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“Corto e Fieno”: in Piemonte il festival internazionale del cinema rurale

Sul Lago d'Orta, nei paesi di Ameno, Miasino e Omegna, la decima edizione: film dedicati al rapporto dell'uomo con la terra. Proiezioni anche in una stalla

“L'ultimo alpigiano”, documentario di Carlo Prevosti. Gabriele da oltre 50 anni viveva con le sue capre in una piccola alpe sperduta tra i monti della Val Grande. Una vita semplice, spartana e solitaria a contatto con la natura. Con la sua morte, nel dicembre 2018, il Parco nazionale della Val Grande ha perso l'ultimo alpigiano. I suoi occhi sono testimoni di decenni di storia nella valle. Un'epoca sembra chiudersi definitivamente.

Più campi o controcampi? È indubbio che il cinema – non solo italiano ma mondiale – è in debito nei confronti dell’agricoltura e del mondo contadino: troppo spesso hanno fatto più da sfondo alle storie raccontate che non esserne protagonista. E allora ben venga la decima edizione di “Corto e Fieno” (dal 4 al 6 ottobre), unico festival in Italia (e uno dei pochi al mondo) con il mondo rurale, e chi vi ci lavora, come centro ed ispirazione delle proiezioni cinematografiche, siano corto o lungometraggi.

Paola Fornara e Davide Vanotti

Un evento, ideato dall’Associazione culturale Asilo Bianco di Ameno, che intende portare in primo piano il mondo rurale come risorsa e ricchezza che riguarda tutti noi, e non solo gli agricoltori, con obiettivo “un recupero delle tradizioni della terra – hanno spiegato i curatori Paola Fornara e Davide Vanotti – in chiave innovativa, attraverso il coinvolgimento delle nuove generazioni. Corto e Fieno non vuole essere apocalittico o nostalgico; non rimpiange l’esistenza bucolica dei tempi passati e non demonizza la vita moderna, ma vuole riflettere sulla dialettica tra ruralità e progresso, esplorandone le implicazioni virtuose e viziose, evidenziandone i conflitti e soppesando le possibili soluzioni”.

Insomma, il festival intende soprattutto incentivare nei giovani cineasti progetti – purtroppo spesso a budget ridotto – che abbiano come riferimento il mondo rurale.

Le proiezioni – non solo italiane, ma provenienti da tutto il mondo (Iran, India, Colombia, Tunisia, Australia, Islanda, solo per citare alcuni dei Paesi presenti in rassegna) coinvolgeranno le città piemontesi di Ameno, Miasino e Omegna, che si affacciano sullo splendido Lago d’Orta, e verranno presentati non solo in luoghi “canonici” della cultura (cinema, teatri, musei) ma anche in una stalla, messa a disposizione dal Caseificio Baragiooj!: un’originale specie di “film nel film”, un modo per favorire nello spettatore la percezione di quel mondo  e farlo entrare più a fondo nel “paesaggio” agricolo.

“Are You Listening Mother?” di Tuna Captan (Turchia, Germania)
Una donna curda è condannata a sei anni di arresti domiciliari. L’accusa: sostegno alle attività terroristiche. Ora un confine invisibile, che lei oltrepassa ripetutamente, corre attraverso il suo giardino in un villaggio turco. Il suo figlio maggiore è diviso tra l’obbedienza e la ribellione. Quanto dovrà allontanarsi dalle regole per proteggerla da ulteriori punizioni?

Tante le sezioni e i premi previsti da questa rassegna che anno dopo anno sta conquistando spazio e notorietà internazionale: il “Rastrello d’oro”, al migliore cortometraggio della sezione Frutteto; la “Vanga d’oro”, assegnata dal pubblico del Festival; l’”Innaffiatoio d’oro”, al miglior film per ragazzi scelto dai piccoli spettatori della sezione Germogli; il “Premio speciale della giuria”, dedicato a Maria Adriana Prolo, storica del cinema italiano e fondatrice del Museo nazionale del Cinema di Torino, defunta nel 1991; il “Premio SAME tra meccanica e agricoltura” focalizzato sulla meccanica in ambito agricolo e sul documentario d’impresa; il premio “Best Beast” (Migliore animale) e il Premio Asilo Bianco.

“Viktoria” di Brusi Olason (Islanda). Quando il suo unico dipendente la lascia per un posto di lavoro migliore, Viktorìa stringe i denti per mandare avanti da sola la fattoria, ma le cose sono cambiate intorno a lei. La fattoria, che è stata proprietà della sua famiglia per generazioni e che un tempo era una base solida su cui vivere, forse sta diventando roba del passato.

La rassegna prevede inoltre un incontro con il critico Bruno Fornara (selezionatore della Mostra del Cinema di Venezia) sul cinema di Ermanno Olmi (“L’albero degli zoccoli”, “Il tempo si è fermato”), poeta della vita contadina che ha saputo testimoniare il passaggio dalla società agricola a quella industriale con sensibilità attenta alla vita quotidiana e alle piccole cose.

“Slaughter” di Saman Hosseinpour, Ako Zandkarimi (Iran). Gashem deve vendere la sua vacca per superare il duro inverno, ma il figlio la fa fuggire.

Altro evento in programma è la proiezione del documentario, non in gara, “Solenne Triduo dei Morti”, di Andrea Grasselli, vincitore del concorso “SEGNINCORTO – Valle Camonica / Patrimonio e Paesaggio” organizzato da Asilo Bianco insieme alla Comunità Montana di Valle Camonica e al Borgo degli artisti di Bienno (BS): è un rituale cristiano nato nel 1771 a Malonno, in Valle Camonica, per commemorare i defunti, con solenni funzioni per tre giorni. Ancora oggi viene installata la macchina originale.

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