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Dalle 4:30 alle 5:30

Image: HIDDEN BY A THREAD installazione di Coralina Cataldi-Tassoni alla SOAPBOX GALLERY di Brooklyn . Tutti i diritti riservati. Fantasma destra:Coralina Cataldi-Tassoni - Fantasma sinistra Mariano Baino

Image: HIDDEN BY A THREAD installazione di Coralina Cataldi-Tassoni alla SOAPBOX GALLERY di Brooklyn . Tutti i diritti riservati. Fantasma destra:Coralina Cataldi-Tassoni - Fantasma sinistra Mariano Baino

C’era una volta una nativa di New York che posò il cuore dove l’eternità si chiamava Roma. Ma credette ancora nei miracoli e così sognò la via del ritorno a casa.

Dedicato al mio bellissimo gigante: New York City

 

Alle 4:30 faccio una passeggiata di tre minuti con Brandon. Brandon conosce la strada per la metro. Gli dico che non conosco bene questa particolare zona di Brooklyn. Lui è nato sullo stesso isolato. Parliamo di aria condizionata, degli anni del liceo, l’importanza dei cubetti di ghiaccio in una bibita. L’importanza del ghiaccio, punto. I suoi cugini a Rockaway. Lui crede nella responsabilità dello studio. Rimango impressionata. Quest’anno farà l’esame di maturità. Mi dico che non dimenticherò mai Brandon.

Alle 4:44 Jasper mi chiede se stiamo sulla corretta piattaforma per il treno che porta a Manhattan. Gli dico, “Buffo… stavo per chiederti la stessa cosa.” Jasper sembra perso. Forse è per questo che non gli avevo chiesto niente.

Alle 5:02 Tracy si gira verso di me sul treno e fa i complimenti alla mia borsa. Sono lusingata. Parliamo di fiori, l’Italia, e la morte recente del suo gatto. Mi immedesimo con tutti e tre. Una lacrima è versata. Una lacrima è condivisa. Tracy scende dal treno. Mi sorride dalla piattaforma. Lievamente e malinconicamente.

Alle 5:09 Sento la voce di Loretta dietro di me. Mi racconta che ha sempre desiderato andare in Italia. Non ha mai lasciato New York. Mi chiede se è vero che in Italia I giovani stanno perdendo speranza. Le rispondo con un esitante sì. Questa volta, sono io a scendere dal treno. Sorrido a Loretta dalla piattaforma. Lievamente e malinconicamente.

Alle 5:20 Mr. Lee è fermo vicino a me al semaforo. È disperato. Mi dice che il caldo è insopportabile. Dice che se non riesce a trovare un taxi non ce la farà in tempo a vedere sua figlia nella recita di fine anno. Lo aiuto a fermare un taxi. Mr. Lee sventola il suo fazzoletto bianco bagnato di sudore ed enfaticamente mima con le labbra un “grazie” dal finestrino posteriore.

Alle 5:30 Mark, Jennifer e Rebecca aspettano in fila per ordinare una fetta di pizza newyorkese. Hanno appena finito il loro turno da camerieri al ristorante di lusso che si trova dall’altro lato della strada. Jennifer sta ancora contando le sue mance. Ridono irrefrenabilmente e condividono ad alta voce le loro pazzesche avventure del giorno. Non posso fare a meno di ridere assieme a loro. Ridiamo assieme. Loro sono felici. Anche io sono felice.

Dalle 4:30 alle 5:30. Un’ora. Un’ora newyorkese. Nella vita, se siamo fortunati abbastanza, gli amici si presentano in tanti colori, forme, misure, spiriti, tipi, personalità, stili e cuori. Ma a New York si presentano anche in archi di tempo. Alcuni corti quanto dalle 4:30 alle 4:41, dalle 5:02 alle 5:06 o dalle 5:20 alle 5:23.

Sì, confesso, noi newyorkesi parliamo spesso con gli sconosciuti. Tutto il tempo. Di punto in bianco. Per nessuno motivo alcuno o per tutti I motivi del mondo. Parliamo con gli sconosciuti e gli sconosciuti diventano amici.

E questo, miei esploratori di meraviglie, è un miracolo Big Time.

www.Coralina.net
www.facebook.com/coralinacatalditassoni

 

English version

Once upon a time a native New Yorker laid her heart where eternity was called Rome, but believed that miracles where still possible and dreamt her way back Home.

Dedicated to my beautiful giant: New York City

4:30 to 5:30

At 4:3O I take a three minute walk with Brandon. Brandon knows the way to the subway. I tell him I am not familiar with this particular area of Brooklyn. He was born down the block. We speak of air conditioning, high school years, the importance of ice cubes in a soda. The importance of ice, period. His cousins in Rockaway. He believes in the responsibility of studying. I am impressed. This year he will be a senior. I tell myself that I will never forget Brandon.

At 4:44 Jasper asks me if we are on the right platform for the train which heads towards Manhattan. I tell him, “Funny… I was going to as ask you the same exact question”. Jasper seems lost. I guess that is why I never asked him.

At 5:02 Tracy turns to me on the train and compliments my handbag. I am flattered. We talk of flowers, Italy and the recent passing of her cat. I can relate to all three. A tear is shed. A tear is shared. Tracy gets off the train. She smiles at me from the platform. Slightly and melancholically.

At 5:09 I hear the voice of Loretta behind me. I turn. She tells me she always wished to go to Italy. She has never left New York. She asks me if it is true that in Italy young people are losing hope. I reply with a hesitant yes. This time, I get off the train. I smile at Loretta from the platform. Slightly and melancholically.

At 5:20 Mr. Lee stands next to me at the stop light. He is desperate. He tells me the heat is unbearable. He says that if he cannot catch a cab he will not make it to see his daughter who is performing in a school play. I help him hail a cab. He waves his sweaty white hanky and emphatically mouths a thank you from the back seat window.

At 5:30 Mark, Jennifer and Rebecca stand in line to order a slice of New York pizza. They just finished their lunch shift at the fancy restaurant across the street. Jennifer is still counting her tips. They laugh uncontrollably and share out loud their crazy adventures of the day. I cannot help but laugh with them. We laugh together. They are happy. I am happy, too.

4:30 to 5:30. One hour. One New York hour. In life, if we are fortunate enough, friends come in many colors, shapes, sizes, spirits, types, personalities, styles and hearts. But in New York they also come in time-frames. Some as short as 4:30 to 4:41, 5:02 to 5:06 or 5:20 to 5.23.

Yes, I confess, we New Yorkers often talk with strangers. All the time. Out of the blue. For no reason at all, or for all the reasons in the world. We speak to strangers and strangers become our friends.

And this, my wonder seekers, is a Big Time miracle.

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