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A Barolo torna Collisioni, il festival dei miracoli nato quasi per gioco

Intervista a Filippo Taricco, Direttore del Festival che da venerdì 14 luglio accoglierà Daniele Silvestri, Carmen Consoli, Max Gazzè

di Piero Arianos

Il palco principale del Collisioni Festival

Tutto nacque nel 2009 quando un gruppo di giovani si riunì nelle librerie di Novello, nelle Langhe, e organizzò la prima edizione con 20mila euro di budget. Nove anni e un concerto di Bob Dylan dopo, oggi Collisioni è un'esperienza culturale anomala con concerti, conferenze di premi Nobel e spettacoli teatrali

Collisioni è un’esperienza culturale anomala. Definirlo un festival è riduttivo. Più che un festival è un villaggio itinerante fatto di decina di migliaia di persone che ogni anno si ritrovano in collina. Tutto nacque in un giorno del febbraio 2009 quando un gruppo di giovani  (nessuno aveva ancora trent’anni) cominciò a trovarsi spontaneamente nelle librerie per leggere libri. Ognuno sceglieva un romanzo e lo raccontava agli amici. Per cinque mesi, un piccolo paesino delle Langhe, Novello, si riempì nel fine settimana di centinaia di giovani che facevano le riunioni all’aria aperta, portandosi le sedie e le birre fuori dal bar.

La prima edizione di Collisioni ha stupito. Ventimila euro di budget, recuperati tramite donazioni di privati e un piccolo contributo della Regione.  Arrivarono oltre diecimila persone. E numerosi artisti, tra cui Jovanotti a cui fu chiesto di pagarsi il volo per partecipare.  Vennero anche centinaia di funamboli, fumettisti, mimi, e il cartellone si “autogenerò” all’insaputa degli organizzatori. Ma fu un grande successo.

Barolo, la località che ospita il Collisioni Festival dal 2011

Intanto il festival cominciò a crescere.  Finché per scherzo, nel 2011 gli organizzatori andarono a Londra con un volo della Ryan Air da 13 euro e 50 a trovare il manager di Bob Dylan per proporgli un concerto in occasione dei 50 anni di Blowin’ in The Wind. Il manager li rimandò indietro dicendo di non perdere tempo.  Tre mesi dopo Bob Dylan chiamò tramite il suo agente e dichiarò che accettava l’invito. Quell’anno segnò inoltre lo spostamento del festival da Novello a Barolo.

Grazie alla sua offerta trasversale, che comprende nel cartellone concerti di natura popolare, ma anche conferenze di premi Nobel, momenti di approfondimento con alcuni dei giornalisti e intellettuali di maggiore spicco nel panorama nazionale e anche laboratori per bambini, arti di strada, spettacoli teatrali e di burattini, Collisioni ha raggiunto in questi anni un pubblico eterogeneo, con grande partecipazione di famiglie con bambini da tutta Italia, giovani under 30, pensionati, professionisti. Si stima un passaggio di circa 100.000 persone solamente nell’arco delle tre giornate, con pubblico proveniente in prevalenza dal nord e dal centro Italia ma anche da Francia, Germania, Svizzera, Olanda, Norvegia, Inghilterra.

Il Direttore Artistico del Festival, Filippo Taricco, ha risposto alle domande de La Voce di New York:

Filippo, ormai il festival è conosciutissimo anche grazie alla qualità degli ospiti e dei concerti organizzati. Vogliamo però ricordare da cosa deriva il suo nome ? Perché “Collisioni”?

“Si può intuire dal programma: il festival fa dialogare ambiti culturali e artistici diversi, vuole trascendere dalla settorialità dei festival specificatamente letterari, musicali o cinematografici e far parlare, invece, ambiti diversi. Questa formula di “crossover” porta a Barolo fasce di pubblico diverse: il ragazzo di 20 anni e la signora di 65 convivono e si incontrano”.

La cultura in generale, e soprattutto la lettura, (confermata anche da eventi sempre affollati quali il Salone del Libro di Torino), dimostra quanto i giovani siano sempre attratti dai libri e dagli autori. Come vengono scelti gli scrittori?

“In Italia gli scrittori in TV parlano pochissimo, soprattutto se li si mette in confronto con chef, veline, calciatori che hanno esposizione mediatica molto maggiore. È difficile vederli nei dibattiti, per non parlare degli autori stranieri che latitano praticamente del tutto. In un Paese comandato dalla televisione, il target è spesso quello nazional-popolare imposto dagli anni Ottanta. I social avrebbero potuto fornire una via di fuga rispetto a quel cartellone, ma la soglia dell’attenzione è molto bassa: si passa da una pagina all’altra con estrema velocità. In un contesto culturale come quello italiano è un miracolo che i ragazzi vogliano sentire un premio Nobel cinese o un’autrice americana quasi ottantenne. Il pubblico di Collisioni attesta quanta fame di contenuti ci sia e che potenziale ci sia per coltivare l’interesse anche dei giovani. Noi ci impegniamo a fare del nostro meglio per invitare autori che lo mantengano”.

Collisioni è cultura, musica ed enogastronomia: cosa potranno degustare gli spettatori?

“Abbiamo rinnovato anche quest’anno l’iniziativa del palco wine&food. Il cortile del castello diventa il cuore pulsante di questa anima “agri” di Collisioni, nata dalla convinzione che è assolutamente fondamentale che il festival entri in sinergia con il territorio. A Woodstock i contadini non hanno capito cosa stesse succedendo sul palco, mentre Collisioni deve essere un evento anche per i vignaioli e gli agricoltori, deve presentarsi come una rassegna che appartenga anche a loro e che possano sentire propria. L’evento deve far cresce il territorio e viceversa, portare la cultura nel deserto senza considerare l’ambiente non serve a niente”.

