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ARTE NEW YORK/ I giorni della tragedia

NY 11 di Giorgio Radicati

NY 11 di Giorgio Radicati

L’attentato alle Twin Towers nell’opera di Giorgio Radicati, nel 2001 Console Generale d’Italia a New York: “11 settembre, io c’ero”

«Ho vissuto, senza rendermene conto, una duplice vita durante i lunghi giorni della tragedia americana [l’11 settembre 2011, ndR]: quella pubblica attraverso l’impegno totale per rendermi utile nell’ambito delle mie funzioni e quella privata, direi intima, attraverso la continua rielaborazione a livello sensibile della drammatica vicenda nella quale mi sentivo completamente immerso. In questa seconda dimensione sorgeva in me impellente la necessità di fissare le immagini su tela, trasfigurandone il significato. Mi arrestai di operare soltanto quando – dopo aver accompagnato, in una calda notte d’estate di luna piena del 2002, il Maestro Muti ed un gruppo di musici a “Ground Zero” per rendere, in magica solitudine, un omaggio alle vittime – mi accorsi come d’incanto di non udire più nell’aria i loro gemiti. Il nobile gesto del grande Maestro aveva prodotto un miracolo! Imballai allora accuratamente tutte le mie opere e le portai in viaggio con me… fino ad oggi».

Giorgio Radicati (in foto), artista, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1967. Ha rappresentato l’Italia in Europa, negli Stati Uniti e in Sud America… Tra i suoi incarichi più recenti: Console Generale a New York (1998-2003), Ambasciatore a Praga (2003-2006) e Ambasciatore dell’OCSE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) a Skopje fino al 2008…

Nel corso degli anni ha esposto in mostre personali e collettive (Washington D.C., Praga, Roma) e ha pubblicato saggi sulle proprie esperienze personali.

 

 

«Tutte le opere della serie “NY” – ha scritto Genny Di Bert – sono state realizzate tra la fine del 2001 ed il luglio del 2002. Sono passati dieci anni ed ora sono rivissute nella mostra romana “11 settembre – Io c’ero”, che in apertura ha proposto “New York by day” e “New York by night”: tecniche miste dal respiro pop, in cui traspare il riferimento alla ricerca artistica di Robert Rauschenberg ed alla sua personale fusione tra materiali e pittura. Sono lavori che enfatizzano la verticalità visiva del riali. Vita e forza, in New York e nell’autore.

In “New York by night” bigiotteria, visi metallici decò, “fiches” colorate dell’eterno “gamble” americano, convivono nei quattro grattacieli che fuoriescono da uno sfondo giocoso, idealmente illuminati da una spillaluna luccicante (“objets trovés”). Un’opera simbolo della vivacità notturna newyorkese. Permangono alcuni elementi materila Grande Mela, ricchi di elementi, trovati per caso o ricercati nel “bric-brac”, inseriti all’interno di un’intensa spazialità. Ordine architettonico delle sagome e casualità degli oggetti. Vibrazioni di pennellate ed assemblaggi di matematici, come le lattine, anch’esse dorate, e viene valorizzata la stesura di colori nell’opera “New York by day”. La città dipinta è astratta. Con ironia Radicati rende il “palazzo” centrale un totem-personaggio, che in testa ha il dollaro, la donna e la bandiera americana. E’ la New York pre-11 settembre, niente a che fare con il tormento (e gli affari) dei mesi successivi».

«Se l’uomo Radicati le ha fatto poi eco Carmine Siniscalco -, parallelamente alla carriera diplomatica, ha sempre coltivato un appassionato interesse per la scrittura e le arti visive… è evidente che la sua più esasperata sensibilità a quanto lo circonda, a livello personale e sociale, ha necessità di esplodere e di esprimersi. E’ quanto egli ha fatto dedicandosi, quando ancora la nube tossica avvolgeva la città, a raccontare a futura memoria l’avvenimento di cui era stato partecipe e testimone in questa serie di opere su tela senza titolo, rimaste fino ad oggi inedite, contrassegnate dalla sigla “NY” e numerate in ordine progressivo, dove elementi pittorici e assemblaggi di fotografie, giornali, oggetti recuperati e tessuti si sovrappongono per raccontare la New York di quel giorno nero da non mai dimenticare, e da “celebrare” nel suo decennale soltanto in quanto gli americani sono riusciti a trasformarlo nel giorno più luminoso del loro paese – ricordando le parole del sindaco Rudolph Giuliani – con la loro reazione compatta e immediata ed il dichiarato orgoglio di appartenere ad un paese oltraggiato ma capace ancora di sollevarsi dalle macerie e ricostruirsi.

Le opere presentate in questa mostra, dure, spiazzanti, non sono destinate a piacere ma a far riflettere, e a riproporre in un archivio d’arte visuale, sui binari degli stilemi dell’arte contemporanea, l’angosciante percorso di quell’11 settembre in cui Giorgio Radicati c’era, a New York…»

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