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Le conversazioni 2016: elogio della diversità

Presentata a New York la nuova edizione del festival fondato da Antonio Monda e Davide Azzolini

Le conversazioni 2016
Il tema di quest'anno è la diversità, come valore da difendere ed esaltare. Per il 2016 il festival porta Paul Auster, Jeffrey Eugenides, Anthony Appiah, Marlon James e tanti altri grandi intellettuali da New York, a Bogotà da Roma a Capri

La prima settimana di maggio è stata al centro del passaggio da New York del festival letterario Le Conversazioni fondato da Antonio Monda e Davide Azzolini. Il festival, che di anno in anno, è sempre più ricco di presenze illustri, ruota attorno alle conversazioni, appunto, tra i più importanti intellettuali del nostro tempo su un tema ogni anno diverso. L’argomento delle conversazioni 2016, introdotto il 3 maggio da Monda alla Casa Italiana Zerillli-Marimò NYU, è la diversità.

L’analisi di questo concetto, parte proprio dalla definizione della parola diversità secondo il dizionario Treccani. I tre significati della parola offerti dal Treccani, sono proprio quelli attorno ai quali ruoterà il dibattito. Diversità dunque, come essere diversi ovvero non uguali né simili, come può accadere quando si tratta di colore, di aspetto, di opinioni, di gusti. Il secondo significato proposto dal dizionario e altrettanto utile da esplorare è quello filosofico della negazione dell’identità, usato spesso con riferimento a realtà di genere diverso. Il terzo significato è la condizione di chi è o considera sé stesso o è considerato da altri diverso.

le conversazioni 2016

Antonio Monda alla Casa Italiana Zerilli-Marimò presenta Le Conversazioni 2016

Ci sarà parecchio da sviscerare in questa edizione del festival che fa della diversità prima di tutto un valore da difendere e esaltare. Sostiene, infatti, Antonio Monda che la diversità sia spesso alla base della fertilità intellettuale. Attorno a questo tema si confronteranno Paul Auster, Jeffrey Eugenides, Anthony Appiah, Marlon James e tanti altri grandi intellettuali. Sempre in occasione della presentazione del tema del festival 2016 alla Casa Italiana Zerilli Marimò, è stato proiettato l’interessante documentario che raccoglie il meglio della passata edizione a Capri, il cui tema era la rivoluzione. È divertente come l’intero documentario parta proprio dalla contestazione dell’uso di parole estremamente forti per descrivere fatti piuttosto ordinari fatta da Ann Patchett. Il dibattito ha dato modo ad alcuni degli intellettuali coinvolti di avere un tono estremamente confidenziale nel raccontare il loro personalissimo evento rivoluzionario che, nel caso di Jhonatan Galassi, è stato quando si è separato dalla moglie per intraprendere una relazione con un uomo, esplorando aspetti della sua emotività e della sua sessualità assolutamente sconosciuti e impensati. Per due delle intellettuali interpellate il momento più rivoluzionario della vita è stato un suicidio di una persona cara e in entrambi i casi si è trattato di una forte scossa che ha dato loro la forza di apprezzare pienamente ogni singola gioia quotidiana. Miriam Toews ha vissuto in questo modo il suicidio del padre, non molto diversamente da come Louse Erdrich ha elaborato la morte che si è procurato il marito. Insomma, questo festival è anche e soprattutto un modo per conoscere in maniera più intima certi autori, un modo per avere i loro brillanti punti di vista su questioni attorno alle quali nella vita quotidiana forse ci facciamo poche domande.

Il tutto in ambientazioni tra le più suggestive al mondo. Altra caratteristica del festival, infatti, è che si svolge in diverse parti del mondo: a New York, Bogota, Roma e Capri, luogo che per primo è stato scelto dai fondatori per queste intime chiacchierate. La prossima tappa, sarà nella capitale italiana il 15 giugno.

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