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Un autunno di mostre inaspettate a New York

Incisione iniziale, firmata al centro e intorno da Leo(nardo) da Vi(n)ci, di un volume di stampe di incisore anonimo, pubblicato a Milano intorno al 1498; in mezzo, la matrice; a destra, la copia ripresa da Dürer e firmata al centro col suo monogramma

Incisione iniziale, firmata al centro e intorno da Leo(nardo) da Vi(n)ci, di un volume di stampe di incisore anonimo, pubblicato a Milano intorno al 1498; in mezzo, la matrice; a destra, la copia ripresa da Dürer e firmata al centro col suo monogramma

Una mostra al Metropolitan Museum of Art svela che i primi arabeschi da cui deriveranno le stampe oggi utilizzate nel settore della moda, sono nati dalla mente di Leonardo. Un'altra ci porta nel mondo Zen dell'arte giapponese. Un'altra ancora, a L’Antiquaire and the Connoisseur è interamente dedicata alle sedie

New York è una città di dozzine di mostre d’arte a volte non solo bellissime, ma del tutto inaspettate.Voi sapevate che dal cervello vulcanico di Leonardo fossero scaturiti i primi arabeschi da cui, a loro volta, sarebbero discesi i moduli di disegno a stampa per quella che oggi chiamiamo moda? Io no. L’ho appreso dalla favolosa esibizione in corso al Metropolitan Museum of Art intitolata Fashion and Virtue, Textile Patterns and the Print Revolution, 1520-1620 – cioè l’illustrazione di un rapporto, a tutta prima poco comprensibile, tra moda e virtù, dell’evoluzione dei modelli di tessuto e di una conseguente rivoluzione nella stampa, il tutto tra il 1520 e il 1620.  

Esplorando un territorio che a me risulta del tutto nuovo, questa mostra scopre non solo quella sfaccettatura della mente leonardesca ma importanti aspetti storici, economici e sociali come, ad esempio, il rapporto tra l’ornamento e la “virtù” inventato secoli fa dai maschi come uno dei tanti espedienti per tenere sottomessa la controparte femminile; o le conseguenze economiche, estetiche e sociali dell’importazione dei bachi da seta. La mostra, che si è aperta in questi giorni, incomincia proprio con quei lunghi ghirigori a firma di Leonardo, tondi con sette stelle a sei punte allacciate, riuniti in una serie di sei stampe intorno al 1498 e ricordati come “I nodi vinciani”;  ripresi, variati e ripubblicati a Norimberga intorno al 1507 da Albrecht Dürer, i ghirigori passano le Alpi e si diffondono, come ornamento dell’abbigliamento, in tutta Europa. 

Segue nel 1556 un libro di Hans Hofer stampato a Francoforte sul Meno con i primi modelli a stampa dedicati esplicitamente alla nascente moda, poi esplode, nella seconda parte del secolo e nel Seicento, la mania per i ricami, i modelli a stampa, il disegno insomma destinato ai tessuti e alla moda. 

pannello

Ponte con salici piangenti”, paravento giapponese ┬ásu sei pannelli del periodo Momoyama (1573-1615) , inchiostro, rame e oro su carta, dalla mostra “Celebrating the Art of Japan” al Metropolitan Museum of Art

Quanto al rapporto tra il ricamo, che viene fatto risalire ad un’occupazione preferita della Vergine Maria, e la virtù, la documentazione presentata dalla mostra è tanto significativa quanto sorprendente. Ma per seguire tutti i risvolti di queste storie non c’è che da visitare, se possibile, la mostra, tanto più che in questo momento ce n’è un’altra allo stesso museo, intitolata Celebrating the Arts of Japan – The Mary Griggs Burke Collection che è altrettanto prodigiosa e incantevole. La signora Mary Griggs Burke, che aveva creato durante la propria vita la più vasta raccolta privata di opere giapponesi tra il Decimo e il Ventesimo secolo esistente al mondo fuori del Giappone, ne ha lasciato buona parte in eredità al Metropolitan Museum alla sua morte tre anni fa e adesso il museo ne espone al pubblico una selezione che, nell’insieme, dà veramente un senso nuovo della nobiltà e grandezza d’animo da cui è sfociata attraverso i secoli la più bella arte di quel paese lontano. 

Un particolare accento spirituale, documentato dalla mostra, deriva soprattutto dalla fusione tra estetica e buddismo nella sua variante Zen, che è insieme religione, filosofia e estetica, particolarmente e amorosamente rivolte alla natura. I temi della mostra sono perciò universali e finiscono con l’oltrepassare i confini della geografia e della storia, come testimoniato, per esempio, da un indicibile paravento giapponese della fine del XVI secolo che potrebbe facilmente essere scambiato con un affresco murale del primo Novecento americano.

sedia

Sedia girevole di Giuseppe Gegenbach detto Canabas, Parigi 1766, dalla mostra “Please be seated” alla Galleria “L’Antiquaire and The Connoisseur” a 73rd St. and Madison Avenue, New York

Per concludere con un altro esempio la rassegna di queste inaspettate  mostre dell’autunno newyorchese ne citerò  una intitolata Please be Seated, interamente dedicata all’argomento “sedie”, illustrata da una selezione, appunto, di questi confortevoli oggetti attraverso gli ultimi secoli in diversi paesi europei. L’esposizione, dal titolo traducibile in un bel “si sieda, prego”,  è in corso presso una delle più antiche e importanti case di antiquariato di Manhattan, L’Antiquaire and the Connoisseur nell'Upper East Side. Essa è stata curata da Helen Costantino Fioratti che oltrechè proprietaria della galleria è una delle massime esperte di mobilio antico, su cui ha scritto numerosi libri. 

Mentre per vedere le due mostre al Met c'è tempo, la prima chiude il 10 gennaio e la seconda il 31 luglio, per Please be Seated, che chiude il 20 novembre, avete solo un mese.

 

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