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Zaha Hadid, la donna che sfidava la forza di gravità

È morta improvvisamente a Miami l'architetta irachena Zaha Hadid

zaha hadid
Era stata l'unica donna nella storia ad aver mai vinto il premio Pritzker. Il suo stile "decostruito" non sempre aveva convinto i critici, ma il suo lavoro ha contribuito ad aprire una nuova pagina dell'architettura contemporanea

È morta improvvisamente a Miami Zaha Hadid, architetta irachena, unica donna nella storia ad aver mai vinto il premio Pritzker, massimo riconoscimento mondiale conferito annualmente in questo settore dell’arte e che dai conoscitori viene chiamato il Nobel dell’architettura. Era in vacanza in Florida quando, giovedì 31 marzo, colta dalla bronchite era andata a farsi visitare nel pronto soccorso di un ospedale locale; lì è stata stroncata da un attacco cardiaco. Aveva 65 anni.

Nata a Bagdad nella famiglia di un industriale, Zaha Hadid si era trasferita con questa nella prima gioventù a Londra dove aveva preso la cittadinanza inglese e dove aveva completato gli studi alla Architectural Association sotto la guida, tra gli altri, di Rem Koolhaas con cui aveva in seguito lavorato a Rotterdam. Aveva ideato edifici sperimentali di grande originalità e poi costruito vasti edifici di uso pubblico in varie parti del mondo tra cui il teatro dell’opera di Guangzhou in Cina e, a Roma, il museo MAXXI di arte contemporanea e moderna.

Per la sua concezione del disegno e dello spazio fondata su una audacissima frammentazione delle linee con travi a sbalzo ricavate direttamente dalla pietra e che sembrano sfidare la forza gravità, il suo stile  aveva inizialmente sconcertato i critici; e anche in tempi recenti le sue opere non sempre avevano convinto. Per esempio nel MAXXI, il New York Times aveva rilevato soltanto “un intrico tormentosamente moderno di corridoi di acciaio e vetro sovrapposti”. Ma la sua personalissima visione ha avuto anche accesi sostenitori ed entusiasmato pubblici e critici in tutto il mondo. Il suo stile, ispirato in parte all’arte russa del primo Novecento, si inserisce nel filone del  “decostruttivismo” e ha contribuito ad aprire una nuova pagina dell’architettura contemporanea.

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