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Dalla collaborazione tra Milano e Oxford, arriva Micro-SORS: una nuova tecnica per la conservazione delle opere d’arte

Grazie a un progetto di ricerca internazionale che ha coinvolto il CNR di Milano, una nuova tecnica per la conservazione delle opere d'arte attraverso l'uso del laser spectroscopico permette di identificare in modo non distruttivo la composizione chimica delle pitture

Un’importante invenzione scientifica, unica al mondo, è nata dalla proficua collaborazione della ricercatrice Claudia Conti del ICVBC-CNR di Milano (Istituto Conservazione Valorizzazione dei Beni Culturali, Centro Nazionale di Ricerca) con il Professore Pavel Matousek del STFC (Science and Technology Facilities Council) di Oxford, UK. Gli scienziati di questo team internazionale hanno messo a punto una nuova tecnica, attraverso l’uso del laser spectroscopico, per investigare le pitture delle opere d’arte nella loro profondità, al di sotto delle superfici. Attraverso questa tecnica non invasiva, il laser spectroscopico permette di identificare in modo non distruttivo, senza rimuovere nulla in superficie, la composizione chimica che sottostà le pitture. La possibilità di investigare al di sotto della superficie delle pitture è una novità che rivoluziona le fasi e la tecnica della ristrutturazione dei quadri o affreschi.

Questo nuovo utilizzo del laser deriva da una tecnica chiamata SORS (Spatially Offset Raman Spectroscopy), originalmente sviluppata ad Oxford da Matousek che spiega a La VOCE: “È stato possibile raggiungere questi risultati grazie al lavoro congiunto tra il team britannico e quello italiano. La collaborazione con il CNR di Milano ha rappresentato un importante incentivo nel trasformare la precedente tecnica SORS, che permetteva solo analisi in scala millimetrica, ad una scala micrometrica, quindi molto più dettagliata. Vale la pena ricordare che lo spessore di un capello umano è di 100 micrometri”. Proprio per via del fatto che le investigazioni vengono effettuate ad una misura micro, la nuova tecnica ha assunto il nome di Micro-SORS.

Claudia Conti racconta a La VOCE: “Quando ho capito la potenzialità dell’uso del SORS ho valutato il grande contributo che questa tecnica avrebbe potuto offrirci per la conoscenza e conservazione delle opere d’arte. Il nostro è stato un lavoro di piccoli passi attraverso numerosi test su superfici dipinte artificialmente su campioni di laboratorio”. La singolarità di questa invenzione sta nel fatto che l’identificazione della composizione chimica nelle varie stratificazioni delle opere d’arte viene raggiunta con una tecnica non invasiva: una magia che annulla i rischi del danneggiamento delle opere d’arte in fase di ristrutturazione.

Ammirazione per i risultati raggiunti dall’asse collaborativo Milano-Oxford è stata espressa da May Cassar, Direttrice del Centre di Heritage Research Programme dell’University College London, ed esperta nel campo della conservazione dei beni culturali: “L’applicazione di questa tecnica messa in atto con il laser Micro-SORS – ha detto Cassar – offre una grande potenzialità per ulteriori future applicazioni nel campo dell’arte”.

A questo proposito Claudia Conti spiega: “Continueremo a collaborare con il Professore Matousek, per migliorare sempre di più questa ricerca”.

Al momento, essendo lo strumento Micro-SORS di enormi dimensioni e peso, la sua mobilità è limitata. Il prossimo obiettivo degli scienziati è quello di rendere questo laser mobile in modo che possa essere iapplicato a diversi campi di lavoro. In tal modo anche gli affreschi, di cui l’Italia è ampliamente dotata, potrebbero beneficiare di questa tecnica esplorativa-non invasiva, durante le varie fasi di ristrutturazione, evitando ogni rischio di danneggiamento. 

 

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