più, mentre lo stesso ambiente teatrale vive una tensione latente. Continuano in tutto il territorio le esperienze dei teatri occupati: giovani artisti chiedono che si “volti pagina” in materia di politica culturale, rivendicando spazi per la sperimentazione e opportunità – finora negate – di visibilità.

C’è da dire che negli ultimi anni tante piccole realtà “dal basso” stanno prendendo campo; ma il prezzo da pagare è ben alto. Com’è sempre stato, chi sceglie di intraprendere un percorso non tradizionale deve prepararsi ad una strada in salita e nella direzione del sacrificio. Non è certamente un caso che la 47esima stagione del Teatro “Libero” si intitoli “P-e(r)sistere”.

Quella 2014-2015 è una stagione molto importante e cruciale per la storia del teatro palermitano fondato dal maestro Beno Mazzone che con la sua famiglia gestisce da sempre le attività dello stesso sodalizio: teatro, danza, musica e performances. 

Un teatro d’arte, quello della famiglia di Beno Mazzone, che nella sua programmazione ha sempre privilegiato l’aspetto “antropologico” e che si è sempre distinto per l’impegno culturale al di là dell’intrattenimento per arrivare a tutti, ciò anche con una politica popolare circa i prezzi degli spettacoli.

Beno Mazzone fin dal 1968, anno della fondazione del Teatro Libero, ha sempre puntato ad aprire il suo teatro a “contaminazioni” internazionali. In questa direzione è stato organizzato dal 1970 il “Festival Incontroazione”, un evento teatrale che fino al 1996 (l’ultimo anno che si è svolto) “ha fatto vivere per un quarto di secolo, diverse generazioni di artisti (molti internazionali) e di spettatori momenti di emozioni e riflessioni nello spazio del Teatro Libero. La manifestazione è stata arricchita da seminari, convegni, laboratori, feste, vissute per giorni e notti, a Palermo ed in altre piccole realtà siciliane, dai partecipanti dalle cento lingue e di ogni latitudini; insomma un appuntamento importante per anni nel panorama teatrale internazionale: un movimento di uomini, donne, culture diverse che ha fatto della Sicilia un luogo di incontro ed azione teatrale. Come ogni Rinascimento, fonte di riflessione e di pensiero, l’esperienza di Incontro-Azione è cessata dopo 26 anni, troppo alti gli sforzi per una realtà teatrale indipendente senza il necessario aiuto delle istituzioni. Dopo circa trenta edizioni il festival “IncontroAzione” è stato dilatato temporalmente ed oggi fa parte integrante della stagione internazionale di teatro, danza, musica e nuovo circo.   

Il Teatro Libero “Incontroazione” di Palermo, Teatro Stabile d’Innovazione della Sicilia, è un luogo aperto e “disponibile” entro cui la pratica del teatro ha una sua continuità sia teorica che d’azione, una sua prassi di laboratorio vissuta attraverso la creazione di spettacoli per adulti e per ragazzi sia a partire da nuove drammaturgie che classici, con la direzione di Beno Mazzone, del figlio Luca e della moglie Lia Chiappara (anch’essi registi).

Sono proprio gli ultimi anni di “Incontro-Azione” a determinare il futuro del Teatro Libero di Palermo e la necessità di abbandonare la sede storica di Piazza Marina e con la decisione della famiglia Mazzone di costruire, con proprie risorse, un teatro ex novo. Il Teatro Libero ha infatti avuto sede dal 1973 al 1999 in Vicolo Sant’Uffizio di piazza Marina, trasformando le sale di rappresentanza dell’ex Hotel de France in spazi teatrali, dove per ben 25 anni Teatro Libero e Laboratorio Teatrale Universitario della Facoltà di Lettere, ideato da Mazzone nel 1977, hanno svolto attività di creazione, formazione e promozione. Dal 1999 il Teatro Libero ha sede nell’ex-loggiato della Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, sempre in piazza Marina, trasformato a spese della stessa famiglia in un funzionale spazio teatrale.             

A seguire le orme del padre, fondatore del teatro Libero e regista, è il giovane Luca Mazzone che ci spiega il presente ma anche il futuro del Teatro Libero di Palermo. “Il teatro d’arte – ci dice Luca Mazzone – da solo non ce la fa. Ci sono altissimi costi da coprire, pertanto è stato sempre necessario un sostegno pubblico, delle istituzioni. Serve soprattutto la certezza dei fondi, almeno 4/5 mesi prima per coprire i costi di gestione. In questi anni – aggiunge – questa certezza è sempre più venuta meno fin quasi ad azzerarsi con gli ultimi governi regionali e nazionali che, sotto la foglia di fico del giovanilismo ed impegno culturale, hanno sempre più ridotto i fondi destinati alla produzione artistica, ed al teatro in particolare. ‘P-e(r)sistere’ – ha sottolineato – è dunque un anatema contro tutto questo, ed è soprattutto un attento sguardo alla scena nazionale ed internazionale (non omologata, ovviamente) più interessante degli ultimi anni. La danza e il teatro, la musica e tutti i linguaggi espressivi delle performing arts, difficili da ingabbiare in etichette e definizioni preconfezionate, si interrogano con intelligenza e spesso ironia sul nostro esserci e sul nostro essere contemporanei. Qui il teatro è indagine, il teatro è dubbio”. 

 

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