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Padre Giuseppe, il frate che scoprì a Greccio “L’Ultima Cena” rietina

Risalente al 1400, l'affresco trovato da Padre Giuseppe Fanella, in provincia di Rieti, raffigura un'Ultima cena simile a quella di Leonardo Da Vinci

L'Ultima Cena a Greccio (Foto di Jacopo Eusepi)

Appassionato di lavori artigianali e sempre in movimento, Padre Giuseppe scopre quasi per caso nel 1988, nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Greccio (Rieti), l'opera. Ma se sull'attribuzione a Leonardo i pareri sono discordanti, è certo che in altre parti del mondo ci siano altre "ultime cene", alcune delle quali sono caratterizzate da una forte presenza femminile...

Padre Giuseppe Fanella è un giovane frate che si occupa della cura pastorale della Chiesa di San Michele Arcangelo, dedicata al santo patrono. Siamo nel 1988 e il frate ha una vera passione per i lavori artigianali, che va di pari passo con la cura delle sue ‘anime’.  A Greccio (Rieti) lo ricordano sempre in movimento. “Spesso lo vedevamo arrampicarsi sulle scale per pulire, sistemare, era giovane e magro, si era messo in testa di verniciare tutta la chiesa”, ricorda la guida turistica Antonietta Menichelli, esperta in storia dell’arte, archeologia e francescanesimo.

L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci

Di origini ciociare, ormai da 37 anni vive ed opera nella Sabina, prima a Scandriglia, poi a Greccio e infine a Poggio Bustone, ma proprio a Greccio Padre Giuseppe farà una scoperta straordinaria: “Ricordo che mi arrampicai sulla scala per esaminare il muro che si trova nella parete di sinistra, vicino all’altare, notai che una piccola crostina era volata via e al di sotto mi sembrò di vedere del colore, con un bisturi iniziai a togliere più materiale per controllare meglio, decisi così di eliminare tutta la calce utilizzando cipolla e patata (un antico metodo artigianale). E così è venuto fuori quello che è venuto fuori! Un grande affresco che rappresenta un’Ultima Cena, la più simile a quella di Leonardo Da Vinci che abbia mai visto”.

“Non sono un esperto in materia ma l’opera mi sembrò collocabile intorno al 1400 – continua il frate francescano –  a quel punto pensai, se c’è un’ultima cena potrebbe esserci, sulla parete opposta, una Pentecoste, e così iniziai di nuovo a ripulire scoprendo un secondo affresco, databile più o meno nello stesso periodo e forse dello stesso autore. Chissà, i due affreschi potrebbero essere stati ricoperti a causa di qualche pestilenza, ma senz’altro prima del Novecento, perché i vecchi del paese non ne conservavano memoria”. In quell’anno però Padre Giuseppe fu trasferito a Poggio Bustone, e se ne andò dimenticando di segnalarne l’esistenza, senza una ragione precisa. Ma vediamo per quale motivo quest’ultima cena sarebbe così simile a quella di Leonardo tanto da spingere “qualche operatore culturale” a ritenere che possa essere addirittura sua.

In particolare secondo Guido Carlucci, artista del luogo e fondatore della corrente del Sensorialismo, il fatto che Leonardo sia passato a Greccio sarebbe testimoniato da un disegno denominato 8p e datato 5 agosto 1473, il cui paesaggio sarebbe stato erroneamente indicato, da alcuni esperti, essere quello delle Marmore, tra Terni e Rieti.  Per Carlucci invece è evidente che quel panorama è solo visibile da Greccio, precisamente dalla località La Cappelletta.

In base a questa teoria il Maestro potrebbe essere stato incaricato da alcuni eredi del Velita di realizzare uno o più affreschi (della Chiesa, dedicata al Santo Patrono, si ha traccia negli archivi della Diocesi fin dal 1392, e sarebbe stata costruita dove si trovava la parte alta del Castello di Greccio all’interno del Palazzo del Velita, signorotto del paese qui vissuto fino al 1230/1240).

Il centro di Greccio, Rieti

Un’ipotesi non condivisibile per la restauratrice e storica dell’arte Michaela Amelio, inviata dalla rivista Sabina sul posto per un esame tecnico. “Intanto non dimentichiamo che la tecnica dell’affresco non era affatto congeniale ad un artista come Leonardo, mentre questa opera sembra dipinta ‘tutta a fresco’. Il tratto leonardiano poi non è minimamente paragonabile al pittore di Greccio, trovo assurdo far passare questo elaborato come opera di un Leonardo giovane perché, da subito, ha mostrato qualità elevata nello stile e nella costruzione, sempre alla ricerca della proporzione aurea. L’autore potrebbe semmai avere avuto un contatto diretto o indiretto con Leonardo, nel senso che potrebbe aver visto dei disegni dell’ultima cena… o, a Milano, l’opera di Leonardo nel 1495…, altra possibilità quella di aver parlato con lui sul posto e chiesto un suggerimento su come interpretare quel momento drammatico…inoltre non penso che il pittore di Greccio possa avere ispirato Leonardo…”.

