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La street art a Roma, il “venticinquesimo museo civico”

Il Wall of Fame su Via dei Magazzini Generali di JB Rock

Il Wall of Fame su Via dei Magazzini Generali di JB Rock

Seguire un itinerario attraverso la street art a Roma è sicuramente un modo unico di visitare la città e sentirsi ancora di più al centro di un vero e proprio museo a cielo aperto dove, questa volta, sono le pareti, le cassette delle lettere e persino i cestini a trasformarsi in tele straordinarie. Uno slancio culturale promosso anche da Roma Capitale e definito il “venticinquesimo museo civico” della città

La prima cosa che viene in mente pensando a Roma è il Colosseo. Indubbiamente la Città Eterna è famosa in tutto il mondo per l’immenso patrimonio artistico “classico” (Classico inteso qui come canonico) e per farsene un’idea basta dare uno sguardo agli itinerari proposti dalle numerose guide turistiche cittadine: chi viene da fuori, alla fine, finisce con l’essere inserito in un tracciato battuto e ribattuto attraverso un percorso artistico che da San Giovanni a San Pietro, dai marmi di Palazzo Massimo all’oculo del Pantheon, gli permetterà di avere di Roma, un assaggio decisamente mozzafiato. Ma da qualche mese a questa parte, chi vuole visitare la città ha a disposizione un nuovo itinerario un po’ fuori dagli schemi. Si tratta di un percorso – percorribile a piacimento in ogni direzione – che da una parte all’altra della periferia romana, avvicinandosi via via al cuore pulsante della città, segue le opere di grandi artisti di arte urbana. I grandi nomi della street art ci sono tutti, da Jeff Aerosol a C-215, da Alicè a Lucamaleonte, passando per Sten Lex, Diamond, L’Atlas, Borondo, Seth, Invader e moltissimi altri.

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Il murale di Borondo sulla parete sottostante il ponte della Tangenziale, vicino Via dei Reti

Il fascino della street art è quello di essere eminentemente libera, aperta a tutti. Ti colpisce quando meno te lo aspetti. Le suggestioni sono infinite così come i richiami artistici. Può essere dietro l’angolo, prendere le forme di un grosso gatto firmato C-215, come a Via Ciro da Urbino nel quartiere di Torpignattara. O può spingersi al centro della città come ha fatto Invader, nascondendo due piccoli alieni, uno in cima alle scale di Trinità dei Monti, davanti Piazza di Spagna, e uno a piazza della Madonna dei Monti vicino Via dei Serpenti (fermata Metro B Cavour).

Seguire un itinerario attraverso la street art a Roma è sicuramente un modo unico di visitare la città e sentirsi ancora di più al centro di un vero e proprio museo a cielo aperto dove, questa volta, sono le pareti, le cassette delle lettere e persino i cestini a trasformarsi in tele straordinarie.

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L’opera di Jeff Aerosol sulla parete di un palazzo a Torpignattara

Le parti di questo immenso museo-cantiere sono sparse ovunque. Il percorso turistico tocca circa 30 quartieri scivolando dalla periferia al centro continuamente, in quello che è stato definito dal comune capitolino il “venticinquesimo museo civico” di Roma. È un modo per valorizzare anche zone della città che sfuggono ai percorsi scontati e, quindi, scendere un po’ più a fondo, vivere quartieri cittadini fortemente romani. E la magia della street art è proprio questa: una grande democratizzazione degli spazi unita alla libertà assoluta di fruizione.

Toccando alcune zone particolarmente suggestive di questo percorso artistico si potrebbe iniziare proprio dal quartiere di Torpignattara, in Via Gabrio Serbelloni. È qui che ha sede il Wunderkammer, una galleria ad ingresso gratuito, interamente dedicata alla street art, che ogni mese ospita artisti di calibro internazionale che, oltre ad esporre le proprie opere all’interno degli spazi dedicati, realizzano anche interventi in strada nella zona limitrofa. Ecco infatti che avvicinandosi alla galleria si iniziano a scorgere i volti realizzati da C-215, Alicè, Jeff Aerosol e il magnifico murale di Nicola Verlato dedicato allo scrittore Pier Paolo Pasolini.

