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The Worth of Women: il femminismo è nato nella Venezia del Rinascimento

Dal 30 marzo al 9 aprile, Kairos Italy Theater porta in scena il testo di Moderata Fonte

di Maurita Cardone e Giulia Casati
the worth of women
Un testo del Sedicesimo secolo offre uno spaccato sulle problematiche delle donne della Venezia dell'epoca, come di quelle di oggi: dalla violenza ai tradimenti, dalla cura della famiglia alla mancata parità, The Worth of Women di Kairos Italy Theater, ci porta alle origini del femminismo

Negli Stati Uniti Marzo è Women’s History Month, un mese in cui, a partire dalla ricorrenza dell’8 marzo, si celebra il contributo che le donne hanno dato alla storia e alla società contemporanea. In un 2017 che si è aperto con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca, sembra che le donne americane (o almeno parte di loro) abbiano più che mai bisogno di far sentire la propria voce: con ogni mezzo necessario, per citare altre lotte. E l’arte e il teatro sono certamente tra i mezzi ammessi. A maggior ragione se il teatro riesce a mettere in luce le problematiche che le donne devono affrontare da più di 500 anni. The Worth of Women, spettacolo portato in scena da Kairos Italy Theater, lo fa guardando alla società veneziana del Rinascimento e tuttavia è un testo di forte attualità che fa amaramente sorridere le spettatrici e dovrebbe far riflettere gli spettatori.

Dopo la premiere di febbraio alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU, The Worth of Women. Wherein is Clearly Revealed Their Nobility and Superiority to Men, arriva ora alla Gallery at Access Theater, dove sarà in scena dal 30 marzo al 9 aprile.

Il punto di partenza è un testo del 1500 scritto da una poco nota (e il fatto non sorprende) nobildonna veneziana, Modesta di Pozzo di Forzi, che, sotto lo pseudonimo di Moderata Fonte, fu una delle poche autrici dell’epoca.

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La premiere dello spettacolo alla Casa Italiana NYU è stata preceduta da un incontro dal titolo Sirens of La Serenissima: Creative Women and Feminist Forerunners in Early Modern Venice, organizzato in occasione del mese che la Carnegie Hall di New York  ha dedicato a Venezia. Come raccontato nel titolo, l’incontro ha illustrato le figure di alcune scrittrici rinascimentali veneziane come Gaspara Stampa, Veronica Franco, Lucrezia Marinella, Arcangela Tarabotti, Sarra Copia Salum e, appunto, Moderata Fonte, la cui opera, Il merito delle donne è andata in scena sullo stesso palco il giorno seguente.

Alla conferenza hanno partecipato Meredith K. Ray (University of Delaware), Lynn Westwarer (George Washington University), Ann Rosalind Jones (University of Pennsylvania). A moderare l’incontro c’era Virginia Cox che, oltre che esperta di donne rinascimentali e docente della New York University, ha una particolare passione per Moderata Fonte e ha firmato la traduzione inglese de Il merito delle donne (The Worth of Women), l’edizione da cui Kairos ha adattato la sceneggiatura.

La contemporaneità dei contenuti raccontati da queste donne del Seicento, sul palcoscenico così come sulle pagine del libro, è strabiliante: c’è la ribellione al sistema patriarcale, l’insofferenza verso una condizione di soggiogazione, la presa di coscienza del valore intellettuale e umano delle donne.

Le donne raccontate da Moderata Fonte e portate in scena da Kairos non sono donne represse, ma donne che, con realismo (che a volte sconfina in cinismo e necessario opportunismo), sono decise a trovare un proprio spazio in un mondo le cui regole sono scritte dagli uomini. Con umorismo ed enorme umanità le sette donne predicano uguaglianza e libertà di pensiero e azione per tutte le donne del tempo.

Nella bella interpretazione di Kairos, ognuno dei personaggi incarna un valore, metaforicamente rappresentato nella finzione scenica da una serie di statue che le donne incontrano nel giardino in cui organizzano il loro piccolo club femminista ante litteram. Ognuna delle donne in scena reagisce in modo diverso alle costrizioni legate al ruolo che la società del tempo assegnava alle donne. Ma se lo spettatore non sapesse che il testo è stato scritto nel Sedicesimo secolo, i temi trattati e il tono della conversazione tra le sette  protagoniste potrebbero tranquillamente sembrare presi da una chiacchierata tra amiche del giorno d’oggi. E se stupisce che le donne veneziane dell’epoca, come è stato discusso nell’incontro alla Casa Italiana, fossero già così emancipate (almeno nel pensiero), quel che stupisce ancora di più e che le difficoltà e le frustrazioni di quelle donne siano le stesse delle donne di oggi.

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La critica alla società patriarcale è spietata e non risparmia temi che all’epoca devono aver fatto scandalo. Si parla di violenza contro le donne, sia psicologica che fisica, di amore negletto, di tradimenti, di gelosia e imposizione di assurde e austere regole cui mogli e figlie devono sottostare. Si parla anche di sesso, della possibilità che una donna scelga di non sposarsi o di non avere figli, si parla, insomma di libero arbitrio, di controllo sul proprio corpo.

La domanda che ricorre è “perché?”. Perché gli uomini non ci rispettano nonostante tutto? Perché non possiamo mai essere degne? Perché, nonostante la dedizione, la fedeltà e il continuo sacrificio per la famiglia, la donna resta sempre poco più che un’ombra affianco al marito, oggetto di vanto o di scherno, ma mai alla pari? È un’opera pungente, scritta con astuzia e coraggio, che arriva dritta al bersaglio. E che, nell’interpretazione di Kairos, riesce ad essere leggera e spassosa pur nella crudezza della condizione che racconta.

Nel presentare la prima dello spettacolo, Laura Caparrotti, fondatrice di Kairos Italy Theater e coregista dello spettacolo insieme a Jay Stern, ha voluto dedicare la serata alla Baronessa Zerilli Marimò, fondatrice della Casa Italiana e grande donna. Proprio la Casa Italiana ha proposto alla sua compagnia residente, Kairos, di portare in scena la traduzione di Virginia Cox. E, a completare questa sinergia al femminile, le canzoni che, con stile quasi brechtiano, accompagnano e sottolineano alcuni passaggi del testo sono della compositrice greco-newyorchese Erato Kremmyda, con testi di Maggie-Cate Coleman. 

Le attrici sul palco, oltre alla stessa Caparrotti che interpreta la saggia del gruppo, sono Carlotta Brentan, Tali Custer, Aileen Lanni, Marta Mondelli, Irene Turri e Annie Watkins le quali, dopo la prima alla Casa Italiana, hanno confessato che, durante la preparazione dello spettacolo, pur ritrovandosi a volte a interpretare personaggi lontani dal proprio carattere, la tentazione dell’identificazione con le problematiche delle donne interpretate e il rischio della sovrapposizione con la propria esperienza biografica erano sempre dietro l’angolo. Un meccanismo, viene da pensare, genuinamente femminile.

La versione scenica di The Worth of Women dimostra non solo che sono troppi secoli che le donne del mondo subiscono e non solo che c’è ancora tanto da dire sulla condizione femminile, ma anche che la letteratura italiana del 500 può essere ancora attuale se non rivoluzionaria e che l’Italia di oggi (come anche l’America) potrebbe imparare qualcosa dalla Venezia del Rinascimento. Ma soprattutto, più di ogni altra cosa, quello che The Worth of Women racconta è che quando un gruppo di donne si mette insieme non le ferma nessuno.

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