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Amazon e le mitiche Amazzoni, le fatali donne guerriere

Jeff Bezos attribuì alla sua compagnia di e-commerce il nome “Amazon” con riferimento al fiume Rio delle Amazzoni

Antica raffigurazione delle Amazzoni.

Vi siete mai chiesti da dove viene il nome del colosso dell'e-commerce Amazon? Il riferimento è al fiume Rio delle Amazzoni, definizione che a sua volta risale ad un’epica battaglia tra le truppe di Francisco de Orellana e una tribù locale nella quale anche le donne combattevano a fianco degli uomini...

Amazon, che vanta un’avveniristica sede a Seattle (Stato di Washington), è attualmente la più grande e potente Compagnia Internet. Creata da Jeff Bezos nel 1994 e lanciata nel 1995, Amazon incominciò la sua carriera come libreria online, seguita ben presto da una  gamma molto varia ed estesa di prodotti  di ogni genere. Fu verso la fine del 2010 che vennero creati gli Amazon Studios, una divisione che si occupa in particolare di film e spettacoli televisivi. Nel 2015 Amazon iniziò le proprie consegne tramite droni con il risultato di arrivare alla meta in mezz’ora dalla richiesta. Ma forse non tutti sanno che nel 2001 Amazon fu uno dei primi siti commerciali ad elargire donazioni alla Croce Rossa a favore delle famiglie delle vittime dell’11 settembre e, in occasione del terribile tsunami del 26 dicembre 2004, Amazon creò ancora una volta una raccolta fondi a favore della Croce Rossa. Lo stesso avvenne quando imperversò l’uragano Katrina, nell’agosto 2005. Bezos attribuì alla sua Compagnia il nome “Amazon” con riferimento al fiume Rio delle Amazzoni. A sua volta l’espressione “Rio delle Amazzoni” risale ad un’epica battaglia tra le truppe di Francisco de Orellana e una tribù locale nella quale anche le donne combattevano a fianco degli uomini. Per questo Orellana decise di chiamare il fiume che scorreva vicino al teatro degli scontri con questo nome, proprio in riferimento alle guerriere della mitologia greca. Egli fu il primo europeo ad esplorare questa terra nel 1541. Alla ricerca della leggendaria El Dorado, Orellana attraversò il fiume dall’Ecuador alla foce. Al suo ritorno in Spagna, raccontò ai connazionali di aver visto immensi tesori  e riferì anche, con meraviglia generale, dei suoi incontri con queste tribù femminili. Purtroppo però al suo ritorno in Sud America, per una seconda spedizione, la sua barca si capovolse e lui annegò.

Il Rio delle Amazzoni è il secondo fiume più lungo della Terra, superato solo dal Nilo. In compenso ha il flusso d’acqua più grande, paragonabile a quello di Mississippi, Nilo e Yangtze. La quantità d’acqua che il Rio delle Amazzoni riversa nell’Oceano Atlantico è davvero considerevole: nella stagione delle piogge è pari ad un quinto di tutte le acque dolci che su tutto il pianeta si riversano nei mari. Un fiume difficilissimo da capire e da affrontare, ma nel contempo estremamente affascinante, proprio come le donne guerriere o Amazzoni. L’etimologia di “Amazzone” è riferibile alla consuetudine, attestata dalla maggior parte dei mitografi, secondo la quale le Amazzoni si mutilavano la mammella destra allo scopo di tendere meglio l’arco e migliorare le proprie abilità belliche. Altri fanno risalire la parola al termine caucasico masa, “luna” e, quindi,  le Amazzoni sarebbero “sacerdotesse della luna”. Un’altra interpretazione ancora lega l’etimologia del nome all’iraniano “ha-mazan“, “donna guerriero“.

Queste particolari figure femminili venivano tradizionalmente comandate da due regine, una che si occupava di questioni interne e l’altra esclusivamente della guerra. Tra le sovrane più note ricordiamo Pentesilea. Conosciamo la tristissima storia di Pentesilea, regina di questo popolo di donne in armi, e del mitico eroe greco Achille. La fanciulla era figlia di Ares, dio della guerra, e regina delle Amazzoni, il popolo di guerriere che abitava le impervie zone della Scizia, odierno Ponto. La Scizia era una terra completamente deserta e ritenuta al limite estremo del mondo. In questo luogo venne incatenato da Zeus il titano Prometeo, colpevole di avere sottratto il fuoco agli dei per donarlo agli uomini; il commediografo ateniese Aristofane (450 a.C./385 a.C.) parla di “deserto scita”; il grande condottiero Alessandro Magno (356 a.C./323 a.C), quando ricevette ambasciatori sciti,   nel corso della sua spedizione contro questo popolo, si sentì rispondere che nessuno li avrebbe mai sottomessi, proprio grazie al terribile territorio in cui abitavano.

Achille e Pentesilea.

Popoli selvaggi, dunque. Pentesilea era una fanciulla molto affascinante e valorosissima in battaglia che venne convocata da Priamo, re di Troia, nel decimo anno di guerra contro i Greci, dopo la morte di suo figlio Ettore, per abbattere le file degli avversari. Lei riuscì a creare turbamento tra i nemici di Priamo, ma venne improvvisamente ferita a morte dall’eroe greco per eccellenza, Achille. Secondo una versione del mito, sarebbe invece stata l’eroina ad uccidere Achille, ma Teti, la madre di Achille, avrebbe scongiurato Zeus di riportarle in vita il figlio e lui avrebbe ripreso a respirare. La versione più accreditata resta comunque quella che, tuttavia, ha un finale poco favorevole al grande eroe: Achille, infatti, dopo avere inferto il colpo fatale a Pentesilea, si sarebbe innamorato di lei e l’avrebbe amata.

