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Follie da archistar, la decadenza dell’architettura tra Roma e New York

Immagine dell’EUR dal film di Fellini “La Dolce Vita”.

Immagine dell’EUR dal film di Fellini “La Dolce Vita”.

Tra grandi opere (incompiute), simbolismi e misteri, l'architettura delle archistar sembra essere diventata sinonimo di spreco e decadenza. A Roma e a New York due esempi di quanto sia stato breve il passo dalla stravaganza alla catastrofe (Read in English)

L'Eur è un quartiere di Roma costruito durante il fascismo per ospitare l’Esposizione Universale del '42 e mostrare al mondo il "genio della civiltà romana". Coordinati da Piacentini, i migliori architetti dell'epoca accesero un vivace dibattito su quale dovesse essere lo stile architettonico da adottare per la trasformazione dell'area di Roma che porta "dalle terme di Caracalla al mare" dando vita ad un laboratorio creativo di sviluppo territoriale ancora oggi considerato di grande attualità. A causa della Seconda Guerra Mondiale, quell’esposizione non fu mai inaugurata, ma nell'immaginario di molti registi italiani l'Eur diventò presto uno spazio urbano dalle straordinarie potenzialità. Primo fra tutti ad amarlo fu Federico Fellini, che trovava ispirazione tra i suoi spazi metafisici. L’Eur ha continuato ad evolversi negli anni come luogo dove si poteva azzardare l'inserimento di nuove forme, una sorta di carta bianca su cui scrivere il futuro dell'architettura, fino a qualche anno fa con il nuovo centro congressi noto come La Nuvola progettata dell'architetto romano Massimiliano Fuksas.

La Nuvola era destinata a diventare il nuovo simbolo di architettura contemporanea per l'Eur, per Roma e per l’Italia. Oggi, tra le grandi opere dello scorso secolo, tra una moltitudine di nuovi cantieri, giace senza vita quella Nuvola, uno dei più grandi misteri della capitale. Certamente diventata un simbolo per Roma, rappresenta lo spreco, la lentezza burocratica e l’incapacità italiana. Pochi ricordano quando sia iniziato il cantiere, ma proviamo insieme a ripercorrere le tappe della sua storia (incompiuta). Alla vigilia del grande Giubileo del 2000, l’allora sindaco Francesco Rutelli propose un grande concorso internazionale di architettura per la progettazione del “Nuovo Centro Congressi Italia”. L’obiettivo dichiarato, indubbiamente ambizioso, era quello di dotare la capitale di una struttura all’avanguardia e fortemente iconica che trasformasse Roma in una delle vetrine per l’architettura contemporanea. A vincere fu Massimiliano Fuksas, archistar di fama mondiale, con un progetto irresistibile: una mega struttura di 55.000 mq fatta di acciaio e vetro, al cui interno ci sarebbero state sale conferenze, aree commerciali, un albergo, e un’enorme teca di vetro, un parallelepipedo dal sapore razionalista, un volume puro e completamente trasparente che racchiudeva al suo interno, una forma sinuosa in sospensione: la “Nuvola” appunto. Dal carattere dichiaratamente espressionista, in questa teca sarebbe stato ospitato il mastodontico auditorium da 10.000 posti. Oggi, quasi un ventennio più tardi e un Giubileo dopo, Roma attende ancora di poter vedere conclusa quest’opera che si è trasformata ormai, suo malgrado, nel simbolo della disfatta di un paese.

La Nuvola di Fuksas: il cantiere.

La Nuvola di Fuksas: il cantiere.

Per i suoi sostenitori dell’epoca però non sembravano necessarie altre informazioni, era sufficiente la promessa che questa struttura sospesa avrebbe spostato l'attenzione finalmente su Roma, una città "accusata talvolta di essere immobilizzata dal suo glorioso passato", ad alimentare un senso di fiducia per "questo progetto innovativo, che porterà prestigio ed eleganza alla capitale", senza però domandarsi come sarebbe stato possibile realizzarla e soprattutto a quale prezzo. Inizialmente l'opera sarebbe dovuta costare 130 milioni di euro, ma tra un appalto e l'altro il costo è stato presto raddoppiato, raggiungendo cifre abnormi in particolare per una città che al momento non possiede risorse sufficienti nemmeno a far circolare i propri autobus.

La prima pietra fu posta, tra gli abituali proclami, solo nel dicembre 2007 e la spesa, in massima parte doveva essere a carico di EUR SPA, una società privata ma a capitale pubblico, controllata per il 90% dal Ministero dell'Economia e Finanza e per 10% dal Comune di Roma, che è, di fatto, proprietaria del quartiere e degli edifici di rappresentanza. Condizione questa alquanto anomala visto che che la società fu istituita in origine per l’organizzazione, vana, dell’Esposizione Universale del '42 e, da allora, misteriosamente sopravvivendo, non senza scandali, sino ad oggi. Da quella prima pietra si sono sviluppate tristi vicende intorno al Centro Congressi e ad oggi non ci sono fondi per il completamento. Persino l’architetto Fuksas è stato licenziato a seguito di aspre dichiarazioni, mentre EUR SPA ha in questi ultimi mesi tentato un colpo di mano con una mossa sconcertante: cambiare il proprio statuto per poter mettere in vendita parte del prestigioso patrimonio immobiliare, tra cui figurano edifici storici di grande importanza come alcuni musei e l’Archivio Centrale dello Stato, in modo da mettere insieme i fondi per completare così questo sciagurato cantiere.

