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Le gallerie d’arte a SoHo sono ancora vive e vegete

di Kathleen Farrell

Dopo un momento di gloria agli inizi degli anni '70, in anni più recenti SoHo non è più stato l'epicentro delle gallerie d'arte newyorchesi, spostato più verso Chelsea, Lower East Side e Brooklyn. Eppure oggi, grazie al Soho Arts Network, le arti visive in questo quartiere sembrano essere più vive e vegete che mai... / Read in English

Nel 1971, quando Leo Castelli aprì la sua galleria al 421 di West Broadway, il quartiere newyorchese di SoHo doveva ancora vedere i suoi giorni di gloria. Il trasferimento downtown della Leo Castelli Gallery fu simbolo di un grande cambiamento nel mondo delle gallerie d'arte della Grande Mela e molte di esse seguirono questo esempio, trasferendosi a SoHo. La Leo Castelli Gallery era la più importante dell’epoca, sia per artisti rappresentati, fra cui si annoveravano Jasper Johns, Frank Stella e Roy Lichtenstein, sia per le attività espositive. Castelli fu uno dei primi galleristi a dare agli artisti da lui rappresentati uno stipendio, indipendentemente dalle vendite delle opere di ciascuno. È inconfutabile che le gallerie di Leo Castelli ed Ileana Sonnabend (gallerista, curatrice, imprenditrice e moglie di Castelli all’epoca) trasformarono il quartiere, rendendo SoHo il centro dell’arte contemporanea statunitense.

In anni più recenti, l’epicentro delle gallerie d’arte newyorchesi si è spostato a Chelsea, Lower East Side e Brooklyn. SoHo sembrava aver perso il proprio spirito artistico e la propria importanza nel contesto culturale di New York. Esiste però ancora una comunità artistica fiorente nel quartiere. Creato nel 2014 per contrastare questo stereotipo e rivitalizzare l’importanza delle attività culturali e artistiche dell’area, il Soho Arts Network nasce dalla collaborazione fra oltre quindici organizzazioni non-profit devote alle arti visive. Con l’arrivo dell’autunno, il Soho Arts Network presenterà una serie di mostre che renderanno il viaggio downtown ancora più piacevole e interessante. Durante il mio internship al Center for Italian Modern Art, ho esplorato alcuni di questi spazi espositivi.

Apexart

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ÔÇ£AgonyÔÇØ (1930). Ph: Jason Wierzbicki (Courtesy of The Richard Pousette-Dart Estate)

Per inaugurare l’autunno, Apexart presenterà Life After Death and Elsewhere, progetto sviluppato in collaborazione con i detenuti del braccio della morte del carcere di Nashville, in Tennessee. Organizzata da Robin Paris and Tom Williams, professori di Design & Film al Watkins College of Art di Nashville, e aperta al pubblico dal 10 settembre al 24 ottobre, la mostra presenterà opere di natura commemorativa realizzate dai detenuti. In seguito ad un fermo alle esecuzioni per quasi sei anni, infatti, lo stato del Tennessee ha recentemente annunciato un nuovo calendario che comprende dieci esecuzioni a breve termine. Le opere in mostra, presentando la vita e le difficoltà della vita in carcere, presentano all’interno di uno spazio artistico e culturale la realtà emotiva, creativa, e psicologica di coloro che le hanno realizzate.

The Drawing Center

Dopo aver presentato nel mese di agosto la serie Open Sessions 4, il Drawing Center inaugurerà la propria stagione autunnale con un evento di tre giorni, dal 11 al 13 settembre, dal titolo Drawing Sound Part II: String Noise, incentrato sulla combinazione artistica fra suono, disegno, e performance. Sarà poi di particolare interesse la mostra, che si inaugurerà in ottobre, Richard Pousette-Dart: 1930s. L’esposizione, incentrata sulle opere degli anni Trenta di Pousette-Dart (1916-1992), esplorerà l’influenza dell’astrazione e la geometria nel lavoro di questo membro del New York Abstract Expressionism. Seguendo un filo conduttore cronologico, sarà interessante poter fare un paragone fra le opere di Pousette-Dart e quelle, realizzate negli stessi anni e in mostra da ottobre al Center for Italian Modern Art, di Giorgio Morandi.

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ÔÇ£Model for a Monument to the Executed and to Those Who Died Awaiting Execution (for Legislative Plaza in Nashville)ÔÇØ (2015)

Judd Foundation

La Judd Foundation a breve concluderà la sua stagione estiva con il finissage della mostra Make art, not pipelines Get in on the Ground Floor: Dan Flavin, 2 Works, che terminerà il 19 settembre. Curata da Flavin Judd, co-presidente della Judd Foundation, la mostra include una gamma di opere del minimalista statunitense Dan Flavin. Il nome di battesimo di Flavin Judd deriva proprio dalla grande amicizia fra il padre, Donald Judd, e Dan Flavin, una cui opera è installata permanentemente all’interno della fondazione, nella stanza da letto di Judd. Da amante del Minimalismo quale sono, sia nella vita che nell’arte, ho trovato questa mostra semplice e rinfrescante.

Le due opere di Flavin in mostra, Untitled (1969) e In memory of Sandy Calder (1977), dialogano e illuminano le opere di Judd circostanti. In armonia con la collezione originale di libri e mobili di Donald Judd, la mostra offre la possibilità alle opere fluorescenti di Flavin di dominare lo spazio e segna la prima occasione, ma non l’ultima, in cui la Judd Foundation presenta una installazione nei propri spazi al 101 di Spring Street. Sarà dunque di grande interesse vedere quali altri progetti e installazioni la fondazione presenterà in futuro. La mostra è gratuita ed aperta il venerdì e sabato dalle 13 alle 17.30.

The Renee & Chaim Gross Foundation

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ÔÇ£Make art, not pipelinesÔÇØ (Courtesy of Judd Foundation)

La mostra estiva della Renee & Chaim Gross Foundation, The Word of Modern Art: Artists as Writers, sarà aperta al pubblico fino alla fine di ottobre. In caso non abbiate avuto ancora modo di visitare questa fantastica casa museo e studio d’artista, vi consiglio vivamente di affrettarvi! Nel corso della sua lunga carriera, lo scultore Chaim Gross (1904-1991) collezionò numerose opere di artisti a lui contemporanei. La mostra illustra opere scritte e visive di oltre venti artisti vicini a Gross, installate in modo tale da presentare la concezione artistica di Gross. È particolarmente piacevole, ma anche di grande inspirazione. A differenza delle installazioni metodicamente organizzate che si vedono ormai nella maggioranza degli spazi d’arte, questa mostra offre una concezione espositiva non convenzionale. La disposizione delle opere scultoree assieme a serie di paesaggi e ritratti dipinti, presentati in cornici dalle forme più varie, la rende una composizione visiva simile a quella presentata dalla Barnes Foundation di Philadelphia. Affascinante e provocatoria, è una mostra da non perdere.

Le arti visive sembrano dunque essere vive e vegete nel quartiere storico di SoHo. Il Soho Arts Network ha numerosi programmi ed eventi in preparazione per questa nuova stagione espositiva. Vale la pena tenersi aggiornati sulle tante iniziative organizzate.


*Kathleen Farrell è una stagista del programma estivo del CIMA.

Questo articolo viene pubblicato, nella versione inglese, anche sul blog del Center for Italian Modern Art.

 

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