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CONTAMINATE N.Y.C:/ Riciclare? E’ davvero… un’arte

Nella foto, da sinistra: Corinne De Korve, Alessandro Spreafico, Elena Avesani e Wouter Kalis

Nella foto, da sinistra: Corinne De Korve, Alessandro Spreafico, Elena Avesani e Wouter Kalis

L’ARTE del “riciclo” non vuol dire sempre riutilizzare un regalo non gradito, ma può trasformarsi invece, in un’occasione per sensibilizzare ai problemi dell’ambiente.  “Contaminate NYC” – organizzazione che agisce ‘nel campo da circa quattro anni – è riuscita a fare questo e molto altro, diffondendo forme di arte “sostenibili”, tramite l’iniziativa One Hundred Days ideata dai due fondatori Alessandro Spreafico – presidente e direttore creativo – ed Elena Avesani – vicepresidente e direttore esecutivo.

Siamo andati alla serata di chiusura della competizione artistica giovedì 15 novembre, presso il moderno showroom Cappellini di Tribeca (NYC). Nella serata conclusiva è stata presentata una delle opere vincitrici di One Hundred Days, la performance artistica dei due designer olandesi Wouter Kalis e Corinne De Korver, dal nome “Social Unit”. “Contaminate NYC”, sorta nel 2008 a New York come una collaborazione tra Alessandro ed Elena, è una piattaforma sociale che ha lo scopo di creare esperienze artistiche volte a superare i confini tradizionali e soprattutto convenzionali, dell’estetica e della cultura. Che Alessandro ed Elena vogliano agire fuori gli schemi è sicuro. Appena entrati nello spazio Cappellini ci viene fornita una gift-card da portare a casa: non solo è riciclabile, ma se innaffiata diventa addirittura una pianta -con le dovute cure s’intende.

Una cosa che One Hundred Days è riuscita a fare, inoltre, è connettere persone e artisti da tutto il mondo. Per questa edizione, è stato chiesto agli artisti di creare progetti focalizzando l’attenzione sullo sviluppo sostenibile, sfruttando quindi le tematiche dell’ambiente, della società e naturalmente dell’economia. Il progetto ha avuto un grandissimo successo, in soli 3 mesi, il contest ha generato migliaia di visualizzazioni online, raccolto contributi da ben 97 paesi e raggruppato un totale di circa 300 progetti.

 

Un momento della performance Social Unit, allo spazio Cappellini, 152 Wooster St  New York 10012, NY

 

I tre vincitori – tutti europei – hanno ideato progetti originali uniti da un medesimo scopo: promuovere la salvaguardia dell’ambiente attraverso l’arte. Per la categoria Economic il progetto vincente è stato proprio quello dei due designer olandesi. L’opera d’arte è costituita da un letto, a cui i due artisti hanno unito un attore che si muoveva – danzando o comportandosi come nella quotidianità – intorno, sopra e sotto la struttura in legno. Solo dopo un po’, osservando il performer muoversi continuamente, si scopre il vero significato della creazione. Social Unit vuole essere una reazione alle condizioni in cui vivono i senzatetto in Olanda. I clochard sono generalmente sistemati da organizzazioni come la Salvation Army, in ambienti angusti e decadenti. Nonostante l’obiettivo di queste organizzazioni sia quello di riconnettere i senzatetto alla società, spesso falliscono proprio per le condizioni in cui li sistemano all’interno di edifici talvolta fatiscenti. Wouter e Corinne hanno identificato quindi una soluzione: una sistemazione allo stesso tempo semplice, dignitosa, non costosa e resistente.

I due artisti però, non si sono fermati qui. Hanno voluto che a lavorare a questo progetto fossero due ragazzi autistici, utilizzando naturalmente tutti materiali ecosostenibili. Una bella iniziativa quindi quella di One Hundred Days, che ha visto vincere inoltre, per le categorie Social il londinese Jey Lee con la sua Hollow – una sequenza cinematica che affronta le difficoltà dei bambini nel crescere in una società che sempre più spesso li lascia da soli. Mentre per la categoria Enviromental – sempre dalla Gran Bretagna – ha vinto la designer Chia Shan Lee con la sua Never Ending Story, dei vestiti-installazione che vogliono sensibilizzare sullo spreco di materie prime. Siamo dunque curiosi di scoprire il prossimo progetto di “Contaminate NYC”, che siamo certi non ci deluderà.

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