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Happy Thanksgiving! I classici film da vedere a casa in cui si celebra la festa

Il Thanksgiving è la festa legata agli affetti della famiglia che si riunisce: ecco quali film creano l'atmosfera del "ringraziamento"

“You cut the turkey!”, urla inferocito lo zio Gabriel arrivato in ritardo al pranzo del Ringraziamento a casa del fratello Sam. Hai tagliato il tacchino senza aspettarmi!, grida il vecchio Gabriel contro il fratello nel film di Barry Levinson, Avalon, saga di una famiglia che negli anni Dieci dalla Polonia emigra a Baltimore e impara, o piuttosto, si aggiusta alle tradizioni e ai valori americani. Tradizioni e valori spesso diversi, come racconta l’affollata scena familiare del pranzo di Ringraziamento. Mai capito che razza di festa sia, borbotta qualcuno a tavola… Difficile capire i figli completamente americanizzati, difficile capire chi è rimasto legato a un paese ormai troppo lontano, sono le relazioni familiari ad essere difficili e il pranzo del Ringraziamento per la famiglia Krichinsky, come per tutte le famiglie (cinematografiche e non), è spesso il momento della verità.
Avalon

Thanksgiving è la festa più sentita negli Stati Uniti proprio perché è legata alla famiglia, al calore degli affetti: genitori, figli, nonni e nipoti vivono spesso a migliaia di chilometri gli uni dagli altri in questo enorme paese e si ritrovano insieme solo una volta l’anno. Ed è questo che tanti film ci raccontano nei lunghi viaggi per tornare a casa per il Ringraziamento, nei preparativi per il pranzo e nelle riunioni familiari davanti a tavole imbandite. Molti di questi sono feel-good movies, giocati sulle emozioni positive e i buoni sentimenti e in nome della tradizione. Altri, solitamente più interessanti, virano sulla commedia, cinica o leggera che sia. E tutti raccontano più o meno la stessa cosa: le complesse dinamiche familiari che in questo particolare momento dell’anno emergono, si contorcono, si svelano, si esasperano, esplodono, portano a epifanie drammatiche o ridicole, a seconda del genere di film.

La festa del Ringraziamento si rifà alla ‘fondazione’ di questo paese, ai padri pellegrini, il ringraziamento per il raccolto e tutto il resto, ai valori più tradizionali, come ci hanno insegnato tanti film che hanno messo in scena pranzi di famiglia, riconciliazioni, tacchini arrosto e preghiere di ringraziamento a Dio. Film più o meno riusciti, ce ne sono tanti nel solco della tradizione del Ringraziamento. Uno fra i più noti e premiati è The Blind Side, con Sandra Bullock, film migliore di altri ma piuttosto convenzionale di cui la scena dedicata al Thanksgiving rappresenta la summa: un film sul senso di giustizia, su tolleranza e inclusione, politicamente corretto. “Never forget how very fortunate we are”, pronuncia solennemente la Bullock davanti a una tavola imbandita a cui costringe a sedere marito e figli altrimenti incollati davanti al football in tv, come da tradizione. Perfetta sintesi del senso del Ringraziamento e del cinema confezionato apposta per le feste e per farci sentire bene.

Molti film sul Ringraziamento o con una sequenza importante dedicata al Ringraziamento si muovono tra il drammatico e il dramedy, in cui la festa in famiglia è un pretesto per tirar fuori tutti i conflitti del caso. The War at Home (Conflitti di famiglia) di Emilio Estevez, gli indipendenti Pieces of April (Schegge di April) di Peter Hedges e Krisha di Trey Edward Shults, Home for the Holidays (A casa per le vacanze) di Jodie Foster. E ancora The Ice Storm (Tempesta di ghiaccio) di Ang Lee in cui, intorno al ritorno a casa del figlio adolescente in occasione del Ringraziamento, segreti, tensioni e incomprensioni familiari strisciano sotto la normalità apparente della famiglia modello americana per poi deflagrare sotto la coltre di gelo portata dalla tempesta di ghiaccio: “più ti avvicini alla famiglia e più affondi nel vuoto”. E questo vale anche per il remake di un classico come Scent of a Woman, seppure il film diretto da Martin Brest abbia un cinismo che lo rende eccentrico rispetto ad altri film, grazie anche all’interpretazione fuori misura di Al Pacino nei panni di un veterano cieco e spigoloso, duro, ostico, eppure è una pugnalata al cuore vederlo in quella cena del Ringraziamento in “famiglia”: parenti spietati in azione, dolori pregressi, dall’una e dall’altra parte. “God is a funny guy”, ha proprio un bel senso dell’umorismo, e non c’entra nulla con il fortunato racconto di quattrocento anni fa..

