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Le stanze eteree di Hammershøi

Fino al 27 febbraio alla Scandinavia House i dipinti del "pittore di stanze tranquille"

Hammershøi

Vilhelm Hammershøi, Interior in Strandgade, Sunlight on the Floor, 1901. Oil on canvas. Statens Museum for Kunst, courtesy: Scandinavia House

Painting Tranquility: Masterworks by Vilhelm Hammershøi from SMK presenta una vasta selezione dei capolavori del pittore danese, noto per i suoi interni infusi di luce. Quadri che vogliono essere guardati da vicino, per trovare la sostanza nel vuoto e viceversa

La mostra Painting Tranquility: Masterworks by Vilhelm Hammershøi from SMK, curata da Kasper Monrad, chief curator della SMK, The National Gallery of Denmark, è organizzata da SMK e in corso fino al 27 febbraio alla Scandinavia House di Manhattan. La mostra presenta una vasta selezione di capolavori del pittore danese Vilhelm Hammershøi (1864-1916), comunemente noto come “de stillestuers maler” (il pittore di stanze tranquille). Ma “tranquillitá” qui è un termine ampiamente eufemistico nel descrivere quel che Hammershøi ottiene in questi tenui tableaux. L’organizzazione curatoriale dei suoi dipinti in tre stanze (i paesaggi minimali e scenari urbani disabitati; ritratti; interni infusi di luce solare) è resa omogenea dallo spazio inquietante che essi sviluppano, caratterizzati da una immobilità che si avvicina all’assenza.

Hammershøi

Vilhelm Hammershøi, “Interior with the Artist’s Easel” (1910), oil on canvas, 33 x 27 1/5 inches., (Statens Museum for Kunst, image courtesy of Scandinavia House)

Questo senso di vuoto può essere prodotto solo con il passare del tempo e con l’esperienza di risonanza di luce, aria, suono o addirittura amore. La diffrazione della luce mattutina, la nuca di sua moglie, una porta socchiusa, diventano tutti simboli, fisici ed emotivi, del senso di casa di Hammershøi. La moglie e la sorella sono parte dell’architettura di questo appagamento. In ognuna delle opere in cui troviamo questi soggetti, vengono a riassumersi i desideri e significati in esse infusi dall’artista. Le superfici delle tele sono sfocate, come se non ci fossimo ancora del tutto svegliati, bisogna sforzare gli occhi per riuscire a vederle. Al contrario, i vetri delle finestre e la luce che colpisce il pavimento nei dipinti sono tracciati con contorni netti e lineari. L’apparentemente banale diventa etereo. In questi interni, le figure sono degli occupanti: occupano uno spazio,  come un recipiente su un tavolo. Ciò non è inteso a comprometterne l’importanza, piuttosto a presentare la dissoluzione di un oggetto o persona nell’ambiente. Ed è forse per questo che le austere camere rappresentate da questo pittore hanno ispirato i set cinematografici per The Danish Girl. Come ha detto Hammershøi nel 1907 a proposito del dipingere camere vuote, “Ho sempre pensato ci fosse una grande bellezza in una stanza così, anche se non c’erano persone, o forse proprio quando non c’era nessuno” (La Poesia del Silenzio, catalogo della mostra. cat. Royal Academy of Arts, London, 2008).

Un po’ come gli oggetti di Giorgio Morandi, questi dipinti d’interni vanno guardati da vicino, fino a trovare se stessi “vedendo sostanza nel vuoto e vuoto nella sostanza” (Bryson 1990: 98). La seicentesca casa mercantile di Hammershøi al 30 di Strandgade, a Copenhagen ha ispirato molte delle opere in questa mostra che ne riproduce l’immagine al primo mattino, a mezzogiorno e alla sera. In Interior with the Artist’s Ease, Hammershøi utilizza elementi architettonici per legare le superfici atomizzate e ovattate dei suoi interni domestici, senza i quali questi ultimi risulterebbero solo come moderni blocchi di colore. La tela, di cui vediamo solo il retro, raffigura presumibilmente la stanza in cui siamo, il dipinto appeso oltre l’architrave della porta non tenta nessun trucco illusionistico, ed entrambi fanno triangolo con una porta aperta che serve a inquadrare un altro interno che fa prevedere un altro dipinto. L’eco di luce sfumata sulle superfici, le pareti disarticolate, i pavimenti in legno, i corridoi vuoti, sono elegantemente articolati negli interni di Hammershoi; richiedono contemplazione e rivalutazione del tranquillo ma sincero contributo di questo genere.

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