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We the Italians: cento italiani d’America in un libro

Cento interviste, cento storie di successo, quattro anni di lavoro per raccontare l’amore tra Italia e Stati Uniti

italoamericani
Umberto Mucci, fondatore di We the Italians, portale che informa su tutto ciò che c'è di italiano negli States, ha portato la sua esperienza in un libro in cui, attraverso interviste a italiani e italoamericani di successo, racconta il forte legame tra due paesi, due culture e due popoli

Nessun posto sarebbe stato più appropriato ad ospitare la presentazione del libro di Umberto Mucci, We the Italians, Two Flags One Heart: One Hundred Interviews, dell’Italian American Museum. In una Little Italy che ormai è solo un lontano ricordo di ciò che l’Italia e la sua comunità rappresentano veramente oggi negli Stati Uniti e soprattutto a New York, Umberto Mucci, per la decima tappa del tour di lancio del suo libro, sceglie questo luogo , punto di riferimento per gli italoamericani e per tutti coloro che vogliono condividerne la storia e la cultura.

Mucci, fondatore e CEO di We the Italians, portale web che promuove e informa i naviganti su tutto ciò che riguarda l’Italia negli Stati Uniti, ha impiegato quattro anni per la realizzazione di oltre 100 interviste a professionisti affermati, italiani e italoamericani, che raccontano, attraverso i loro successi, aneddoti e curiosità, la connessione tra due mondi così differenti. Un legame e uno scambio che hanno saputo arricchire e ampliare non soltanto le esperienze individuali ma anche le culture di questi due grandi Paesi.

italoamericaniGiornalista, Umberto Mucci, si definisce come l’italiano che più di tutti ama l’America e ama promuoverla, e queste caratteristiche emergono fin dalle sue parole di benvenuto a tutti i presenti all’evento. Tra i relatori invitati alla serata c’erano Stephen Briganti, presidente e CEO della Statue of Liberty-Ellis Island Foundation, Maria Teresa Cometto, giornalista e curatrice della mostra Make in Italy tenutasi a novembre a New York, Annalisa Liuzzo, avvocato, e Berardo Paradiso, imprenditore e presidente dello IACE, Italian American Committee on Education.

Il direttore dell’Italian American Museum, Joseph Scelsa ha dato inizio all’evento, ringraziando Umberto Mucci per la dedizione e l’impegno che lo vedono, ormai da diversi anni, ambasciatore appassionato dell’eredità degli italiani presenti in America, e facendo posto ai relatori che hanno riassunto brevemente per la platea ciò che Mucci ha riportato nelle interviste del suo libro.

Stephen Briganti ha raccontato il suo impegno nel mantenere vivo il ricordo dei tanti italiani immigrati negli Stati Uniti e che obbligatoriamente facevano tappa ad Ellis Island, isola in cui oggi si trova il museo dell’immigrazione, che conserva la memoria di tutti coloro che sognavano una nuova vita nel paese delle opportunità. “Crediamo fortemente che Ellis Island sia un simbolo per tutte le persone che vengono negli Stati Uniti d’America – usa queste parole Briganti – un simbolo per coloro che sono venuti ieri, che arrivano oggi e, a dispetto di ciò che si possa dire in questo periodo, anche di quelli che arriveranno domani”.

A parlare di tecnologia e del legame imprenditoriale tra Italia e America ci ha pensato Maria Teresa Cometto che nel suo intervento ha sottolineato come grandi invenzioni siano state realizzate in Italia da italiani ma rese grandi negli Stati Uniti. “Questa realtà ormai collaudata –  commenta Cometto – ha fatto emergere sicuramente un aspetto e una sinergia innegabili tra queste due diversi Paesi, che seppur per certi aspetti differenti, hanno trovato una chiave di successo l’uno nell’altro”.

Annalisa Liuzzo è stata una delle prime ad essere intervistata da Umberto Mucci per questo progetto e, durante il suo intervento, ha spostato l’attenzione sull’aspetto legale che accomuna tutte le persone che vogliono trasferirsi negli Stati Uniti. Liuzzo ha precisato come la domanda di visti per questo Paese sia aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, rispetto a quando lei muoveva i primi passi in questo lavoro. Ma con simpatia e positività ha sottolineato: “la tipologia di persone che sempre più spesso si appresta a venire a New York sono giovani, dalla preparazione scolastica molto alta, con un po’ di soldi in tasca e con un’idea imprenditoriale ben precisa. E la cosa sorprendente è che molto spesso riescono nel loro intento, riescono a realizzare la loro idea di business. Il sogno americano esiste ancora ed è positivo non solo per l’italiano che viene qui ma anche per l’America stessa, che si avvale del prezioso contributo di giovani in gamba e preparati”.

L’Italia, l’Italia del business, delle invenzioni, l’Italia che si muove per inseguire un sogno. Ma non solo, nel libro di Mucci c’è spazio anche per la lingua italiana e la cultura che nello si svela nello studio della lingua. Berardo Paradiso e IACE, con lo slogan “Italian is cool”, hanno esteso lo studio della lingua italiana a migliaia di ragazzi in tutti gli Stati Uniti. Attraverso programmi formativi in collaborazione con realtà come Eataly, Barilla, Giovanni Rana, Ferrari, Paradiso ha capito che la lingua italiana non solo poteva essere uno strumento per una migliore comprensione della nostra  cultura, ma che “si può creare un’affinità tra la lingua italiana, la cultura italiana e il made in Italy. Ci siamo resi conto che a mano a mano che l’affinità per la lingua e la cultura italiana crescevano, cresceva anche l’export italiano e questo è assolutamente straordinario”.

Umberto Mucci attraverso le interviste contenute in We the Italians, Two Flags One Heart: One Hundred Interviews, ha analizzato il rapporto tra Stati Uniti e Italia da differenti punti di vista, offrendo al lettore una panoramica ampia e variegata su questo tema. Ogni intervista è un piccolo tassello per dimostrare che quando l’Italia e gli Stati Uniti si incontrano e lavorano insieme, il risultato può essere sempre positivo. La comunità italiana è la quinta più numerosa d’America, formata da diversi milioni di persone legate da un patrimonio culturale (italiano) e da un sogno (americano) . Il libro, così come il sito fondato da Umberto Mucci, rappresenta l’amore per due Paesi diversi e quella sensazione di appartenere un po’ ad entrambi. Secondo Mucci “essere italiani e americani è un dono, una benedizione, è qualcosa che non potrà mai cessare di essere bello”.

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