Cerca

ArtsArts

Commenti: Vai ai commenti

L’Ultima Cena di Leonardo diventa made in “Eataly”

Oscar Farinetti adotta il Cenacolo Vinciano e gli regala 500 anni di vita

Restauro dell'Ultima Cena di Leonardo Da Vinci made in Eataly

Un dettaglio dell'Ultima Cena di Leonardo Da Vinci

Il 19 aprile Oscar Farinetti ha annunciato pubblicamente l'adozione dell'"Ultima Cena"di Leonardo Da Vinci da parte di Eataly, per garantire all'opera 500 anni di vita in più e per incentivare il turismo culturale in Italia

Se l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci sarà in buono stato ancora per 500 anni sarà in parte grazie ai fondi stanziati da Oscar Farinetti, il magnate di Eataly, la catena di cibo italiano che oggi conta più di 30 negozi nel mondo. Ed è proprio nell’ottica di un annuncio di portata globale che Farinetti ha deciso, il 19 aprile 2017, di inaugurare il progetto di restauro del Cenacolo Vinciano dal titolo Una cena così non la puoi perdere.

L'Ultima Cena restaurata da Eataly

Lo schermo di collegamento tra Oscar Farinetti, la chiesa di Santa Maria delle Grazie e le sedi di Eataly di New York Downtown e San Paolo del Brasile

La serata si è svolta in quattro luoghi diversi contemporaneamente: da Milano Oscar Farinetti, insieme al presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra e al direttore del Polo Museale della Lombardia Stefano L’Occaso, ha coordinato gli interventi degli ospiti intervenuti dall’ex refettorio di Santa Maria delle Grazie di Milano e dalle sedi di Eataly di New York Downtown (nell’Osteria della Pace) e di San Paolo del Brasile.

“La fragilità dell’opera è nota a tutti da sempre” ha detto Farinetti, riferendosi alla tecnica pittorica sperimentale che Leonardo usò per dipingere l’opera (tempera grassa su intonaco), talmente inadatta ai luoghi umidi, che a quadro finito, nel 1499, si era già sgretolata in alcuni punti, creando delle crepe evidenti.

L’obiettivo del restauro promosso da Farinetti e dal Ministero dei beni e delle attività culturali (MIBACT) è, infatti, l’ennesimo di una lunga serie di interventi che nei secoli hanno tenuto in vita il Cenacolo grazie al perfezionamento dei sistemi di filtrazione dell’aria. Uno dei restauri più celebri e più lunghi è stato quello sostenuto dall’azienda Olivetti, tra il 1982 e il 1999, in cui la restauratrice Pinin Brambilla Barcilon è passata alla storia come “la donna che ha salvato l’Ultima Cena” per aver riportato alla luce dettagli originali dell’opera camuffati nei restauri precedenti.

L’iniziativa promossa da Farinetti, perciò, ha i suoi celebri predecessori e si inserisce in una prassi che sta prendendo piede in Italia, basti ricordare il restauro del Colosseo da parte di Tod’s e la Fontana di Trevi da parte di Fendi. In questo caso, si tratta di una partnership tra pubblico e privato che ha impiegato, come ha ricordato Stefano L’Occaso, oltre al MIBACT, numerosi istituti di ricerca italiani, tra cui l’ISCR, il CNR, il Politecnico di Milano e l’università di Milano Bicocca.

Il progetto, che costerà a Farinetti un milione di euro in due anni e al MIBACT un milione e 200,000 euro in tre anni, garantirà al Cenacolo un nuovo sistema di filtraggio dell’aria, cioè milioni di metri cubi di aria pulita in più, che gli permetterà di non deteriorarsi per altri 500 anni e di ricevere un numero più alto di visite. Il Cenacolo, infatti, non può essere visitato tutti i giorni e accoglie gruppi di massimo 25 persone, mentre il numero di richieste per visitare l’opera è altissimo: su due milioni che fanno richiesta all’anno, riescono a entrare annualmente soltanto 400,000 persone.

“L’obiettivo del restauro è permettere a un numero più alto di turisti di visitare il Cenacolo Vinciano” ha detto Farinetti, dopo aver elogiato la conservazione dell’arte nel nostro Paese, che, pur nella sua piccola dimensione, possiede 51 siti protetti dall’UNESCO, vale a dire il 70 per cento del patrimonio artistico mondiale.

