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SPECIALE MOSTRE/ L’artista sconosciuto

Il pittore di origine molisana William P. Folchi nato ad Arthur Avenue in mostra a Long Island City

Tra le tante figure illustri d’italoamericani distintisi nei vari campi della vita sociale e culturale statunitense da Colombo, Verrazzano, Meucci, Brumidi, Giannini, La Guardia, Caruso, Fermi, Tresca ed altri, ci vengono in mente anche personaggi di origine molisana che hanno contribuito a far grande questo Paese. Fra questi, come non ricordare Arturo Giovannitti, Eddie Lang al secolo Salvatore Massaro, Mario Lanza, Robert De Niro, Tony Vaccaro, Don Delillo e tanti ancora.

Noi siamo andati alla ricerca di altri personaggi con radici molisane sconosciuti al grande pubblico, per portarli alla luce e farli conoscere attraverso i loro contributi e dandogli una meritata visibilità. Durante la nostra ricerca, abbiamo conosciuto uno dei due figli di William P. Folchi. Ci ha mostrato alcuni quadri del genitore. Un buon numero di essi era stato trovato nel garage e nella cantina della casa paterna.

              

Self-potrait   (di William P. Folchi)               Protest (di William P. Folchi)

L’idea di una mostra è nata spontaneamente ed accolta dai fratelli con entusiasmo. Così abbiamo allestito una personale postuma per rendere un omaggio al talento di questo sconosciuto artista, le cui radici provengono da Fossalto, Campobasso. Una mostra che racconta un’intera vita vissuta per la pittura, come ci ha detto il figlio William: “Per mio padre l’arte non era solamente un’attività o una passione, ma era un modo di catturare le immagini più banali e trasformarle sulla tela in una visione personale.” William P. Folchi nacque nel 1922 in una comunità italoamericana nel famoso quartiere di Arthur Avenue nel Bronx, New York. Un sobborgo conosciuto per i suoi numerosi ristoranti e negozi italiani, e dove tutti frequentavano la nota chiesa del quartiere, la “Nostra Signora di Monte Carmelo” (Our Lady of Mount Carmel). Suo padre, Pasquale, fu un musicista che suonava il banjo, la chitarra, e il pianoforte e svolgeva il mestiere di sarto come attività nella propria casa, com’era in uso nei paesi del meridione d’Italia. Sua madre, Teresa, era anche lei una sarta e casalinga. Il pittore Folchi, come ci ha raccontato il figlio, aveva da piccolo una forte passione per il disegno: “Ci ricordava il giorno che ha dovuto portare sua madre con se all’ Art Students League, nella città di New York, perché all’epoca ci voleva il permesso di un genitore per iscriversi all’istituto artistico.” Dopo che si diplomò, frequentò la “Cooper Union”, prestigioso istituto accademico di New York. A seguito dell’entrata in guerra degli Stati Uniti, l’artista, dopo appena due anni, dovette abbandonarla per svolgere il servizio militare. Terminato il servizio militare, Folchi diresse per quarant’anni diverse autofficine nel Bronx. Tutte le sere dopo il lavoro, continuava a dipingere. Spesso i suoi soggetti erano le strade del Bronx che attraversava giornalmente nella zona dove viveva e lavorava. Era affascinato dai cortili “backyards” dei suoi vicini di casa. In vacanza, nelle montagne di Catskills nello Stato di New York o nelle bianche spiagge di Cape Cod nel Massachusetts, dipingeva usando la tecnica a olio oppure ad acquerello. “Passò ogni fine settimana visitando i musei della città di New York, in particolare il Metropolitan Museo d’Arte, il Frick, e il poco conosciuto museo della ‘Società Hispanica’ a Manhattan. Il suo primo e grande amore era per gli artisti italiani del Risorgimento, ma era anche affezionato agli artisti dell’impressionismo dei primi anni del 1900 e dagli artisti americani della Hudson River School, in particolare di Edward Hopper.”

In effetti, si può vedere l’influenza di Hopper in un quadro raffigurante un cortile (backyard), dove si vede un bucato steso sulla corda che parte da un muro di una caratteristica casa di mattoni. Si possono notare i colpi aggressivi e vibranti di pennello visti spesso nelle tele degli impressionisti. Altri quadri raffigurano la tranquillità della vita quotidiana dell’epoca. Scene di tetti di case e pali di reti elettrica e telefoniche riflettono l’influenza di Hopper. Mentre nei paesaggi pastorali si vede l’influenza dei “tonalisti americani” come George Inness.

“Oggi,” dice il figlio, “questi quadri, con i dettagli delle vecchie automobili e cestini di metallo, offrono un ricordo inestimabile delle cose di un tempo passato. I paesaggi ci riportano a un’epoca quando ‘essere in vacanza’ voleva dire portarsi sulle spalle la tavolozza ed il cavalletto per catturare la luce di un tardo pomeriggio caldo e umido, oppure il riflesso sull’acqua al tramonto.”

Folchi è morto vent’anni fa. Per tantissimi anni, i suoi quadri sono stati accatastati nella casa, in garage e in cantina, dove è sempre vissuto dal 1967. “Un anno fa, dopo la morte di mia madre, sono ritornato con mia moglie nel Bronx per vivere nella casa della mia infanzia. Durante il lavoro di ristrutturazione, abbiamo ritrovato i quadri che erano ammassati in casa per tutti questi anni. Nel rivederli, hanno evocato nella mia memoria i ricordi d’immagini e posti che conoscevo. Vedendoli con gli occhi di adulto, subito ho riconosciuto l’abilità di mio padre. Sentivo il dovere di far conoscere al mondo, con tutto il mio orgoglio, il suo talento artistico. Io spero che questa mostra interesserà gli appassionati del mondo dell’arte.” Visitare la mostra presso la Buzzeo Building Gallery che si trova al 31-16 36th Avenue, Long Island City nella città di New York, con la collaborazione dell’Associazione Culturale della Regione Molise in America, sarà una bella occasione per ammirare questi splendidi e piacevoli dipinti di un illustre sconosciuto artista.

 

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