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“La Banda” di Marina di Pisa in un esperimento cinematografico socio-culturale

La web serie di Nico Malvaldi e Luca Serasini è stata realizzata con i soli abitanti di Marina di Pisa, località balneare della città della Torre pendente

Poster for the web series, "La Banda"

Una pellicola realizzata con la comunità e per la comunità di Marina di Pisa. Un lavoro che valorizza l’unicità di ogni persona e la personalità dei vari personaggi, ma anche la bellezza della mentalità aperta e concreta, forse privilegiata dalle carezze - ma anche dagli schiaffi - che proprio il mare e il suo vento sanno dare. E a realizzarla, in un certo modo, ha contribuito anche New York...

Davanti a una platea di oltre quattrocento persone, opportunamente distanziate e con mascherine, all’interno dello stadio di Marina di Pisa – frazione storica e località di mare poco distante dalla Torre Pendente – si è tenuta la presentazione del film La Banda, prodotto dall’Associazione Culturale Cantiere Nuovo. La web serie è stata ideata, con il supporto tecnico di Corte Tripoli Cinematografica, da Nico Malvaldi (che ha curato il montaggio) e Luca Serasini (il regista della serie), rispettivamente fotografo e artista pisani, anzi, di Marina di Pisa.  Cittadina che oggi conta circa quattromila anime e che, per la sua bellezza e vicinanza al mare, tanto cara fu a molti personaggi del mondo dell’arte, dal poeta Gabriele D’Annunzio al pittore Giuseppe Viviani, finanche sede e sfondo di film d’autore…

Ho accettato volentieri l’invito, del resto, anche io ho sempre pensato che Marina di Pisa fosse un posto speciale. Un po’ decadente ma speciale. Cornice di serate fresche e tramonti infiniti, ma anche compagna inseparabile di passeggiate utili a riconciliare parti di me sfuggite all’altra me stessa. 

Dopo circa un’oretta di visione – sette mini-puntate – la serie si conclude in un tripudio di applausi, sorrisi e buon umore.

La commedia ripercorre in lungo e in largo i luoghi e le vie caratteristiche del luogo, quelli che gli abitanti di Marina di Pisa vivono quotidianamente e, il cui cast, quasi totalmente marinese (i provini erano aperti a tutti, anche ai “non marinesi” proprio nel rispetto del principio di inclusività e aggregazione, e  non al tipico atteggiamento campanilista toscano), privo di attori professionisti, è costituito da sole persone e, personaggi – fin troppo realistici e  attinenti alla realtà – legati alla loro cittadina, la storia, le sue sponde e i suoi colori, l’aria fresca e il vento di sale; le facciate delle case pronte a sfidare la brezza umida e le onde del mare di inverno.

Un lavoro importante, considerata la filosofia che lo percorre e che lo ha originato, nato anni fa da una idea coltivata lentamente ma sempre perseguita, che ha spinto tutti i marinesi a dedicare tempo e risorse a un progetto comune.

La storia è attuale e si sviluppa a seguito del licenziamento di un cuoco impiegato nel bel porto marinese, improvvisamente venduto “ai francesi”, peraltro confuso per quello viareggino da un ricco proprietario di yatch, che vi approda pensando di trovarsi nello sfarzo lucchese.

La trama è divertente; la sceneggiatura fine; i personaggi, realistici e schietti, parlano il loro linguaggio – altrettanto schietto per l’appunto – ma comunque dai contenuti universali, nei quali il Pesce grande mangia il pesce piccolo, tanto per citare un’opera di Pieter Bruegel del 1556, peraltro senza che nessuno lo difenda! E in cui “il deficit del governo è l’attivo dell’economia”, o almeno così il regista lascia dire a un bambino al suo amico (con esplicito riferimento alla Modern Monetary Theory – MMT, trattata da Stephanie Bell Kelton nel suo The Deficit Myth.

Infine, si liberano – e si scrivono – parole di libertà e parità di genere – egregiamente affidate a ragazzini che giocano a calcio (maschi e femmine) e che dimostrano di conoscere bene la distinzione tra uomo e donna, ma anche il rispetto degli stessi diritti: inevitabile il riferimento a Megan Rapino, la calciatrice americana (gay) che ha denunciato la lega calcio – a voce e di fatto – per la diseguaglianza di retribuzione tra i sessi. Infine, con delicatezza si sorvola la delicata questione dell’immigrazione, perché “viaggiare insegna la tolleranza e, se tutti viaggiassimo, anche solo per un giorno, comprenderemmo meglio quella condizione”.

E così via, la sceneggiatura studiata e leggera allo stesso tempo, pervasa di ironia e verità, riecheggia e muove sorrisi e risate.

La locandina della serie web “La Banda”

Ma il mio coinvolgimento, quello più autentico, si manifesta nel momento in cui si esaltano l’attaccamento alle origini, allo stile di vita del marinese doc, che “il vero ponce” – preparato con cognac, rum, caffè, zucchero e scorza di limone – “si beve ad agosto” o che si identifica esclamando che “soldi, paura e mal di mare… non li ha mai avuti!”. In certe espressioni si rivela l’uomo e l’umanità di questa gente di mare – di cui mi sento comunque parte (sono nata e cresciuta sul mare anche io) – attaccata alla propria terra e alle sue strade, ai sassini; alle proprie origini e alle abitudini ereditate in famiglia e tra gli amici; le tradizioni, lo stile di vita dai valori concreti e semplici, ma che proprio in quella genuinità, si scoprono appartenere a tutti e a tutto il mondo.

Una pellicola realizzata con la comunità e per la comunità di Marina di Pisa. Un lavoro che valorizza l’unicità di ogni persona e la personalità dei vari personaggi, ma anche la bellezza della mentalità aperta e concreta, forse privilegiata dalle carezze – ma anche dagli schiaffi – che proprio il mare e il suo vento sanno dare.

Un’ultima nota: scopro che Nico Malvaldi è fotografo e vive da oltre venti anni negli USA e da quindici a New York. Mentre Luca Serasini è un artista. Approfondirò certamente anche le loro storie. Infine, le riprese sono di Andrea Malvaldi, la sceneggiatura di Enrico Caroti Ghelli e la musica è di Francesco Bottai, cantautore, chitarrista e attore teatrale pisano, nonché cofondatore della band pisana I Gatti Mézzi.

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