Cerca

Arte e DesignArte e Design

Commenti: Vai ai commenti

L’arte della quotidianità di Ornaghi e Prestinari

Alla Casa Italiana NYU le opere dei due artisti italiani. Mercoledì 2 incontro col pubblico

ornaghi prestinari
Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari presentano per la prima volta le loro opere a New York, in una mostra alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, curata da Vittorio Calabrese. I due artisti milanesi lavorano insieme dal 2009 e hanno esposto in tutta Italia e in Europa

Lunedí 24 ottobre alla Casa italiana Zerilli-Marimó NYU si è svolta la serata d’apertura della mostra dedicata a Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari, curata da Vittorio Calabrese e in collaborazione con Magazzino Italian Art e Galleria Continua.

ornaghi prestinari

Claudio Prestinari e Valentina Ornaghi

I due artisti milanesi lavorano insieme dal 2009 e hanno esposto le loro opere in tutta Italia e in Europa. Questa è la loro prima presenza in America dopo l’esperienza di due mesi a Cuba. Come spiega Valentina: “Noi lavoriamo come duo da 7 anni, sviluppando e realizzando i progetti insieme dall’inizio alla fine, senza deleghe o imposizioni esterne”.

La mostra presenta i loro nuovi lavori che comprendono due sculture-installazioni e varie opere prodotte su carta e legno. Qui si vede il loro profondo interesse verso i materiali che utilizzano e la maniera di assemblarli. Le loro raffigurazioni pittorico-plastiche seguono i canoni dell’arte moderna italiana del XX secolo.

La loro pratica– spiega Vittorio Calabrese, curatore della mostra – è centrata sulla dualità tra il pensare e l’agire, con particolare attenzione alle intuizioni spontanee e imprevedibili. Ornaghi e Prestinari sono interessati nel rappresentare oggetti domestici; è sotto questa premessa che i due trasformano oggetti di uso quotidiano, come una “moka” per l’espresso, oppure una bottiglia di birra in sculture in alabastro. In questa maniera trasportano oggetti familiari verso una nuova dimensione”.

ornaghi prestinari

Nelle installazioni presenti alla Casa Zerilli-Marimò emerge questo legame con l’oggettistica quotidiana, a tratti con un pizzico d’ironia. “L’idea della still life – commenta ancora Calabrese, indicando la bottiglia lavorata –  nasce qui, cioè da un oggetto trovato nella quotidianità, riproposto come natura morta dell’oggi giorno. Ad attrarre l’attenzione è il tappo in alabastro. Per i due artisti l’aspetto del processo definisce di per sé l’opera, quindi la costruzione di questo tappo trasformato racconta una storia e trasforma il lavoro in qualcosa di più elevato”.

La mostra rimarrà aperta fino al 9 dicembre, mentre il 2 novembre dalle 18 alle 20 i due artisti saranno in conversazione con Ara Merjian (NYU) e il pubblico della Casa Italiana.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter