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Arte e Design

Contro i fantasmi del fascismo, facciamo rivivere gli edifici

Radere al suolo i ricordi del fascismo non è il modo migliore per contrastare i fantasmi del passato

Dopo l'articolo sul New Yorker della storica Ruth Ben-Ghiat, il tema della damnatio memoriae nei confronti dei simboli architettonici dell'era fascista divide l'opinione pubblica italiana e non solo. Ma siamo certi che, per sconfiggere i fantasmi del passato, sia più efficace radere al suolo gli edifici di quell'epoca piuttosto che farli rivivere nel presente?

di Daniele Vadalà

Eleganza e bellezza, il Made in Italy tra tradizione e nuove tecnologie

Fino al 15 dicembre, al Queens College, la mostra sull'arte e sull'abilità di creare moda curata da Eugenia Paulicelli

Con “The Fabric of Cultures: Systems in the Making”, in scena i più noti stilisti italiani, da Nord a Sud. Tanti gli omaggi e le citazioni, come il debutto di Christina Trumpiano, che, ricreando l'abito Tanagra di Rosa Genoni, omaggiando la sua immagine di femminista e attivista. Presente all'inaugurazione anche Cesare Attolini, dell'omonima casa di moda

di Giovanna Pavesi

L'architettura cosiddetta fascista sopravviverà anche al New Yorker

La storica della NYU Ruth Ben Ghiat scrive un articolo sull'autorevole The New Yorker. Qui una replica

In quell’articolo di Ruth Ben Ghiat l’architettura viene assimilata ad una statua e non si fa distinzione tra un simbolo e un edificio. In effetti l’architettura -quella fascista come di ogni altra epoca- è portatrice senz’altro anche di un dato ideologico, ma la sua natura, la sua componente strutturale, la rendono destinata a sopravvivere a molte generazioni di uomini e con loro anche alle loro ideologie

di Andrea Bentivegna

Le mostre

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