L’attribuzione alla seconda metà del ‘400 (fermo restando che solo il carbonio 14 ed analisi correlate potranno identificare con chiarezza il periodo storico) per la Amelio verrebbe testimoniata da alcuni elementi, come ad esempio il tipo di bicchieri presenti sul tavolo di forma esagonale in vetro, che ebbero larga diffusione nel quindicesimo secolo, mentre l’aureola potrebbe essere stata aggiunta nel Seicento.

Il vero interesse, per la Amelio, è nel contenuto, nella presenza di quella che sembrerebbe essere una figura femminile a fianco di Gesù, le due immagini di Gesù e della Madonna, o Maddalena, tradiscono una confidenza intima che può esistere solo tra madre e figlio, o tra coniugi. Sembra che la Madonna, o Maddalena, si chini sulla spalla di Cristo, mentre nella versione di Leonardo, la figura che si ipotizza femminile, è sul lato sinistro, non a destra come in questo caso ed è molto distante da Gesù. “Secondo il mio parere, il pittore doveva conoscere l’ultima cena di Leonardo, ha personalizzato il suo dipinto murale in maniera unica (più coraggiosa) con la presenza di Maria, cosa assai rara da ritrovare nell’iconografia tradizionale dell’ultima cena- spiega la restauratrice – . L’artista ha cioè interpretato in maniera singolare, senza lasciarsi affascinare dall’interpretazione leonardiana. Di differente, rispetto a Leonardo, la disposizione degli apostoli, nell’ultima cena non ci sono persone sedute sul davanti, mentre in questo caso, oltre ai commensali, se ne notano due, posizionate a destra ed a sinistra, in primo piano rispetto all’osservatore (questa costruzione, così come i lineamenti del volto del Cristo, potrebbero invece far pensare al Cenacolo di Domenico Ghirlandaio, altro famoso affresco del 1480).

Qualcosa di simile, per la Amelio, si trova anche in Spagna (a Calarda): “Un artista anonimo in una piccola chiesa a Calarda (Spagna) dipinse un affresco dall’iconografia, a mio giudizio, ispirata  al pittore di Greccio: il murale infatti è simile in composizione, ma diverso nello stile. Concludo dicendo che si dovrebbe appurare la datazione, perché il dipinto meriterebbe un’attenzione ed uno studio specifico, essendo molto interessante e unico nel genere. Un piccolo gioiello da preservare e da riscoprire, decisamente raro”.

Ma la presenza di Maria, o di Maddalena, è assolutamente bocciata dai frati (che peraltro puntano il dito contro Dan Brown), Padre Giuseppe incluso. Per Padre Giuseppe San Giovanni sarebbe stato sempre rappresentato con un aspetto delicato, perché adolescente (e puro), e la Maddalena non avrebbe mai potuto essere presente nelle ultime cene, se non forse in maniera penitente, insomma la donna non troverebbe un posto vicino a Gesù, anche in epoca francescana.

Certo è che i dubbi sono alimentati da un’altra scoperta della nostra redazione, davvero sconcertante. Presso il Santuario di Santa Filippa Mareri, a Borgo San Pietro, abbiamo individuato un affresco (piuttosto deteriorato) che rappresenta un’ultima cena sempre ascrivibile al 1400, nel quale la presenza femminile, in particolare di Maddalena, è certificata da una firma, il nome della donna è chiaramente inciso sull’aureola, vicino a Gesù, adagiato sul tavolo un altro personaggio ‘molto delicato’, femmineo, ma l’aureola è deteriorata, non si legge dunque alcun nome.

“Per ciò che riguarda l’affresco di Petrella è una vera e rara testimonianza, poiché palesemente si inserisce nell’ultima cena la Maria di Magdala, non come penitente, ma come santa, lei ha l’aureola – afferma la restauratrice – l’intento dell’artista era quello di comunicare che la Maria Maddalena sia stata per la religione cattolica un fulcro importante, nei secoli hanno cercato di mostrarla solo come una peccatrice; ci dimentichiamo che lei fu la prima apostola di Cristo, lei fu la prima a vederlo risorto, ed a lei Cristo chiese di andare  a diffondere la lieta notizia. Anche se il mondo ecclesiastico ce la mostra sempre con un basso profilo, quasi come per nascondere, o ridimensionare la sua importanza, questo perché? Forse perché è donna? Nei testi gnostici del 150 D.C. in alcune pagine viene dichiarato che ella fosse la preferita di Gesù, colei che egli amava di più tra gli apostoli. A lei il Salvatore avrebbe rivelato alcuni concetti, solo a lei”.

