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Perché un film su Michele De Lucchi? Per stimolare la creatività

A Tribeca, all'interno dell'Architecture and Design Film Festival, è stato presentato Why a Film about Michele De Lucchi. Nel documentario di Alessio Bozzer, attraverso una serie di chiacchierate a tema, si racconta uno dei più stimati progettisti italiani, autore di oggetti iconici, sperimentatore e poeta

Sabato pomeriggio a New York, Fermata Canal Street. Destinazione: Tribeca, un quartiere situato nella parte sud dell'isola di Manhattan. Non lontano dal World Trade Center, il quartiere aveva risentito in modo particolare dell'attentato dell'11 settembre. Proprio per rivitalizzare l'area, Robert De Niro e Jane Rosenthal hanno deciso di fondare uno dei festival cinematrografici oggi più seguiti al mondo, il Tribeca Film Festival che ogni primavera porta in città il meglio della cinematografia indipendente internazionale.

tribecaIl festival ha fatto da catalizzatore e ormai, anche al di fuori della rassegna principale, tanti sono gli appuntamenti cinematografici che il quartiere ospita nel corso dell'anno, offrendo anche a chi, come me , è da poco arrivato a New York l'occasione di trovare sempre qualcosa che soddisfi i propri interessi e curiosità. La mia occasione è la rassegna cinematografica Architecture and Design Film Festival ed in particolare la proiezione di un film che mi riporta indietro di qualche anno, quando vivevo a Milano e studiavo design. Il documentario si intitola Why a Film about Michele De Lucchi.

Le passioni si sposano e prima poi le esperienze passate confluiscono nel lavoro che decidi di fare, è solo questione di tempo. In questo caso il design prima e il documentario poi fanno entrambi parte della mia formazione, motivo per il quale ho avuto la possibilità di conoscere personalmente Michele De Lucchi nel 2007, in occasione di un concorso di design bandito dalla multinazionale Samsung: ero quindi molto curiosa vedere il film e come era stato raccontato il suo lavoro.

Perchè un film su Michele De Lucchi? – recita il titolo del film. Perchè no, verrebbe da dire: Michele De Lucchi è infatti tra i più stimati progettisti italiani, esponente del movimento dell'architettura e del design radicale, autore di oggetti entrati nella storia del design italiano ed internazionale.

Il film di Alessio Bozzer, semplice e ben costruito, delicato ed efficace, inizia con una domanda fondamentale: cosa fa l'architetto/designer per rendersi utile alla società? La risposta di De Lucchi, flemmatica e chiara, è: “Progettare non è imporre un certo gusto o un certo stile di vita ma stimolare la creatività, è questo il ruolo del progettista nel mondo”.

Attraverso alcuni colloqui tematici con Marco Minuz, Beatrice Mascellani e Alessio Bozzer, i filmati sperimentali in super 8 degli anni Settanta e altro materiale di repertorio, il film prosegue per racconti: l'esperienza dell’architettura radicale; il lavoro con la Olivetti che negli '70-'80 era una delle aziende più importanti al mondo nel campo delle macchine da scrivere e dei calcolatori (Programma 101 è stata il primo calcolatore personale da cui sono derivati gli attuali PC); l’importante collaborazione con Ettore Sottsass e l’avventura di Memphis, il movimento fondato insieme ad Ettore Sottsass, che si inspira ad un brano che ascoltavano continuamente insieme, Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again, dal disco Blonde on Blonde di Bob Dylan; la fervida sperimentazione con l'azienda Abet laminati: “avevamo in quel periodo un immagine solare del futuro”, racconta De Lucchi.

E poi ancora l'esperienza della costruzione del Ponte della Pace a Tbilisi, capitale della Georgia, città dalle molteplici distanze culturali ed etniche: una passerella che collega la parte antica della città con quella nuova, una scultura di luce al centro della quale si crea una “piazza”, luogo di incontro, intrattenimento e scambio culturale; la progettazione della lampada Tolomeo, divenuta un'icona del design italiano, progettata per l'azienda Artemide nel 1985; l'importanza del lavoro come dimensione emotiva e gratificante dell'esistere sulla terra, tra artigianato ed elettronica, tra emotività e razionalità.

Infine, a chiusura del film, il Chioso, nome scelto dall'architetto al suo buen ritiro ad Angera, e la creazione di piccole casette in legno che De Lucchi costruisce con una motosega, oggetti che realizza nel tempo libero, tra un impegno professionale e l'altro. Le casette, come le definisce De Lucchi, sono oggetti che mettono insieme mondi: artigianato e tecnologia, sperimentazione e calore. Sembra proprio essere questo il segreto per creare poesia: mettere insieme cose che appartengono ai mondi che abbiamo percorso ed abitato.

 

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