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SPECIALE / L’Italia del ’900 si mette in mostra in Abruzzo

di Maddalena D’Angelo
Nella foto, “A spalla d’amore” di Enzo Cucchi, 1979 (particolare)

Nella foto, “A spalla d’amore” di Enzo Cucchi, 1979 (particolare)

Come ogni anno, in primavera e in estate, ecco un degli appuntamenti più interessanti e “illuminati” che caratterizzano l’Abruzzo; la Fondazione (privata) Malvina Menegaz per le Arti e le Culture ospita a Castelbasso, borgo medievale della provincia di Teramo, un importante ciclo di mostre che ha il suo culmine con i vari appuntamenti estivi.

Esposizioni, letteratura, musica e tanto altro, caratterizzano le attività di questa Fondazione e le volontà del suo Presidente che, di anno in anno, hanno creato un appuntamento fisso per chi, stabilmente o occasionalmente, frequenta questi luoghi. Esposizioni ed attività – sempre di grande qualità – hanno caratterizzato questi avvenimenti; oggi la mostra “Attraverso l’Arte del ’900 italiano” è il secondo appuntamento di un ciclo espositivo volto a illustrare l’arte italiana attraverso i suoi maggiori protagonisti.

La scorsa primavera sono stati in mostra capolavori italiani dall’inizio del Novecento alla Seconda Guerra Mondiale, mentre quella attualmente in corso si presenta come un percorso attraverso l’arte italiana dagli anni Sessanta ad oggi, dal Post-impressionismo fino alle tendenze contemporanee più attuali. Sono rappresentate tutte le grandi correnti artistiche, si parte con il Nouveau Realisme dei “Décollage” di Rotella (bellissimo “Muro grigio del 1958 in mostra) e il pre Concettuale della “Merda d’artista” di Piero Manzoni, l’incontro con l’Arte Informale e la Pop Art nelle opere di Ceroli e Adami – spiccatamente ispirate alla quotidianità e pubblicità -; ancora gli anni Sessanta con i rappresentanti dell’Arte Programmata – movimento d’avanguardia malnato quando l’Informale aveva ormai consumato definitivamente la sua parabola ascensionale – come Bruno Munari, Alviani, Piero Dorazio e Castellani; felice combinazione/ contaminazione tra parola e immagine è l’opera di Eugenio Piccini mentre in mostra è anche quella dell’unico esponente italiano della corrente Fluxus, Giuseppe Chiari, gruppo dichiaratamente dadaista nato nel 1961 sviluppatosi prettamente in Germania e tra alcuni artisti americani; si arriva quindi ai fermenti dell’Arte Povera e ai primissimi anni Ottanta con quelli della Transavanguardia, passando attraverso l’Arte Concettuale.

Fenomeni prettamente italiani, il primo fu teorizzato nella seconda metà degli anni Sessanta da Germano Celant e promuoveva un Evanritorno alle origini, ai materiali poveri appunto, in aperta polemica con l’arte tradizionale; tra i nomi di maggior eco Alighiero Boetti, Mario Merz e Giulio Paolini. La Transavanguardia fu invece tenuta a battesimo da un altro grande teorico e storico dell’arte come Achille Bonito Oliva e promuoveva il ritorno alla manualità e alla matericità dei colori in contrasto con l’Arte Concettuale, rappresentata in mostra dall’opera di Enzo Cucchi. Ancora, l’arte Concettuale con Gino De Dominicis ed Emilio Prini ai quali si affiancano artisti rappresentanti dell’arte “interattiva e sociale” come Franco Vaccai, mentre chiudono gli anni Ottanta le opere di Arienti e Mario Airò oltre alle raffigurazioni retrò della Pittuta Medievale di Gian Marco Montesano, un tuffo nelle ispirazioni e suggestioni del XIII secolo. Gli anni Novanta fino alle più recenti sperimentazioni sono in mostra con le esperienze multimediali di Luca Vitone, Sabrina Mezzaqui e Vanessa Beecroft con le sue indagini e riflessioni sullo sguardo, sul desiderio e sull’instabile mondo che gira intorno alla moda. Tutte le opere fanno parte di una collezione privata che, in trent’anni di ricerca e passione, ha raccolto opere d’arte esemplificative delle arti visive dell’intero XX secolo; davvero da vedere e da apprezzare le attività di questo borgo e della fondazione Menegaz, eccellenza del panorama culturale abruzzese.

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