Un altro nodo da sciogliere è relativo all’oggetto dipinto vicino alla Maddalena, nell’affresco di Petrella, un calice, il Santo Graal; perché il calice di Cristo viene posto vicino alla Maddalena genuflessa? Si potrebbe rispondere asserendo che sicuramente la Maria di Magdala fu la detentrice di alcune rivelazioni. Ma altre (anche se rare) iconografie indicano una presenza femminile vicino a Gesù, oltre a quella di Calandra sempre dello stesso periodo è l’affresco medievale di Carunchio(Chieti).

Tornando al dipinto di Greccio Michaela Amelio ci tiene a precisare che non è corretta l’affermazione dei frati, solitamente S. Giovanni poteva essere ritratto nell’atto di prendere la mano di Gesù, in senso devozionale o (per rimarcare il momento drammatico che ne presagiva il sacrificio) con la testa poggiata sul tavolo. Inoltre veniva rappresentato con abito verde e manto rosso, ma in questo caso abbiamo il rosa e il verde!

Il mistero si infittisce e ci riporta alla necessità non solo di valorizzare questi grandi gioielli della nostra provincia, assolutamente ignorati, ma di comprendere la ragione per la quale questi capolavori siano stati dimenticati, sottovalutati, addirittura (nel caso dell’Ultima Cena di Greccio) ricoperti. A segnalare l’esistenza alla Soprintendenza, con una mail ufficiale, solo la direttrice di questo periodico 1 anno fa, capitata per caso sul posto assieme ad un operatore dei beni culturali.

Un caso, o un fatto voluto, la dimenticanza? La possibile presenza (da approfondire attraverso ulteriori indagini) di figure femminili in affreschi rinvenuti in siti che avrebbero risentito della spiritualità francescana potrebbe aiutare ad aggiungere un ulteriore tassello alla comprensione dell’Ultima Cena dello stesso Leonardo, il quale peraltro era in stretti rapporti con Luca Pacioli, religioso, matematico ed economista del francescanesimo. Leonardo visse per 5 anni con Pacioli scambiandosi informazioni e ne illustrò il celebre manoscritto De Divina Proportione.

Ultima Cena – Petrella (Foto di Jacopo Eusepi)

La guida ci ricorda inoltre l’aspetto mariologico e il forte legame che Francesco aveva con sua madre, ugualmente molto devota. “Con il frate Elia – ricorda – erano soliti alternare il ruolo di madre e figlio”. Così come sostiene Alessandro Maria Apollonio, nel suo libro sulla mariologia francescana, di fatto  per Francesco  Maria è la prima Chiesa consacrata dal Dio uno e trino, Maria non può essere disgiunta dal padre, figlio e Spirito santo, anzi è il tramite, la sposa dello spirito santo. Lo stesso Francesco diventerà madre per i suoi frati.

Per Antonietta Menichelli però risalire alle prime fonti è cosa improbabile in quanto sarebbero state tutte distrutte, di recente è stata ritrovata una lettera datata 11 agosto 1246 nella quale, 20 anni dopo la Morte di Francesco, i frati si rivolgono a Padre Crescenzio da Iesi (allora Ministro Generale) dicendo che hanno raccolto del materiale prezioso ‘prendendo i fiori più belli da un giardino fiorito’ ma di questo materiale non c’è più alcuna traccia, certamente sarà stato usato da Tommaso da Celano per la stesura della seconda vita di Francesco invece, nel 1260, arriva Bonaventura da Bagnoregio (nuovo Ministro generale) e decreta che siano bruciate ‘tutte le vite su Francesco’.

Anche per questa chiesa le fonti storiche sono scarse, i frati non ne conservano notizia nei loro archivi, probabilmente perché avrebbero ottenuta dalla Curia la gestione solo nel 1915, mentre la Sovrintendenza ha censito le opere presenti, ma solo fino agli Anni Settanta.

“La chiesa di San Michele Arcangelo, così ricca di storia, da sempre è lasciata in secondo piano – continua la Menichelli – solo io e qualche collega mostriamo ai turisti i due affreschi che tra l’altro presentano forti criticità, hanno molte venature e rattoppi, si stanno sgretolando, speriamo che non si deteriorino ulteriormente”.

