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Rita Ackermann, da New York a Milano con una mostra monumentale

Alla Triennale le opere dell'artista americana di origine ungherese che fonde astrazione e figurazione, tra antropomorfismo e femminilità

In "Movimenti come Monumenti", Ackermann espone la più grande raccolta mai dedicata alla coinvolgente serie dei chalk paintings, tele dipinte ad acrilico con disegni a gessetto. Tra arabeschi, figure fantasma, meditazioni visive sull’accumulazione e sull’assenza, sembra avere intrapreso un’avventura in uno spazio sospeso, a proprio agio in un equilibrio instabile basato sull’annullamento dei confini

Da New York, dove vive e lavora, al cuore di Milano: è il viaggio intrapreso dalla grande Rita Ackermann, che alla Triennale di Milano fino al 9 settembre ha radunato le sue opere di medio e grande formato in un’attesa, straordinaria mostra.

Artista americana di origine ungherese, che fonde astrazione e figurazione, interessata da sempre a temi come l’antropomorfismo e la femminilità, in occasione di questa sua prima importante esposizione in Italia la Ackermann ha messo in scena la sua pratica pittorica muscolare e i suoi grandi cicli pittorici, in particolare Meditation on Violence, Coronation and Massacre of Love and Aesthetic of Disappearance del 2014, che indagano il rapporto tra il corpo femminile e la violenza.

La mostra è a cura di Gianni Jetzer, curatore dell’Hirshhorn Museum e dello Sculpture Garden a Washington D.C e, in precedenza, dello Swiss Institute a New York. A Milano la Ackermann espone la più grande e completa raccolta finora mai dedicata alla coinvolgente serie dei chalk paintings. In queste sue opere (ovvero tele dipinte ad acrilico con disegni a gessetto, tecnica sviluppata dalla Ackermann nel 2013), l’artista dipinge delle figure in condizione mutevole, né  presenti né assenti, sfuggenti e sfuggevoli, e sfuoca i contorni che dividono la figura dall’astratto.

I dipinti, tutti di dimensioni monumentali (da cui il titolo della mostra “Movimenti come Monumenti”), sono basati su arabeschi, figure spettrali ma hanno anche diverse aree vuote.

Allestititi a coppie, o l’uno di fronte all’altro, i lavori insomma creano un ambiente particolare, affascinante, che sembra richiamare quello di una cappella, e si trasformano in finestre su un mondo astratto, sottilmente popolato da figure umane.

Tra dunque arabeschi, figure fantasma, meditazioni visive sull’accumulazione e sull’assenza Ackermann sembra aver intrapreso un’avventura in uno spazio sospeso, perfettamente a proprio agio in un equilibrio instabile basato sull’annullamento dei confini. Nelle sale della Triennale opere di dimensioni monumentali si dispongono in gruppi come finestre su una dimensione altra e occupano diverse sale espositive.

Ciascuna composizione fluisce in quelle adiacenti, espandendosi con naturalezza oltre il limite della cornice.

Astratta e corporea a un tempo, l’arte di Rita Ackermann si muove con grazia singolare nei territori dell’antropomorfismo e della femminilità, come in una danza: “Mi piace, a volte, che i gesti e le pennellate scompaiano in una sorta di caos di macchie attentamente guidato”, ha spiegato all’anteprima. Ben nota nell’industria della moda, per cui in passato ha creato t-shirt, una linea di intimo e una collezione di skateboard, è stata protagonista di eventi espositivi in importanti musei e gallerie internazionali ed è una delle figure femminili artistiche più di successo in questi anni.

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