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Bilingual, la mostra fotografica di Frankie hi-nrg MC a New York

Presentata in anteprima all'Hunter College, Bilingual è la mostra fotografica che Frankie hi-nrg MC ha allestito al Piccolo Café di New York: 5 scatti raccolti in Zambia per raccontare la storia di villaggi che nonostante la miseria, non sono affatto miserabili e quel poco che hanno lo mettono a frutto con vitalità e solidarietà

Frankie hi-nrg MC in mostra con le sue fotografie al Piccolo Café di New York. No, non stiamo dando i numeri, non è l'attacco sbagliato di un articolo. In molti lo conoscono come uno dei rapper più famosi d'Italia, ma in pochi sanno che Frankie hi-nrg MC da qualche anno a questa parte si sta dedicando anche alla fotografia, una passione che pare sia sbocciata nella sua vita quando era ancora un bambino. Lo abbiamo appreso durante il suo recente soggiorno newyorchese, che lo ha visto coinvolto nel concerto di lancio di Radio Nuova York al Bowery Electric, e l'abbiamo visto all'opera proprio in veste di fotografo alla Columbus Day Parade, della quale ci ha gentilmente donato qualche scatto. La cosa ci ha incuriosito e una capatina al Piccolo Café sulla 3rd Avenue, proprio dietro a Union Square, ce l'abbiamo fatta. Volevamo capire, da lui che con le parole è da sempre un provocatore di coscienze, se anche dietro all'obiettivo Frankie mettesse in atto la stessa attitudine.

t1Tutto è iniziato quando aveva 3 anni. Suo padre gli regalò una Polaroid e gli chiese di scattargli una foto: quella foto, un ritratto, venne fin troppo bene per essere stata scattata da un neofita, per di più di 3 anni. “È stato mio padre – ci ha raccontato – a darmi questo stimolo e negli ultimi anni ho fatto ritornare la fotografia uno dei miei incontri quotidiani, estemporanei, quando serve, a portata di mano per poter raccontare cose con un linguaggio diverso da quello al quale sono abituato”.

Bilingual è il titolo della mostra fotografica che Frankie hi-nrg MC ha presentato in anteprima all'Hunter College di New York, nell'ambito della Bilingual Fair, e successivamente ri-allestita al Piccolo Café, sempre a New York: 5 scatti raccolti in Zambia per raccontare la storia di villaggi che sembrano dimenticati da Dio, dove l'aspettativa di vita degli abitanti è di 50 anni (1 su 7 è sieropositivo) e l'età media, come in quasi tutto il resto del continente africano, è di 15 anni. Un continente di adolescenti bellissimi, pieni di energia, curiosità e domande di cui cercano risposte, affatto miserabile; persone che hanno veramente poco, ma che lo mettono a frutto con vitalità e solidarietà.

t2“A febbraio 2015 – spiega Frankie – sono stato invitato a partecipare a una missione di ACRA, una ong attiva nella sanitizzazione, potabilizzazione delle acque e scolarizzazione nei paesi poveri, obiettivi che persegue non semplicemente foraggiando denaro, ma lavorando sul trasferimento di know how e la responsabilizzazione del villaggio. Mi hanno invitato chiedendomi di raccontare con i miei scatti, da osservatore partecipante, la storia di questo piccolo villaggio in Zambia, ed è quello che sto cercando di fare con le immagini esposte qua a New York”.

Si tratta di villaggi per i quali l'istruzione e la cultura rivestono un ruolo fondamentale, motivo per cui hanno costruito con estrema determinazione scuole comunitarie dove i bambini possano avere l'opportunità di imparare anche solo una lingua in più rispetto al dialetto parlato nel villaggio, “perché più lingue conosci, più relazioni riesci ad avere”.

t3Affatto miserabili, dicevamo: l'elemosina piangente, là, non sanno nemmeno cosa sia, non esiste la lamentela; ci sono persone che hanno la necessità di raggiungere l'ospedale, a 200 chilometri di distanza, magari con un figlio in fin di vita, eppure si rimboccano le maniche e iniziano sereni (nei limiti ovviamente) una traversata a piedi che può durare anche giorni, ma non si lasciano scoraggiare né sopraffare dalla lamentela.

“Quella bambina lì – [mi indica la fotografia che è nell'apertura di questo articolo, nda] -si sveglia alle 5 tutte le mattine, accende il fuoco e ramazza il terreno nei pressi della capanna dove abita con la sua famiglia; poi, alle 6, indossa l'uniforme e si prepara per andare a scuola: 8 chilometri a piedi all'andata e 8 chilometri a piedi al ritorno”.

t4In un pianeta che guarda alla globalizzazione come un'arma a doppio taglio, per Frankie hi-nrg MC fotografo, i 5 scatti della mostra Bilingual rappresentano in primo luogo la bellezza e, in secondo luogo, l'approccio di queste persone, che non vogliono semplicemente realizzare la globalizzazione, ma spostare la palizzata che circonda le loro case fatte di fango e paglia per poter estendere i loro villaggi a villaggi globali. “E la mia – ha aggiunto – non vuole essere una celebrazione del buon selvaggio; è semplicemente un dato di fatto: persone che hanno poco, ma che lo mettono a frutto con energia, vitalità e solidarietà”.

Da provocatore di coscienze con le parole, Frankie hi-nrg MC prova a fare lo stesso anche dietro un obiettivo. “Provocare – ci ha confessato – significa chiedere a favore di, chiedere per. Le sensazioni che voglio riuscire a dare con questi scatti sono finalizzate al: agite positivamente, osservatori, nei confronti di questa gente, ma prendetevi anche tutto il bello perché ve lo danno gratis, senza volere niente in cambio”.

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