Francesco arrivò qui su una piccola barca (la valle reatina era acquitrinosa e piuttosto insalubre) da Poggio Bustone, si rifugiò sul Monte Lacerone, il Velita, proprietario del Palazzo al cui interno, dopo la morte, fu costruita la Chiesa, lo convinse a scendere in paese e infatti, di fianco al sagrato, vediamo una piccola edicola che racchiude la pietra dalla quale il santo predicava.

Grazie al Velita poté essere realizzato il Santuario e il primo presepe del mondo (24 dicembre 1223), del quale sono in corso, fino al 7 gennaio, le tradizionali rappresentazioni nell’ambito della prima edizione di “ Da Greccio a Rieti – La Valle del Primo Presepe”, promossa dalla Curia Vescovile e dai Comuni di Greccio e di Rieti.

Tutto qui ricorda Francesco e il Velita.

Ed è proprio da questa valle che Francesco sceglie di lanciare il suo messaggio al mondo, la sua Regola. Siamo in un’epoca fortemente corrotta, corruzione della quale risente anche la Chiesa, Francesco vuole richiamare i fedeli ai veri valori e sceglie la valle reatina, un luogo poverissimo, malsano, paludoso e vittima di eventi meteorologici violenti, dove trovò gente semplice e vicina al suo messaggio.

La guida evidenzia le altre particolarità presenti nella Chiesa di San Michele Arcangelo (soggetta a più restauri), non dimentichiamo che Greccio (di origini greche) non era poi un borgo così modesto, aveva ben 6 torri fortilizie (una delle quali nel Seicento fu adatta a campanile), però fu rasa al suolo nel 1242 da parte dei soldati di Federico II di Svevia e successivamente da Napoleone nel 1799. Nel 1915 ha poi riportato gravi danni a causa del terremoto.

“Ci sono anche pregevoli tele del Cinquecento che andrebbero valorizzate e studiate – conclude Antonietta Menichelli-  Ad esempio in quella che rappresenta San Francesco, Sant’Antonio e San Michele Arcangelo il giglio in mano ce l’ha Francesco e non Antonio. La Madonna Incoronata ha in braccio un bambino un po’ troppo grande rispetto alla sua figurazione e indossa una borsetta, particolare non trascurabile, sono tutte opere che necessiterebbero di restauro, ugualmente rovinata la tela che rappresenta un Bernardino da Siena che sosta nel paese. Altre due opere destano ulteriori riflessioni: un cristo bizantino dipinto sulla volta absidale, tra i due affreschi, potrebbe far pensare ad una datazione più antica della stessa Chiesa, inoltre sembra collocato al contrario dunque si potrebbe ipotizzare uno sviluppo originario al di là dell’abside, un’altra opera dovrebbe rappresentare il miracolo di Lazzaro ma l’uomo è fasciato solo nelle gambe e viene toccato in fronte come se fosse malato o paralitico, inoltre è evidente la presenza di due figure femminili che potrebbero essere Maria e Marta”.

Di notevole valore artistico anche le acquasantiere poste all’ingresso, in marmo rosa di Cottanello, il Fonte Battesimale, un Calice d’argento dorato del 1800, un interessante Ostensorio di fine XVII° secolo e l’organo posto sopra l’ingresso, opera ottocentesca dell’organaro ternano Alderano Spada. Ma anche il dipinto nel quale viene ritratto il patrono”.

Da vedere, sempre a Greccio, nella piazza, la Chiesa di S. Maria del Giglio, del 1400, che conserva importanti con stucchi di scuola romana con influssi di Carlo Fontana e un originale opera della Vergine col Bambino e Angeli, inoltre la Chiesa che attualmente ospita la mostra internazionale dei presepi (datata 1200), la chiesa eremitica di San Francesco a 1205 mt e, lungo le vie del borgo, il Sentiero degli Artisti.

Certo è che questa Valle del primo presepe, questa Valle Santa, nella quale Francesco ha vissuto l’arco più consistente della sua vita e partorito i suoi figli spirituali (a Poggio Bustone il Buongiorno Buona gente, alla Foresta Il cantico delle Creature, a Fonte Colombo La Regola, a Greccio il 1° presepe del mondo) rimane ancora al di fuori dei circuiti turistici e non è nemmeno menzionata su wikipedia, ma certamente Francesco ‘avrebbe apprezzato’ la semplicità di un popolo che ha scelto di rispettare e non commercializzare il suo insegnamento.

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