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Mozart in the jungle, la terza stagione parla italiano

A giugno è iniziata la produzione della nuova stagione: Monica Bellucci e Venezia tra le novità

mozart in the jungle
L'attrice italiana Monica Bellucci sarà Alessandra, cantante d'Opera amica del protagonista. Venezia diventa il set di alcune delle puntate in onda nel 2017. La serie girata a New York che ha saputo raccontare in modo leggero la musica colta si conferma di grande innovazione

Quando un anno fa sono stati trasmessi i primi episodi di Mozart in the Jungle, l’idea di raccontare la musica classica in una maniera insolita e originale era una novità assoluta. E le aspettative non sono state disattese, se si considera che la serie prodotta da Amazon Studios,  sceneggiata da Roman Coppola, Jason Schwartzman e Alex Timbers e diretta da Paul Weitz. è stata protagonista agli ultimi Golden Globes con la vittoria, a sorpresa, di due premi (Migliore Comedy e al Migliore attore protagonista, per Gael García Bernal).

mozart in the jungleGrandi sorprese sono previste per la terza stagione, la cui produzione ha preso inizio a giugno 2016. Dalle prime anticipazioni è confermata la presenza di Monica Bellucci come guest star delle nuove puntate. L’attrice italiana sarà chiamata a interpretare il ruolo di Alessandra, una cantante d’ Opera dalla personalità prorompente che si affida a Rodrigo per il suo ritorno sul palcoscenico. Anche le location riservano grandi sorprese: alcune delle puntate della serie, infatti, vedono protagonista il Teatro La Fenice di Venezia ad ospitare il Maestro De Souza e i suoi orchestrali, impegnati a girare in Tour l’Europa. Come per le prime due stagioni andate già in onda in Italia su Sky, anche la terza serie sarà composta da 10 puntate di 30 minuti, che dovrebbero essere trasmesse nel 2017.

Ispirata al libro dell’oboista americana Blair Tindall, Mozart in the Jungle. Sex, Drugs, and Classical Music, Mozart in the Jungle è ambientata a New York e narra le vicende che ruotano attorno alla fantomatica New York Symphony Orchestra e ai suoi orchestrali, guidati dallo stravagante direttore messicano Rodrigo De Souza (Gael García Bernal). Tra notti insonni, tradimenti, riunioni sindacali e prove (non troppo) massacranti, le storie che ruotano attorno ai personaggi che popolano i teatri di New York hanno saputo incuriosire e rendere leggero l’ostico argomento della musica colta.

mozart in the jungleSe nella prima stagione i musicisti sono alle prese con l’arrivo dell’esuberante De Souza, chiamato a sostituire la stella ormai in declino del ben più rassicurante Thomas Pembridge (Malcolm McDowell), è nella seconda che le vicende si delineano con maggiore chiarezza. Dal Tour in Messico in cui l’Orchestra sarà chiamata a esibirsi, alle grosse problematiche contrattuali che portano i musicisti a un duro scontro con il consiglio di amministrazione, vengono fuori la figura talentuosa dell’oboista Hailey Rutledge (Lola Kirke), fidata assistente di De Souza e la  competizione  che assale alcune vecchie glorie minacciate dalla freschezza delle nuove leve.

Bernal e gli altri divertono, sdrammatizzano e ironizzano su partiture e compositori del passato, giganti e irraggiungibili figure mitiche con cui il Maestro sogna a occhi aperti (ricorrono spesso le sue chiacchierate con Ludwig – van Beethoven – quando si sente perso).

Ma è a un altro énfant prodige che il personaggio di De Souza si ispira dichiaratamente ed è alla figura del (vero) direttore d’Orchestra venezuelano Gustavo Dudamel. Oggi superstar alla Los Angeles Philharmonic, Dudamel è partito dall’Orchestra Giovanile di Caracas grazie al modello educativo massivo e gratuito, El Sistema di José Antonio Abreu. Il Maestro venezuelano, che appare in un cameo a incoraggiare De Souza prima di un concerto, oltre ad aver dato piccoli suggerimenti a Bernal per affrontare al meglio il suo ruolo, ha ispirato non poco alcune delle vicende che ricorrono nella seconda serie. Dalla presenza di un mentore a cui De Souza si mostra infinitamente grato durante il tour in Messico (Dudamel deve la sua carriera al Maestro Abreu, prima che al suo talento) alla sua direzione del Danzón n. 2 di Arturo Márquez, vero e proprio inno dell’Orchestra bolivariana di Dudamel.

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