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Tre mostre al Jewish Museum di New York, tra arte ebraica e contemporaneo

Il Jewish Museum di New York è ospitato nella Warburg House, il più grande palazzo unifamiliare della città

Il Jewish Museum di New York è ospitato nella Warburg House, il più grande palazzo unifamiliare della città

Spaziano dall'oggettistica giudaica antica fino a opere di una modernità esasperata e plastica le tre mostre in corso fino al 9 di agosto al Jewish Museum di New York. Giocando con i concetti di unicità e molteplicità e con un tocco di umorismo nero, il museo costruisce un eclettico dialogo artistico (In English)

 

Ospitato nell'edificio della Warburg House, datato 1908 (Felix Warburg era un banchiere ebreo tedesco), uno dei più grandi palazzi unifamiliari di New York Citiy, il Jewish Museum di New York ha di recente inaugurato tre mostre una delle quali attinge quasi interamente alla collezione di arte giudaica del museo stesso mentre le altre due includono anche lavori sperimentali di artisti contemporanei. Le tre mostre sono in corso fino al 9 di agosto.  

La direttrice del Jewish Museum, Claudia Gould, ha presentato Repetition and Difference in Art, mostra che esplora i concetti di aura di unicità e molteplicità nell'arte; inquietanti fotografie sono in mostra per Laurie Simmons: How We See; il dipinto Seder di Nicole Eisenman (2010), commissionato dal Jewish Museum, è il cuore della mostra, Masterpieces & Curiosities, composta da ritratti e pezzi provenienti dalla vasta collezione del museo e raramente accessibili al pubblico.

Il pubblico tende a tenere in alta considerazione l'originalità e l'unicità nell'arte, mentre copie della stessa opera d'arte sono spesso svalutate: sono questi i concetti alla base di Repetition and Difference. Attraverso 350 opere d'arte contemporanea, giudaica e oggetti archeologici, l'esposizione mostra come sottili variazioni nella forma, nel colore o nel design possano rivelare intriganti informazioni sulla creazione delle opere e sul loro significato, a volte svelando indizi sul processo creativo, sulla produzione artistica, sui valori sociali o anche sulle condizioni politiche.

Portaspezie in argento, Polonia e Russia, sec. XIX

Portaspezie in argento, Polonia e Russia, sec. XIX

Il team composto da Susan L. Braunstein, curatrice di archeologia e arte ebraica, dal vice direttore Jens Hoffman e dall'assistente curatore Daniel Palmer ha messo insieme grandi gruppi di oggetti apparentemente identici: lampade di Hanukkah, contratti di matrimonio iraniani dei secoli Diciannovesimo e Ventesimo, monete coniate nell'antico Libano, contenitori per mezuzah, eleganti portaspezie in argento. Oggetti che nella mostra sono esposti in dialogo con opere contemporanee che evocano le caratteristiche della produzione di massa o il tentativo di umanizzare i materiali attraverso variazioni sugli stessi temi, realizzate a mano.

La parete di 45 lampade di Hanukkah, apparentemente identiche, del Diciottesimo e Diciannovesimo secolo a un primo approccio impressiona il visitatore per uniformità e molteplicità. Uno sguardo più attento rivela tuttavia difetti e differenze, in contrasto con quella sensazione iniziale di conformità. Uno sguardo più approfondito racconta le storie che ci sono dietro, storie sui materiali utilizzati, sui cambiamenti nella simbologia, sui temi condivisi.

Più enigmatici sono i 37 contenitori di spezie di manifattura polacca, densi di significati mistici e i cui decori rappresentano frutta – mele, pere o melograni – in cima a steli di fiori e serpenti, associati con la celebrazione del Shabbat e, per estensione, con la cacciata dal giardino dell'Eden.

A complemento della mostra, il museo ha in programma diversi incontri tra cui The Lines of Distinction di Susan L. Braunstein in cui si parlerà degli oggetti raccolti in  Repetition and Difference in Art. 

Simmons

Laurie Simmons: How We See/Ajak (Violet), 2015 ┬® Laurie Simmons, courtesy the artist and Salon 94

Dedicata a un'artista nota soprattutto per le sue foto di bambole e per la nostalgia degli anni '40, '50 e '60, Laurie Simmons: How We See è una serie di ritratti formali, su sfondi color sorbetto, di bellissime modelle che, con sguardo alieno, fissano all'infinito verso gli spettatori. Soltanto leggendo le note illustrative del museo si scopre che i truccatori Landy Dean e James Kaliardos hanno utilizzato le palpebre delle modelle come tele,  dipingendovi sopra dei finti occhi. Le particolarissime camicie indossate nei ritratti sono disegnate da Rachel Antonoff. La mostra occupa l'ex sala da pranzo utilizzata dai lavoratori della Warburg House, dove Simmons ha sentito che lo spazio richiedeva una "ritrattistica di natura regale". Per Simmons, la mostra rappresenta un punto di partenza. "Voglio interagire con la cultura online –  ha detto – Esiste una vera e propria cultura intorno alla pratica di dipingersi le palpebre tra le ragazze online e mi sembra una metafora per le maschere che noi donne indossiamo all'esterno… qualcosa come un burqa metafisico".

Il processo è un elaborato commentario all'azione quotidiana con cui le donne ogni giorno “indossano il loro volto” e riecheggia, per coincidenza, la psicologia utilizzata per attirare le donne di tutte le classi dalla magnate del trucco Helena Rubinstein, cui è dedicata una mostra che chiude proprio in questi giorni al Jewish Museum.

Nicole Eisenman (b. 1965) Seder, 2010

Nicole Eisenman (b. 1965) Seder, 2010

Vino, pane azzimo, piatti per il seder riempiono la tavola circondata da parenti, ritratta in Seder (2010) di Nicole Eisenman, un dipinto commissionato dal Jewish Museum come parte di Shifting the Gaze: Painting and Feminism (2010 – 2011). Dalle mani disegnate in stile cartone animato che spezzano il pane azzimo fino agli anziani deformati rappresentati da figure che si sciolgono, al bambino che gioca con il cibo e all'adolescente annoiato, il dipinto è intriso di critica sociale ed è il punto focale della mostra Masterpieces & Curiosities.

Seder è esposto come parte di una galleria di quadri che comprende dipinti dal 1920 al 1970 di Moses e Raphael Soyer, Edouard Vuillard, Daniel Oppenheim, oltre che ritratti più contemporanei come Silent Conversation di Avraham Ofek. Anche se non tutti i dipinti ritraggono la tavola del Seder, sembra esserci un dialogo tra le varie opere. Ma è l'opera di Eisenman quella più incisiva nella sua schiettezza, e nel suo essere controversa, nel suo umorismo nero e in quello sguardo ben poco romantico a un Seder visto attraverso gli occhi di più generazioni.

 

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