La Nuvola di Fuksas: un plastico di presentazione del 1998.

La Nuvola di Fuksas: un plastico di presentazione del 1998.

Piuttosto che evocare la leggerezza di una nuvola, il cantiere sembra rappresentare la pesantezza della situazione romana di oggi. Quello che doveva diventare il nuovo centro congressi, assume oggi le sembianze di un cetaceo d’acciaio agonizzante dopo essersi spiaggiato: una triste metafora del paese.

Rimanendo in tema di sprechi e progetti over-budget, osserviamo cosa succede sull’altra sponda dell’oceano per uno dei più attesi e discussi progetti di New York: la costruzione del World Trade Center Transportation Hub, che negli ultimi mesi ha destato l’attenzione di cittadini ed esperti del settore provocando grandi critiche e persino veri e propri attacchi.

Il suo architetto, lo spagnolo Santiago Calatrava, è anche lui conosciuto per essere una archistar del XXI secolo. Molti dei suoi ammiratori definiscono il suo stile delicato e possente allo stesso tempo, paragonando le sue opere a gigantesche strutture che esaltano una decisa devozione per le forme. Ancora più numerosi sono però i cittadini, architetti, docenti universitari e costruttori che credono che Calatrava sia un architetto arrogante e poco moderato, che da anni ormai stia semplicemente accumulando una lunga lista di progetti dolorosamente segnata da pesanti sorpassi di costi di costruzione, ritardi e disguidi. In Italia è famoso e famigerato per il cantiere ciclopico – ovviamente interrotto – della Città dello Sport di Tor Vergata, le famose Vele e per aver costruito nel 2008 il Ponte della Costituzione che a Venezia collega Piazzale Roma alla Stazione Santa Lucia, per il quale è in causa con il Comune che ha chiesto un risarcimento di 3,8 milioni di euro per i costi nettamente superiori a quelli dichiarati durante la gara d'appalto e per le spese di riparazione finora sostenute. Una delle cause principali, e forse la più ovvia, è che Calatrava invece di progettare spazi funzionali, sembra ambire esclusivamente alla singolarità: "il mio obiettivo è sempre quello di creare qualcosa di eccezionale che possa accrescere la bellezza di una città e arricchire la vita dei cittadini", dice.

Gli ultimi giorni di cantiere per il World Trade Center Transportation Hub.

Gli ultimi giorni di cantiere per il World Trade Center Transportation Hub.

La vicenda che oggi sta catturando l'attenzione delle testate di giornali internazionali iniziò dieci anni fa, durante la conferenza indetta per discutere la costruzione di una grandiosa opera pubblica nel World Trade Center di New York. Durante quella conferenza molti ricorderanno Calatrava che cercava confusamente parole per descrivere la sua monumentale idea, finché stanco del disperato tentativo, scendeva dal podio per prendere carta e penna e finalmente liberare le sue idee con uno schizzo: l'immagine di una bambina che lascia volare una colomba. L'immagine era l'ispirazione per la forma della vasta struttura in vetro e acciaio, che sarebbe dovuta diventare il cuore della rete di subway che converge a Lower Manhattan. "Sarà una fiamma di speranza per la città oscurata dall’attacco terroristico del 9/11", disse. Il progetto era naturalmente carico di simbolismo.

Un decennio dopo, questo perno di transito è costato il doppio sia in termini di budget che di tempo rispetto a quanto era stato promesso durante quella conferenza. Varianti al progetto (quasi tutte di ordine strutturale), l'hanno reso più simile ad uno stegosauro che ad una colomba e naturalmente la stazione più costosa del mondo, raggiungendo quasi i 4 miliardi di dollari. Negli ultimi quattro anni infatti, tutto sembra essere andato storto: requisiti di sicurezza hanno aumentato il numero di colonne rendendo l'intera struttura più pesante di come doveva essere; le priorità di costruzione sono cambiate, i costi aumentati, e piano piano i critici hanno iniziato a definire il progetto "una catastrofe" mettendo la stazione, aperta da poco più di un mese, sotto il mirino proprio per il suo design. Così Calatrava, nel suo intento di realizzare un progetto stravagante e futuristico per il World Trade Center Hub, ha raggiunto un risultato che minaccia di rovinare per sempre la sua reputazione. Dopo anni di ritardi e di incremento di costi, questo edificio a forma di uccello, sembra stia certamente prendendo il volo, ma solo come stazione di treni più costosa mai costruita.

 

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