Il connubio amore- morte è un affascinante leit-motiv delle letterature di tutti i tempi e di tutte le tradizioni culturali: pensiamo al famosissimo mito di Orfeo ed Euridice. Orfeo era un poeta e un musico e il suo canto aveva il potere di indurre gli animali feroci a  seguirlo mansueti, gli alberi a piegarsi al suo cospetto per godere più da vicino delle sue note armoniose, i suoi versi riuscivano a commuovere anche i più duri di cuore. La sua sventura cominciò con la morte della bellissima moglie Euridice che, dopo avere  calpestato un serpente velenoso, finì nel regno dei morti. Orfeo non si rassegnò, ma decise di compiere ogni possibile tentativo per riportarla tra i vivi: scese agli Inferi e, grazie alla potenza della sua arte e alla forza del suo amore disperato, riuscì a convincere Ade, il signore dei morti, a far tornare Euridice sulla Terra, tuttavia ad una condizione, cioè che Orfeo precedesse la donna nel cammino verso la luce e non si girasse mai a guardarla fino a quando non fossero arrivati. Ma Orfeo non ci riuscì, era troppo preoccupato per quello che sarebbe potuto accadere alle sue spalle e quindi si voltò per assicurarsi che Euridice lo stesse seguendo: così la perse per sempre.

In un intenso dramma psicologico d’amore e morte il drammaturgo romantico tedesco Heinrich von Kleist, nella sua tragedia Penthesilea (1808), rappresenterà la regina delle Amazzoni come una creatura che, resa folle dal contrasto insanabile fra l’amore e l’orgoglio, sbranerà, assieme ai suoi cani, il corpo esanime di Achille. Le Amazzoni avevano escluso drasticamente gli uomini dalla loro società e per riprodursi, ogni anno, in primavera, si recavano presso un confinante popolo di uomini, i Gargareni, oppure, secondo un’altra versione, tenevano gli uomini come schiavi, ma deturpati nelle braccia e nelle gambe ad un punto tale da non potere combattere. L’incontro con i Gargareni avveniva in segreto, nell’oscurità, perché nessuno dei due amanti potesse conoscere l’identità dell’altro. Poi le Amazzoni facevano ritorno nei loro territori. La sorte della prole mutava a seconda del sesso del nascituro. I maschi venivano rimandati nel luogo d’origine e ogni Gargareno adulto adottava un bambino senza sapere se fosse suo figlio; le femmine, invece, rimanevano con le madri e venivano educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, alle tecniche di caccia e di guerra. Fatto sta che queste figure femminili erano davvero temibili: le armi principali delle Amazzoni erano l’arco, l’ascia bipenne ed uno scudo particolare, piccolo ed a forma di mezzaluna, chiamato pelta. Prima di ogni battaglia suonavano il sistro, uno strumento che, producendo un suono limpido e cristallino, non poteva avere lo scopo di intimorire il nemico, ma solo quello di ingraziarsi gli dèi. Il combattimento a cavallo era la loro specialità (ancora oggi “amazzone” è sinonimo di cavallerizza”). 

Al contrario i Greci per secoli non conobbero l’arte dell’equitazione: Il cavallo divenne addestrabile solo quando compresero che poteva essere sottomesso con un morso posto in bocca. Gli scavi archeologici nella zona dell’Anatolia (attuale Turchia), condotti tra il 1906 e il 1912, hanno portato alla luce numerosi morsi. Le Amazzoni erano considerate nemiche dei Greci, in quanto, in una società maschilista come quella greca, l’esistenza di donne guerriere non era neanche concepibile, e quindi esse rappresentavano la barbarie[che si contrapponeva al kosmos, all’ordine, all’armonia della civiltà ellenica. Armate, difendevano strenuamente il loro territorio e compivano razzie e devastazioni nei Paesi stranieri. Secondo il mito sarebbero comparse in Tracia, in Siria, in Asia Minore, nella Grecia propriamente detta, e avrebbero sostenuto delle lotte contro i più famosi eroi greci. A loro si dovrebbe anche la fondazione di numerosissime città, tra cui Cuma eolica, Mitilene, Smirne, Caulonia (in Magna Grecia) ed Efeso, dove esse avrebbero fondato anche il celebre santuario di Artemide. Infatti nel culto si trovano frequentemente collegate  oltre che con Ares anche con Artemide e, come la stessa  Artemide, con le divinità dell’oltretomba, perché le Amazzoni sono apportatrici di morte. I Greci consideravano capostipiti delle Amazzoni il dio Ares e la ninfa Armonia, oppure ritenevano che esse fossero un gruppo di donne scite, separatesi dal resto del loro popolo e stanziatesi sul Termodonte, dopo avere ucciso o cacciato i loro uomini, dai quali venivano maltrattate.

I mitografi antichi raccontavano infine che Eracle, loro mortale nemico, le avesse costrette ad emigrare in sedi più settentrionali. In altre leggende più recenti, troviamo la patria d’origine delle Amazzoni trasportata in regioni più occidentali (Tracia, Illiria) o più meridionali (Libia). Alcuni studiosi moderni, partendo dal fatto che nelle regioni in cui la tradizione preferiva collocare la patria d’origine delle Amazzoni (cioè Scizia o Libia), ancora in età storica vivevano popoli che si reggevano sull’istituto del matriarcato, ne hanno concluso che il mito delle Amazzoni rispecchi le condizioni della popolazione che precedette, sulle isole e sulle coste del Mare Egeo, la discesa delle stirpi greche.  Ma molto probabilmente la fantasia dei Greci ancora una volta ci ha fatto sognare e ha creato con le Amazzoni un popolo irreale e magico, al pari dei Làpiti e dei Centauri.

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