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A Chelsea e al MoMA l’arte è atemporale

Jorge Pombo, Istanbul-New York, courtesy Bernard Delacroix Gallery

Jorge Pombo, Istanbul-New York, courtesy Bernard Delacroix Gallery

Un pittore spagnolo, un gruppo di artisti americani e il Gruppo Memphis di Milano: tre mostre, alla Bertrand Delacroix, alla Koenig & Clinton e al MoMA, raccontano un panorama artistico in cui domina una ricerca tra spazio e tempo che guarda alla cibernetica e rifiuta l'eternità

 

Per la pittura newyorchese è il momento della quarta dimensione, il tempo. Soprattutto per negarlo. È il caso di Jorge Pombo, pittore nato a Barcellona ma residente a Manhattan da diversi anni, che espone i suoi lavori in una personale alla galleria Bertrand Delacroix di Chelsea. Costui fonde il ricordo delle sagome architettoniche di Roma con quelle di Dublino, quelle di Madrid con quelle di Istanbul, quelle della città del Vaticano con quelle di Manhattan e via dicendo, con precisi riferimenti topografici e cartografici infilati tra i mattoni delle case. Il tutto in un linguaggio cromatico nuovo e luminoso, e con una cosciente ricerca di valori spirituali e sociali che trascendano il tempo e il luogo. “Forzo le immagini a condividere lo spazio della tela; cerco di raccontarle in termini umani, ma non rappresento gli uomini, solo le loro impronte”, dice.

Una ricerca anch’essa cronologica e spaziale, e ugualmente mirata a risultati estetici che rendano impossibile assegnarne i prodotti a un periodo o a una scuola è intanto in corso al museo d’arte contemporanea, il MoMA. A questa mostra di gruppo, intitolata The Forever now – Contemporary painting in an Atemporal World partecipano diciassette artisti in maggioranza americani che in una specie di manifesto  affermano che il presente momento culturale è caratterizzato da un rifiuto dell’arte di definirsi o misurarsi attraverso una identificazione temporale. La maggioranza si rifà anche alle speculazioni di uno scrittore di fantascienza, l’americano-canadese William Gibson detto il “profeta nero” dell’era cibernetica, che per primo aveva usato il termine “atemporalità” per descrivere un prodotto artistico che non rappresenta – nel suo stile, contenuto o medium – il tempo da cui proviene. 

Gli artisti partecipanti sono Richard Aldrich, Joe Bradley, Kerstin Bratson, Matt Connors, Michael Eichwald, Nicole Eisenman, Mark Grothan, Charline von Heyl, Rashid Johnson, Julie Mehretu, Dianna Molzan, Oscar Murillo, Laura Owens, Amy Sillman, Josh Smith, Mary Weatherford e Michael Williams.

Alle influenze citate da questo gruppo di artisti è tuttavia senz’altro da aggiungere quella del Gruppo Memphis di Milano, il cui medium è piuttosto quello delle “arts and crafts”, capeggiato da Ettore Sottsass a partire dalla fiera milanese del mobile del 1981; ed è una coincidenza certamente notevole che questo gruppo, che considera irrilevanti le classificazioni stilistiche e le identificazioni per “periodo”, espone anch’esso in questo momento a Chelsea nella galleria Koenig & Clinton. “La gente che lavora con Memphis non si pone nessuna idea estetica di carattere metafisico o assoluto, e tanto meno protesa nell’eternità” – è il detto di Sottsass che viene affisso a motto di questa esposizione. “Oggi tutto quello che uno fa è consumato. Noi di Memphis ci dedichiamo alla vita, non all’eternità”. Insieme a Sottsass esibiscono Martine Bedin, Andrea Branzi, Aldo Cibic, Michele De Lucchi, Shiro Kuramata, Peter Shire e George Sowden.

 

Introducing Jeorge Pombo, alla Bertrand Delacroix Gallery, 535 West 25th St., fino al 17 gennaio.

The Forever now – Contemporary painting in an Atemporal World al MoMA fino al 5 aprile. 

The Memphis Group, alla Koenig & Clinton Gallery, dal 2 al 31 gennaio.

 

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