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Murale a Ostiense

Un’altra tappa obbligata è il quartiere San Lorenzo, una zona della città a due passi dalla sede centrale dell’Università di Roma La Sapienza e vicinissima alla stazione Termini, famosa per essere stato l’unico quartiere che tentò di fermare la Marcia su Roma. Qui si possono ammirare le opere di Alice Pasquini, in arte Alicè, di Hogre e di Borondo, artista spagnolo le cui opere (una delle quali è visibile sulla parete sottostante il ponte della Tangenziale, vicino Via dei Reti), rappresentano un’umanità inquieta: forme non ben definite, ma composte di tanti piccoli tasselli che nel complesso regalano all’osservatore un certo dinamismo inquietante e magnifico.

Spostandosi da San Lorenzo, Termini è a due passi. Nella zona vicino alla stazione c'è un’altra tappa fondamentale di questo percorso nella street art capitalina. A Piazza Manfredo Fanti si trova infatti la splendida Casa dell’Architettura, un complesso affascinante che non sembra scalfito dai rumori cittadini e che al suo interno riserva un vero e proprio tesoro sotterraneo. È qui che al piano seminterrato vengono ospitate ciclicamente grandi opere di street art.

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Il murale di Nicola Verlato dedicato allo scrittore Pier Paolo Pasolini

Da qui sono passati Lucamaleonte, Alicè, Diamond, Giorgio Bartocci: ogni opera resta in vita per quattro mesi e viene poi sostituita dall’intervento di un altro artista; le sale di questo spazio espositivo sono unite tematicamente e le opere di street art si danno idealmente la mano l’un l’altra. Quello che si vuole sottolineare qui è quindi l’aspetto temporale e temporaneo di questa forma d’arte, costantemente distrutta, ricreata e sostituita, ma sempre comunque viva.

A questo punto da Termini, il nostro percorso artistico può prendere due strade differenti.

La prima scelta ci spinge nella Metro A, direzione Battistini, per scendere alla fermata Spagna (qui la street art si è allungata persino dentro la stazione metro). Il lungo corridoio che collega la metropolitana con la magnifica Piazza di Spagna è stato interamente arricchito dalle opere di C-215, che ha raffigurato un sorridente Papa Francesco, Alexone, Espilonpoint, Popay, Seth, Philippe Baudelocque. Da qui si potrà proseguire nel centro della città scoprendo le opere in Via Galvani, in Via Sabotino e in Piazza del Campidoglio.

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Il sorridente Papa Francesco di C-215

La seconda scelta ci spinge invece nella Metro B, direzione Laurentina, per scendere alla fermata Piramide. Siamo al centro del quartiere Testaccio molto vicini alla zona Ostiense. Qui la street art è veramente ovunque. Man mano che dalla Piramide Cestia ci si sposta verso la zona Ostiense, i palazzi, guardando con occhi ben attenti, iniziano ad ospitare figure straordinarie. In questa zona, infatti, gli artisti si sprecano: a Via dei Conci si può guardare ed essere guardati dai mille volti realizzati da Blu; andando avanti, Via del Porto Fluviale regala il nuotatore di Agostino Iacurci; di fronte alla basilica di San Paolo si staglia l’opera onirica di Sam3; sulla Via dei Magazzini Generali ecco il Wall of Fame (sessanta metri) di JB Rock; e ancora Alicè, Lucamaleonte, Hitnes.

Impossibile negare quanto Roma sia diventata una vera e propria capitale nel panorama mondiale della street art. I percorsi cittadini sono innumerevoli, così come le angolazioni e i punti di osservazione, e quello proposto è solo un assaggio delle svariate possibilità di “percorso mostra” di cui si può disporre (Artribune ha addirittura realizzato una App, STREETART ROMA, che raccoglie sulla mappa cittadina moltissime opere di street art legate alle coordinate GPS), ma finalmente, e per fortuna, ha preso ormai piede un nuovo modo di visitare e vivere la Città Eterna, di sicuro più moderno e meno battuto.

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