La crescita dell’evento negli anni è stata davvero esponenziale. Questo deve avere comportato una notevolissima trasformazione a livello gestionale dell’evento. Quali sono stati i cambiamenti principali? (a livello di team organizzativo, pianificazione, reperimento budget, sponsor, volontari…).

Collisioni è una balena nata in una vasca da bagno: nessuno poteva immaginare quanta voglia di crescere avesse. È un format che è si è sviluppato piano piano fino a diventare quello che è e lo ha fatto basandosi prevalentemente sulle proprie forze. Le istituzioni del territorio non hanno contribuito in maniera proporzionale alle varie fasi del suo sviluppo: i fondi pubblici a sostegno sono gli stessi dal 2010. Data la necessità di trovare partner privati Collisioni ha bussato alle porte del territorio: il miracolo è quindi scaturito da aziende che sostengono il programma e il progetto giovani pur non lavorando in ambito culturale, decidendo di appoggiare contenuti diversi dai loro interessi squisitamente commerciali. In questo senso, Collisioni rimane un unicum in Italia. Non è stato assistito, e come un figlio abbandonato a se stesso proprio nel non essere viziati ha trovato la forza di diventare grande”.

Filippo Taricco, direttore artistico del Festival

L’evento è nato e si è sviluppato grazie alla notevole intraprendenza e forza di volontà dei “fondatori”, ma certamente anche perché alcuni personaggi famosi da subito hanno creduto ed aderito all’iniziativa. Lo spirito è ancora quello?

Assolutamente sì. Sicuramente per la nascita di Collisioni non potremo mai dimenticare momenti regalati da grandissimi artisti che hanno creduto fin da subito nel progetto, tra i quali Lucio Dalla o Luciano Ligabue e come loro tanti altri che con la loro generosità hanno contribuito a far conoscere Collisioni e il suo spirito. Ancora oggi il Festival è in piedi grazie alla generosità di artisti che vengono gratuitamente: se Collisioni dovesse pagare tutti sarebbe impossibile offrire un cartellone così ricco, se avesse voluto essere un fenomeno esclusivamente commerciale sarebbe già morto. Sono gli artisti e i partner del territorio che hanno creduto in questa formula e hanno deciso di sostenerla. Gli artisti diventano essi stessi sponsor. Senza di loro Collisioni non esisterebbe”.

Anche quest’anno si propongono grandi concerti al di fuori della “tre giorni”, ma quest’anno c’è addirittura una data in più (ricordiamo il concerto di Robbie Williams il 17 Luglio , Renato Zero il 18 luglio , e The Offspring il 27 Luglio);

“La decisione di aggiungere una data nasce dalla voglia di crescere ancora, ma anche dalla volontà di iniziare i festeggiamenti per il decennale del Festival: comincia a prendere forma la veste che avrà Collisioni il prossimo anno. Oltre al consueto weekend il festival Agrirock si estenderà con alcune date nel mese di luglio, sempre a Barolo, creando delle vere e proprie giornate di festival, dedicate a specifici generi musicali.  La giornata di giovedì 27 luglio sarà dedicata al punk-rock, e gli headliner della giornata saranno i The Offspring, storica super-band californiana che dagli anni ‘90 ha portato il punk rock al grande pubblico, restando sulla cresta dell’onda per quasi trent’anni di carriera”.

Il tema della sicurezza rappresenta un onere molto grande a livello organizzativo. Proprio recentemente molti eventi e festival musicali sono saltati proprio per la difficoltà di affrontare questo impegno. Quanto ha inciso per voi ? Ritenete che la paura possa influire sulla partecipazione del pubblico?

“Quello della sicurezza è un tema molto delicato e complicato, Collisioni ha sempre investito grande parte del budget per assicurare gestione e organizzazione che la rispettassero. L’accesso al paese di Barolo è stato diviso, cambiando la formula iniziale: la piazza è stata disgiunta dal resto del paese per esigenze di sicurezza. Siamo consapevoli dell’importanza del tema da tempo e prima dei recenti tragici fatti nazionali e internazionali. Chiaramente c’è stato un innalzamento dell’allerta, c’è stata la circolare del Ministero degli Interni, e conseguenti aumenti sensibili di uomini e controllo. Non credo che un sistema di Festival però si possa scardinare: la sicurezza è sempre una priorità, a prescindere dal momento, e per essere assolta al meglio va demandata ai professionisti. Per questa ragione ‘Collisioni’ mette da sempre a budget un servizio di Security altamente specializzato che organizza piani professionali e garantisce un supporto logistico eccellente. Il pubblico è consapevole di quanto Collisioni si impegni in questo ambito e quindi non credo che vi sarà una limitazione delle presenze, cosa che sapremo comunque soltanto sotto data.

Mi auguro per l’Europa tutta e non solo per ‘Collisioni’ che non divampi un clima di terrore diffuso, come del resto ha detto proprio Robbie Williams al One Love Manchester con Ariana Grande: questa sarebbe la loro vittoria. Il concerto rock oggi è diventato una sorta di rito civile della società occidentale, se dovessimo rinunciarvi per la paura perderemmo un pezzo della nostra libertà. Sarebbe la morte della nostra cultura, dobbiamo fare di tutto perché questo non avvenga sennò davvero avranno vinto loro”.

Grazie Filippo, ti lasciamo augurandoti che l’edizione 2017 si concretizzi davvero in “Un’ottima annata”!

“Grazie, ne sono certo, vi aspetto!”.

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