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Salvatore Emblema, trasparenza in mostra

Fino all'11 gennaio la Bosy Contemporary espone le opere dell'artista italiano che a New York incontrò Pollock, Rothko e Argan. “Vogliamo colmare il vuoto incomprensibile creatosi dalla totale assenza di Emblema sulla piazza americana” dice Sandro Bosi

È stato Sandro Bosi, direttore della galleria d'arte Bosi Contemporary di New York, a volere fortemente riportare Salvatore Emblema nella Grande Mela. Dal 14 novembre all'11 gennaio negli spazi della galleria del Lower East Side sono esposte le opere del maestro delle trasparenze.

“Con questa mostra – ci racconta Sandro Bosi – si introduce l'autore al mercato americano nel tentativo di colmare quel vuoto incomprensibile creatosi dalla totale assenza di Emblema sulla piazza americana”. Supportato in pieno dalla famiglia Emblema, il gallerista é riuscito a realizzare una bellissima mostra nei suoi spazi su Orchard Street.

Presentare e lanciare Salvatore Emblema sulla piazza newyorchese, che é poi il mercato principale per le opere d'arte a livello mondiale soprattutto per quel che riguarda il mercato relativo alle opere del dopo guerra, é la scommessa. “Ci sono voluti quasi cinque anni per portare la mostra negli Stati Uniti – ci racconta ancora il gallerista – La personale di Emblema parte da Los Angeles, passa per New York  e si conclude a Santa Fé”. 

La Bosi Contemporary si occupa di mercato primario e secondario ovvero di grandi nomi di artisti affermati del dopo guerra italiano, pop art, eccetera, ma si interessa anche ai giovani artisti sconosciuti. “Ogni anno la galleria propone una mostra dedicata ad un artista 'riemergente' ad esempio nel 2012 abbiamo lavorato con il venezuelano Raphael Jesús Soto, ovvero, il padre dell'arte cinetica e quest'anno ci occupiamo di Salvatore Emblema nella sua introduzione nel mercato americano”.

Salvatore Emblema

Salvatore Emblema é originario di Tersigno (Napoli), ma ha una storia personale che lo lega inevitabilmente a New York. Nel 1965 Rockefeller, in viaggio di nozze a Roma, in una galleria d'arte acquista un Emblema. Tanto rimane colpito dall'opera che rivolge un personale invito all'autore: lascia un biglietto con numero di telefono e invito per un soggiorno a New York City. Emblema si arma di coraggio e parte in nave. Una volta giunto in città entra in contatto con i maggiori esponenti delle correnti artistiche dell'epoca, ovvero gli espressionisti astratti. Incontra fra gli altri Pollock e Rothko, del quale subisce indiscussa influenza. Ma la cosa più incredibile é che Emblema incontra e conosce Giulio Carlo Argan al Metropolitan in occasione di una mostra sugli affreschi pompeiani. Durante questo incontro si chiarificherà il concetto di "trasparenza" che caratterizzerà l'arte di Emblema.

In Italia all'epoca si viveva un periodo di rivoluzione, se pensiamo allo Spazialismo di Fontana, oppure a Burri e a Castellani. Ecco il superamento della tela con la trasparenza tipica di Emblema. Egli, va oltre la tela distruggendola (le tele utilizzate dall'artista altro non sono che sacchi di iuta). Rivoluziona così l'idea del dipinto che non é più un dipinto ma “é l'intenzione di dipingere qualcosa”. Siamo negli anni '60. La mostra della Bosi Contemporary inizia proprio da quegli anni e si sviluppa in senso cronologico. La prima opera che accoglie il pubblico appena si entra in galleria é degli anni '60, la seconda degli anni '70 e poi si prosegue fino a giungere alle opere degli anni 2000. Ci son più di 40 anni di lavoro di ricerca sintetizzati dalle opere esposte. Presenti in sala anche alcune riedizioni di opere scultore del 1974. Interessante notare come la prima opera esposta e l'ultima sembrino chiudere un cerchio: Entrambe hanno un colore rosa che accomuna la fase di partenza e di conclusione. Come dire: stesso inizio, stessa fine.

 

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