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Fantasticherie italiane a Valenciennes

di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini
Antoine Watteau “La Chute d’eau”, avant 1715, huile sur toile, Musée du Louvre, département des Peintures, dépôt au Musée des Beaux-Arts de Valenciennes © D.R

Antoine Watteau “La Chute d’eau”, avant 1715, huile sur toile, Musée du Louvre, département des Peintures, dépôt au Musée des Beaux-Arts de Valenciennes © D.R

“Fantasticherie italiane, Watteau e i paesaggisti francesi del XVIII secolo”  è il titolo della mostra in corso al Museo delle Belle Arti di Valenciennes , in Francia, fino al 17 gennaio 2016. Intervista col il direttore del museo Vincent Hadot

In questa mostra il riferimento al Paesaggio italiano come modello ideale per la pittura francese a partire da Antoine Watteau (Valenciennes, 1684 – Nogent-sur-Marne 1721) fino ai quadri di Hubert Robert (Parigi, 1733 – Parigi, 1808) è centrale. Nel corso di questi decenni del Settecento (da Watteau a Robert) il posto occupato dal genere del Paesaggio nell’arte francese riveste un’importanza sempre più grande, che paradossalmente si nutre dei luoghi e dei siti d’Italia piuttosto che della campagna e delle città francesi.

Abbiamo posto alcune domande a Vincent Hadot, Direttore del Museo delle Belle Arti di Valenciennes.

Nella mostra “Rêveries italiennes, Watteau et les paysagistes français au XVIIIe siècle” il riferimento al Paesaggio italiano come modello ideale per la pittura francese risulta essere centrale. Come è nata l’idea di una mostra del genere?

“La mostra si articola particolarmente intorno alle opere di Antoine Watteau, illustre cantore di Valenciennes delle scene galanti. Per celebrare la riapertura del museo dopo un anno di intensi lavori di ristrutturazione, la scelta di realizzare una mostra su Watteau si è imposta da sé come un’evidenza. Questa mostra permette fra l’altro anche di valorizzare la recente acquisizione di un’opera di Watteau, La Chute d’eau (La cascata), donata da due collezionisti, il signor e la signora Sauvage, che consente di  completare il nostro fondo relativo a questo artista”.

Come è avvenuto l’eccezionale ritrovamento di un’opera solo recentemente riscoperta di Antoine Watteau, La Chute d’eau (La Cascata), un raro paesaggio del pittore delle feste galanti ispirato alle cascate di Tivoli, presso Roma?

“Watteau è un artista che morì a soli 36 anni. Nel corso della sua breve e prolifica carriera, egli ha potuto beneficiare dell’appoggio di sostenitori e mecenati. Uno dei suoi più importanti mecenati, Jean de Jullienne, che collezionava le opere dell’artista, le aveva fatte riprodurre in una raccolta di incisioni dopo la morte di Watteau. La Chute d’eau, che apparteneva a Jullienne, è passata nella seconda metà del XVIII secolo in una collezione spagnola. Si è poi finito per dimenticare che questo paesaggio era stato dipinto dalla mano di Watteau. L’opera è stata riattribuita all’artista all’inizio del XX secolo grazie alla famosa Raccolta Jullienne. Essa è passata in seguito ad una collezione norvegese, prima di essere acquisita nel 2009 dai signori Sauvage, per ritornare così sul suolo francese”.

Può spiegarci il ruolo che ha avuto per l’allestimento della mostra il curatore Martin Eidelberg, professore emerito di storia dell’arte alla Rutgers University e grande specialista americano di Watteau?

“Il professore Eidelberg è un eminente specialista Watteau. Egli è stato già il curatore della mostra su Watteau e la festa galante nel 2004 al Museo di Belle Arti di Valenciennes. La mostra in corso si avvale degli assidui e ben documentati studi di Martin Eidelberg, che si interessa all’opera di Watteau da decenni. Egli è stato anche in grado di identificare alcuni dipinti e soggetti di Watteau e farne dei felici accostamenti con gli schizzi dell’artista, come anche con opere di altri artisti (quali per esempio Tiziano, Campagnola, Sylvestre o Vleughels), che gli sono serviti da modello. Di conseguenza, il professor Eidelberg ha svolto tutto il lavoro di ricerca scientifica che ha sostanziato i contenuti nella nostra mostra”.

 

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