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Al Teatro Massimo di Palermo Le Toréador e Cavalleria rusticana

Le due opere in scena fino al 26 aprile. Ne Le Toréador, la relazione a tre si racconta in modo illuministico, vince la coppia aperta. Nella Cavalleria rusticana  finisce a coltellate

In scena da oggi, 18 aprile al 26 aprile, debuttano a Palermo nel nuovo allestimento del Teatro Massimo due opere: Le Toréador e Cavalleria rusticana che racconteranno i due modi per risolvere il triangolo amoroso. Nell’opera francese Le Toreador di Adolphe Adam, non a caso sottotitolata “L’accordo perfetto”, la relazione a tre si racconta in modo illuministico come il trionfo della coppia aperta. Mentre per la famosissima opera di Mascagni, Cavalleria Rusticana, sarà rappresentata con il bozzetto originale di Renato Guttuso. Il Sovrintendente del Massimo, Francesco Giambrone, evidenzia quanto il Teatro lirico di Palermo oggi offre: ovvero un’opera globale dove pittura, opere e musica sono offerte al pubblico. Stefano Ranzani, Direttore dell’Orchestra, è entusiasta di Le Toréador e dice che "se dovesse accostarsi a un genere moderno, potrebbe essere musica folk”.

Scritto nella metà dell’800, quest’opera è stata raramente rappresentata. La regia delle due opere è di Marina Bianchi, che ha lavorato con i grandi, da Strehler alla Cavani. La telentuosa registra ci spiega che “il legame principale tra le due opere è che si parla sempre di un triangolo amoroso risolto ovviamente in maniera molto diversa.  Si tratta della differenza tra la Francia e l’Italia, ma anche tra l’illuminismo e il verismo. Le Toréador riprende una grande tradizione teatrale di prosa, di dialoghi parlati, come avveniva nel ‘700, tradizione che poi si trasmette appunto all’operà-comique.

Interprete della protagonista in Le Toréador è Laura Giordano, palermitana doc, soprano famoso nel mondo, in scena è Coraline, cantante d’opera sposata controvoglia a un torero in pensione che riesce a costringere il marito ad accettare l’amante, il flautista dell’Opéra Tracolin. Insomma una storia “illuministica” perché il trionfo è la soluzione ragionevole. Nella Cavalleria rusticana, invece, entri nel conflitto completamente e parteggi per i personaggi. Di solito, Cavalleria è associata ai Pagliacci, ma questa volta si cambia completamente e Francesco Giambrone, il già citato Sovrintendente del Teatro Massimo dichiara: “Una scelta diversa che fa parte dei cambiamenti del teatro. Il Massimo farà più produzioni all’anno grazie ai ricavati delle visite turistiche: è il secondo monumento più visitato dai turisti. Il Teatro aumenterà le repliche e  i turni, dando spazio alle produzioni che saranno riproposte ogni due anni al pubblico operistico”. Francesco Zito, scenografo e costumista, si è basato per la Cavalleria rusticana sul bozzetto originale di Renato Guttuso. “Per Cavalleria – dice Zito – la scena era solo uno schizzo con una prospettiva completamente inventata. Ho cercato di immaginare un paesino siciliano come poteva averlo visto Guttuso, ho tradotto l’immagine pensata da lui. Mentre per Toréador ho sposato l’idea della regista di ambientarlo in un palcoscenico teatrale con tanto di camerino. Lo sfondo scenografico di Cavalleria, con la tipica chiesa siciliana della piazza di paese, si traduce in un'impresa più concreta con la riproduzione degli ambienti originali dell'epoca del Verga: il bianco molto dominante e molto forte delle strutture acceca lo sfondo, fa da contrasto ai colori accesi dei costumi della tradizione siciliana”.

Perché Cavalleria più Toréador? Oscar Pizzo, direttore artistico del Massimo, lo spiega così: “Quando si sente parlare di Cavalleria si pensa poi alla tristezza dei Pagliacci. Questa volta gli interpreti parlano addirittura di divertimento: si è voluto dare leggerezza con l’opera francese e insieme sono un accordo perfetto”.

Cavalleria rusticana fu rappresentata a Palermo nel 1890 e fu lo stesso Puccini a convincere Pietro Mascagni, amico e coinquilino, suggerendo al giovanissimo compositore di cambiare soggetto: sceglierne uno per farsi un po’ il nome. Mascagni scelse allora il dramma di Giovanni Verga. L’Ante generale è in favore di Ail per sostenere la ricerca sul cancro e l’assistenza ai malati per rafforzare il supporto alle famiglie e ai pazienti fuori sede accolti dalla stessa associazione. Stefano Ranzani, direttore d’Orchestra, è entusiasta di queste due opere che debuttano insieme, e della francese Toréador dice “che se fosse un’opera dei giorni nostri, sarebbe musica folk”. Ranzani richiama l’attenzione dei media e della stampa sull’invito ai giovani a venire a teatro: parla della necessità di un ricambio generazionale.

“In Europa, a Berlino, dove ho lavorato spesso – aggiunge Ranzani – le repliche sono tantissime e la platea è invasa dai giovani, che in jeans e tanta semplicità sono abituati ad andare all’opera e a teatro. La cultura è importantissima: ti nutre, ti fa pensare. L’Italia deve investire soprattutto nelle scuole, perché è lì che si formano le giovani menti”. Il soprano, Laura Giordano, dice radiosa: “Sono felicissima di ritornare nella mia Palermo, ho cantato in tutto il mondo come al Metropolitan di New York. Per me tornare qui è tornare nel grembo materno. Il profumo del Teatro Massimo ti resta dentro. Non lo dimentichi. Le Toréador per me è un’opera fantastica, divertente e anche molto difficile da interpretare tra canto e recitazione pura e con cambi di costume in scena velocissimi da pit stop da Formula 1”.

Manca poco al debutto, tutto è pronto per il brindisi di Compare Turiddu, l’amore della bella Santuzza e gli intrighi francesi del Toréador che brilleranno sul palco del tempio della lirica siciliano. E allora…Chapeau!

Foto tratta da napolidasalvare.it

 

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