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America e Italia viste con gli occhi surrealisti di Milton Gendel

La carriera e la vita di un grande fotografo ripercorse attraverso i suoi scatti, tra Italia, America e arte internazionale. Le foto, in esposizione alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU, sono state presentate dai  curatori Peter Benson Miller e Barbara Drudi e dagli storici d’arte Irving Sandler e Martica Sawin

Venerdì 11 Aprile alla Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU è stata inaugurata la mostra Milton Gendel: A Surreal Life, a cura di Peter Benson Miller e Barbara Drudi, seguita da una tavola rotonda condotta dai curatori e dagli storici d’arte Irving Sandler e Martica Sawin.

L’esposizione — una selezione della mostra in corso a Roma all’American Academy in Rome e precedentemente anche al Museo Carlo Bilotti a Villa Borghese —racconta non solo la realtà di una povera Italia ferita dalla guerra, ma anche la sua ripresa. Le foto sono di Milton Gendel, newyorchese trasferitosi a Roma nel 1949 come corrispondente per il giornale d’arte Americano ArtNews. Gendel, conosciuto oggi come “fotografo della società”, catturò nelle sue foto personalità come Audrey Hepburn e Valentino, la Regina Elisabetta II, Peggy Guggenheim e innumerevoli altri personaggi famosi e artisti, alcuni di questi proprio in Italia.

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Un momento della tavola rotonda alla Casa Italiana NYU

Dopo essere tornato dal servizio militare in Cina alla fine della seconda Guerra Mondiale, Milton strinse amicizia con il gruppo di artisti surrealisti esiliati in America. “Con se portò la macchina fotografica che gli diede un suo amico, un soldato cinese, che fu arrestato con l’accusa di aver collaborato con il governo giapponese – ha spiegato Miller – La fotografia è sempre stata un hobby per Milton”. Una passione che è andata sempre crescendo negli anni.

Dopo aver aperto la sua casa nel Greenwich Village di New York al circolo di artisti surrealisti, critici d’arte e membri della società intellettuale di New York, Gendel iniziò a creare una rete di amicizie che lo accompagnarono durante gli anni e lo seguirono anche dopo il suo trasferimento in Italia. La sua casa “diventò come un avantguard salon di Parigi, ma a New York” ha commentato lo storico d’arte Irving Sandler a questo proposito.

Gendel ha continuato ad essere un personaggio chiave nel mondo degli artisti anche a Roma. Trasferitosi come corrispondente per ArtNews, coltivò la sua passione per la fotografia e per la dell'arte. “Gli artisti americani che si trovarono a Roma nel dopoguerra furono molto toccati dalla povertà e dalle rovine della città – ha commentato Martica Sawin – Milton reagì diversamente. Non si fece buttare giù dalle difficoltà che il Paese stava affrontando ma, al contrario, sostenne gli artisti italiani che volevano realizzare arte astratta, ma non potevano a causa delle pressioni del partito socialista del tempo”.

libroFu così che Milton decise di aprire il vasto spazio del basement della sua casa sull’Isola Tiberina a qualsiasi artista che volesse esporre le proprie opere. “Fu nel giro di poco tempo che la sua casa si trasformò in uno dei punti sociali e culturali più in voga della città di Roma” ha spiegato Miller. Lo spazio diventò così noto, che il regista italiano Michelangelo Antonioni lo scelse come luogo per girare il famoso film L’avventura (1959) con Monica Vitti, Gabriele Ferzetti e Lea Massari. Gendel non avrebbe mai immaginato che la sua carriera sarebbe diventata quella di fotografo. “Diventò un fotografo per caso” ha scherzato Miller. 

La mostra in corso alla Casa Italiana raccoglie alcuni degli scatti pubblicati nel volume Milton Gendel: A Surreal Life (Distributed Art Pub Incorporated) che ripercorre l'intera carriera di Gendel fotografo, dagli anni dei primi approcci newyorchesi con il mondo surrealista in esilio, fino al trasferimento in Italia e alle sue esplorazioni delle comunità rurali come di quelle urbane. 

Le fotografie di Milton Gendel sono oggi custodite nell’archivio della Fondazione Primoli di Roma e sono pressappoco 70.000.

Milton Gendel: A Surreal Life rimarrà in esposizione alla Casa Italiana Zerilli Marimò fino al 23 di Maggio.

 

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