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Il lato grafico di Alberto Burri. Da Luxembourg & Dayan la mostra “Grafica”

Una veduta dell'installazione alla galleria Luxembourg & Dayan. Foto: Tom Powel

Una veduta dell'installazione alla galleria Luxembourg & Dayan. Foto: Tom Powel

In occasione del cenenario della nascita di Alberto Burri, un'altra galleria newyorchese rende omaggio all'artista italiano. Da Luxembourg & Dayan sono esposti lavori di grafica che dialogano con quelli esposti in questi giorni al Guggenheim. Tra serigrafie e acqueforti, sono riconoscibili temi, materiali e colori tipici del percorso artistico di Burri

Ancora una mostra a New York dedicata ad Alberto Burri, in celebrazione del centesimo anniversario della nascita. La galleria Luxembourg & Dayan, nell'Upper East Side di Manhattan, dal 17 settembre al 24 ottobre, ospita una serie di opere raggruppate nella mostra intitolata Burri: Grafica, in coincidenza anche con la grande retrospettiva che si tiene al Guggenheim Museum.

Presenti alcune delle opere meno conosciute dell'artista, spaziando da cretti, inchiostri stampati in alta pressione e acquetinte fuligginose prodotte a caldo, provenienti dalla Fondazione Burri Palazzo Albezzini, di Città di Castello.

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Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri Palazzo Albezzini

Burri, visto ancora come uno tra gli innovatori dell'astrattismo novecentesco, viene considerato non solo come pittore, ma come un ingegnoso stampatore, che ha cercato di superare sfide tecniche e di spingere i confini sia degli strumenti che dei materiali utilizzati”, ha affermato Bruno Corà, presidente della Fondazione, durante un evento organizzato dalla galleria per presentare la mostra.

I lavori di Burri presenti in mostra, presentati insieme per la prima volta negli Stati Uniti, sono raccolti in serie che raggruppano le opere a seconda della tecniche utilizzate, evidenziando l'evoluzione artistica dal 1971 fino al 1994. 

L'artista, celebrato per le sue indagini implacabili su materiali grezzi, così come per la sua costante ricerca di astrazione, si avvicinò al mondo dell'incisione e della stampa in una sorta di lavoro da laboratorio, un terreno interessante per la sperimentazione. Lavorare in stampa diede a Burri l'opportunità di collaborare con una gamma di stamperie,  inclusa la famiglia Rossi della Stamperia 2RC di Roma, Fausto Baldessarini a Fano e Mixografia a Los Angeles (dove Burri passava gli inverni con la moglie Minsa Craig), e di  estendere la portata della sua opera al grande pubblico attraverso la produzione di multipli.

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Una veduta dell’installazione alla galleria Luxembourg & Dayan. Foto: Tom Powel

Una delle prime incursioni di Burri nella stampa fu con la serie di Cretti del 1971 che comprende otto opere monocromatiche su superfici sature di vernice e su una miscela di pigmenti, acqua e vinavil essiccati. Attraverso un processo di acquatinta ed incisione, questi cretti formano superfici irregolari: una miscela di gesso è applicata su una piastra di bronzo e successivamente la superficie viene sigillata con una vernice resistente e dell'acido viene versato sulla piastra di bronzo, fermando le parti non sigillate.

La serie di dieci stampe chiamata Multiplex (1981) è considerata come un'espansione dei dipinti  in celotex, denominati dall'artista Cellotex.  Nei Multiplex, composti da acrilico e vinavil, Burri sperimenta il montaggio a mano dei cartoni, dando ad ogni dipinto un tono di colore diverso, dal rosso, al nero fino al marrone e apportando in essi delle incisioni o pieghe, per creare giochi di spazio.

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Le serigrafie con fogli d’oro, esposte alla galleria Luxembourg & Dayan. Foto: Tom Powel

A seguire, la serie Mixoblack del 1988, anch'essa ricollegabile ai Cellotex. È invece datata 1993 la serie Oro e Nero, di serigrafie e fogli d'oro: queste stampe sono considerate tra i più significativi lavori di grafica di Burri e sono state realizzate negli ultimi due anni della sua vita alla Stamperia Fausto Baldessarini di Fano.

Le qualità formali ruotano attorno a una giustapposizione di sezioni di due tonalità di inchiostro nero, serigrafato su carta, e un foglio d'oro sottile, che riflette inversamente la luce. Qui l'artista gioca con le forme creando nei fogli d'oro, dei triangoli, dei semi cerchi e dei trapezi, i quali donano straordinaria luminosità, simile agli sfondi e ai motivi trovati nei mosaici bizantini.

Stessa identica tecnica è quella utilizzata per la serie Trittico del 1994, dove Burri combina nero, bianco e oro, usando forme arrotondate. La mostra si chiude con la serie di dieci stampe Monotex (1994), che comprende una tecnica molto simile a quella usata nella serie Multiplex.

Burri è considerato uno tra i geni dell'arte – ha concluso Bruno Corà – Le opere esposte sono raccolte in serie, e quindi non possono essere proposte singolarmente,  per la loro unicità e per la comunanza dei dettagli che le compongono. I suoi lavori hanno fatto il giro del mondo, inserendo l'artista nel panorama artistico internazionale”. 

 

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