Lo scrittore Alessandro Baricco, il ministro Dario Franceschini e Chiara Rostagno, la direttrice del museo del Cenacolo Vinciano

Dal Cenacolo Vinciano, situato nell’ex refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, è intervenuto il ministro della cultura Dario Franceschini, che ha detto: “Avvertiamo la vertigine del ruolo che ci è stato dato e siamo orgogliosi delle performance di restauro italiane, note in tutto il mondo, della legislazione sulla tutela, delle professionalità coinvolte e delle amministrazioni comunali che si impegnano a conservare il patrimonio a livello locale”. “Una delle grandi sfide italiane – ha aggiunto il ministro – è coniugare la tutela e la valorizzazione del patrimonio”, cioè incrementare il turismo pur mantenendo un alto standard di conservazione. “Una sfida che si può vincere: il Cenacolo dimostra che si può fare perfezionando la tutela”. La collaborazione con un ente privato come Eataly, ha spiegato Franceschini, è una novità. “Siamo rimasti abbastanza indietro nell’incrocio di pubblico e privato. Con Eataly è diverso e questo deve essere un segnale per il resto del Paese. Spero che molti altri prendano esempio da Eataly”, ha concluso il ministro.

Lo scrittore Alessandro Baricco, invitato a Santa Maria delle Grazie in qualità di padrino intellettuale dell’iniziativa, ha ribadito la fragilità del Cenacolo, definendolo “poco più di una pellicola di colore”, sopravvissuta alle guerre e al tempo, che ha mosso molte generazioni in un’opera collettiva di restauro, volta a restituire al mondo “l’emozione e la leggenda dell’opera”.

Dal Nuovo Mondo, invece, alla presenza del Console Generale d’Italia a New York Francesco Genuardi, hanno preso la parola Vera Alemani, la direttrice della galleria d’arte Greene Naftali di New York, Alberto Cribiore, vice presidente di Citigroup Inc. e presidente dell’Alumni Association USA, Giancarlo Bruno, a capo della Financial Institutions of the World Economic Forum USA e membro della Bocconi Alumni Association USA e Patricia Rubin, direttrice dell’Istituto di Fine Arts, docente alla New York University ed esperta di arte rinascimentale. Gli interventi d’oltreoceano hanno ribadito il valore di un’operazione di mecenatismo culturale che riguardi un’opera così universale e simbolica nel panorama artistico mondiale e l’importanza del contributo che Eataly dalle sue sedi estere può dare nel sensibilizzare i clienti al turismo culturale.

Da San Paolo, invece, sono intervenuti il segretario della cultura André Sturm, il curatore del Museo di Arte Sacra Fabio Magalhães e Renato Poma, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, che hanno messo in risalto il legame antico tra Italia e Brasile instaurato dai migranti italiani, sia l’impatto che la cultura e l’arte italiana hanno nel Brasile di oggi. Nessun accenno da parte di Farinetti alle polemiche scatenate dall’annuncio del restauro da parte di Codacons (il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori), per l’intrusione di un privato nel restauro di un bene protetto dall’UNESCO.

La serata è continuata a suon di proclami entusiastici e complimenti reciproci tra il ministro Franceschini e il signore di Eataly, che ha lasciato l’ultima parola a Baricco, a mo’ di chiusura dell’evento: “Non sempre gli italiani riescono a lavorare bene insieme – ha detto lo scrittore – A volte facciamo disastri, mentre oggi è il giorno delle cose belle”.

  • Massimo Ravecca

    Gesù era mancino come Obama? Le mani di Gesù dipinte da Leonardo da Vinci nel Cenacolo, uniche nel dipinto, una con la palma verso il basso e l’altra verso l’alto indicano che Gesù era ambidestro come naturalmente era Leonardo
    e in parte Michelangelo Buonarroti? Gesù, Leonardo e Michelangelo avendo avuto un’intelligenza simile avevano un volto somigliante verso il termine della vita. Cfr. ebook/kindle: Leonardo e Michelangelo: vita e opere.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter