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I gioielli creati da Ferrè in mostra a Torino “Sotto un’altra luce”

L'esposizione racchiude 150 oggetti-gioiello pensati e realizzati come pezzi unici per le sfilate dal 1980 al 2007

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In mostra a Palazzo Madama a Torino un altro aspetto creativo ma complementare allo studio degli abiti che Gianfranco Ferrè considerava "l’elemento più immediato per esprimere un desiderio di bellezza innato, senza tempo, antico quanto la storia dell’umanità"

Il gioiello ha avuto in passato straordinarie valenze rappresentative come simbolo di potere, prestigio, autorità; ora è soprattutto manifestazione di personalità, un mezzo per la rappresentazione di sé. Come l’abito e forse più dell’abito” con questa frase del compianto architetto della moda Gianfranco Ferrè, scomparso nel 2007, è stata inaugurata il 12 ottobre scorso la mostra “Sotto un’altra luce. Gioielli e Ornamenti”, nel Salone del Senato di Palazzo Madama a Torino.

L’esposizione è visitabile fino al 19 febbraio 2018, è prodotta dalla Fondazione Gianfranco Ferré e Fondazione Torino Musei e presenta in anteprima mondiale 150 oggetti-gioiello pensati e realizzati come pezzi unici per le sfilate dal 1980 al 2007 mai entrati in produzione, se non in versione rielaborata e ridotta per il mercato.

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Durante la sua carriera, infatti ne ha ideati moltissimi utilizzando materiali pregiati accostati al semplice legno dipinto, per unire preziosità a semplicità delle linee e dei materiali, abbinati ai suoi abiti, non intesi solo come accessori ma come arricchimento di uno stile ricercato e unico.

Lui stesso diceva: “Nel mio processo di elaborazione creativa, anche quando è applicato all’oggetto-gioiello, si manifesta una grande passione per la ricerca. E’ nella mia natura partire dalla preziosità autentica, dall’appeal senza tempo insito nel riverbero dei metalli nobili, nei riflessi incantati delle pietre dure, nei bagliori magici del cristallo più puro. è una dichiarazione d’amore, fedele e mai dimenticata, per tutto ciò che è scritto nel DNA del lusso autentico. A questo si affianca il gusto, in me ugualmente innato, per la sperimentazione che si esprime, per esempio, nella reinterpretazione di materie ‘povere’, storicamente estranee alla cultura del gioiello, come la paglia, la rafia, il legno, il cuoio, la rete. Oppure dei materiali figli della cultura industriale, come l’intera gamma dei metalli – dal ferro da fonderia, al rame, al bronzo – o il plexiglas, la resina, o ancora la pasta di vetro. Materie, che per me sono fondamentali per conferire al lusso una connotazione nuova, più articolata e fluida, più sfumata, più ricca e stimolante”.

Gianfranco Ferrè

Gianfranco Ferrè

L’atteggiamento dello stilista rispetto agli ornamenti è quello tipico del “raccontatore di storie”, del costruttore d’incanti, dell’inventore di relazioni. Un atteggiamento che nasce nei luoghi del progetto, che ha visto uno dei primi passi all’interno della IX Triennale di Milano, nel 1951, dedicata all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne, che vede per la prima volta, in mostra, la presenza del bijou. ll principale fattore di novità della IX Triennale è la confluenza delle arti decorative verso il design che rappresenta il mondo della produzione industriale e l’apertura alle esperienze internazionali.

Una vera passione quindi, alimentata dalla attenta ricerca attraverso contaminazioni di culture, viaggi, colori e forme coltivata fin dalla giovinezza.”Ne realizzò alcuni all’università- ricorda Airaghi -bracciali e collane in cuoio, molle industriali, minuterie metalliche; troppo all’avanguardia per l’epoca in cui il bijou, al massimo, era il falso oro”.

“Per Ferré l’ornamento non è il figlio minore di un prezioso, ma un concetto di eternità che deve rappresentare l’immanenza del presente”, spiega la curatrice della mostra, Francesca Alfano Miglietti.

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Spilla con perle

Nell’esposizione curata dall’architetto Franco Raggi, ideatore dell’allestimento e collaboratore storico del Maestro, si trovano opere di accurata manifattura, da bracciali di rame o bronzo, vetri di Murano, ceramiche retrò e cristalli Swarovski  spille di perle e conchiglie levigate, collane di legno finemente cesellato, anelli, orecchini, collier, tutti legati agli abiti della cui estetica sono parte essenziale. “Ho studiato lo spazio espositivo per esaltare la bellezza degli oggetti nello spazio del Salone del Senato di Palazzo Madama: i gioielli si librano nella penombra come oggetti di sogno, seppur racchiusi in sei grandi  gabbie metalliche, minimaliste ed essenziali, in ferro arrugginito”. Qui sono anche esposti otto capi di alta moda dove si dimostra come persino l’intera struttura dell’abito possa essere “inventata” e costruita sulla base del gioiello come espressione della creatività legata alla cultura del corpo e della figura umana.

“La mostra si propone di offrire al pubblico, per la prima volta in assoluto, la visione di un aspetto specifico della creatività e della progettualità di Gianfranco Ferré – quello che riguarda l’oggetto-gioiello – con l’intento chiaro e fermo di sottolineare come a esso lo stilista abbia riservato sempre un’attenzione speciale, in termini di ricerca applicata sia alla forma che alla materia e in termini di ispirazione, con risultati quasi sempre innovativi e sorprendenti. Non solo: la mostra stessa intende dimostrare come anche nella progettazione dell’ornamento Ferré si attiene con rigore e coerenza ai dati costitutivi del suo background formativo, legati all’architettura e al design” ha detto Rita Airaghi, direttore della Fondazione Ferrè.

Dettagli dell'allestimento

Dettagli dell’allestimento

Per approfondire e meglio comprendere la ricchezza della collezione, si susseguiranno fino a febbraio 2018 alcuni incontri di approfondimento; il primo è previsto giovedì 23 novembre alle 17.30 è a cura di Franco Raggi, che avrà anche l’occasione di raccontare, attraverso i progetti fatti per e con Gianfranco Ferrè dal 1985 ad oggi, l’amicizia e il confronto di idee con l’architetto/stilista a partire dagli anni di studio insieme alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Secondo gli organizzatori, la mostra sarà destinata, ad essere itinerante anche all’estero, per fare auspicato ritorno nella “sua” Milano.

 

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