Se ci si allontana per un momento dalle riunioni familiari pur restando in famiglia, ecco allora che si incontrano famiglie un po’ diverse dalle altre, insolite, famiglie che festeggiano a modo loro. Prima fra tutte la Famiglia Addams, i cui valori cupamente rovesciati restituiscono a guardar bene il verso senso della festa del Ringraziamento, altrimenti persa nella falsa retorica dei valori cristiani dei padri pellegrini. Si perché quando si parla di tolleranza, condivisione del pane – e del tacchino – con i nativi americani e tutto quello che questa festa vuole significare, ecco, qui sorgono dei problemini, di natura etica oltre che storica. Cinema e realtà dei fatti se ne sono resi conto da tempo ed ecco allora che qui, nel calore del focolare domestico, irrompe Christina Ricci/Mercoledì in una esilarante quanto dissacrante sequenza di Addams Family Values (La famiglia Addams 2): “you’ve taken the land that’s rightfully ours”, vi siete presi la terra che per diritto apparteneva a noi, questa è la verità, e in un improvviso cambio di tono da quella che doveva essere la cena in cui i nativi venivano invitati a sedersi a tavola con i padri pellegrini si passa a una baraonda in cui la nativa Mercoledì e i suoi amici danno fuoco a tutto e a tutti ribaltando la retorica dei buoni sentimenti a cui i film sul Ringraziamento ci hanno abituato.

Una curiosità: Christina Ricci aveva già fatto un discorso del genere per il Ringraziamento nei panni della figlia promiscua e ribelle proprio in The Ice Storm. A dire il vero c’è chi ci aveva pensato ben prima a smascherare la festa del Ringraziamento: Arthur Penn, lucido dissacratore (ancora una volta) del sogno americano, che nel 1969 diresse Alice’s Restaurant, dall’omonima canzone di Arlo Guthrie. Niente Dio, niente affetti familiari, si tratta solo di grandi abbuffate e consumismo, di avanzi e di rifiuti, di guerre in Vietnam e di potere in una società in rapida dissoluzione. Il film è poco visto mentre la canzone di Guthrie (il titolo completo è Alice’s Restaurant Massacree) è curiosamente un classico radiofonico del giorno del Ringraziamento.

Ma se la famiglia Addams è la più eccentrica, non è l’unica a essere diversa e a festeggiare un ringraziamento che non è esattamente nell’immaginario classico: c’è la famiglia di artisti sgangherati e soli nell’appartamentino di Danny Rose / Woody Allen, agente teatrale squattrinato e di cuore che serve a tutti tacchino surgelato (Broadway Danny Rose), c’è la cena tra ragazzi appena conosciuti dove un più maturo Adam Sandler in fin di vita ricorda nel suo divertente e amaro discorso di Ringraziamento che il tempo passa troppo in fretta. C’è una strana coppia in viaggio per tornare a casa in tempo per il Ringraziamento: Steve Martin e John Candy si ritrovano insieme in un rocambolesco viaggio fatto di battibecchi e litigate. Eppure questa classica commedia del Ringraziamento, Planes Trains and Automobiles (Un biglietto in due), scritta e diretta da John Hughes che, partendo da un’esperienza personale ci mette dentro tutti i cliché della commedia hollywoodiana per famiglie (che però si è vista appiccicare un vietato ai minori a causa delle 18 volte in cui la “F” word viene pronunciata da Martin in un minuto!), eppure questa commedia ha qualcosa in più, forse un senso di realtà, di tristezza che tutte le feste nascondono, forse è per quel bell’attore che è stato John Candy. E ancora ci sono Hannah e le sue sorelle (in Hannah and Her Sisters), che sono in effetti sorelle e celebrano il Ringraziamento in famiglia ma non c’è nulla di più disfunzionale della famiglia woodyalleniana, e il senso dell’umorismo secco e cinico del regista newyorkese ne tira fuori il meglio e il peggio.

E poi c’è il classico dei classici, A Charlie Brown Thanksgiving, il corto animato del 1973 in cui il microcosmo perfetto dei Peanuts ancora una volta fa ridere, sorridere e pensare.

Ci sarebbero molti altri film, ma per finire questa carrellata vale la pena ricordare il film delle feste per eccellenza, che racconta della Macy’s Thanksgiving Parade anche se è solitamente visto e trasmesso come film natalizio, per premesse e sentimenti: Miracle on 34th Street (Miracolo della 34a strada), sia l’originale di George Seaton del 1947 che il remake, dove il miracolo è invece nella 34a strada (nel titolo italiano è questione di preposizioni), diretto da Les Mayfield nel 1994, con la sfilata di carri e maschere che ogni anno nel giorno del Ringraziamento si snoda giù, lungo Central Park West, chiusa da Babbo Natale in persona. Un appuntamento imperdibile per i newyorkesi che celebra Thanksgiving e allo stesso tempo apre le porte al Natale, a quel momento dell’anno che rende New York un posto veramente speciale, un posto magico. Almeno al cinema.

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