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Fondazione Prada: ecco la torre dell’arte che domina Milano

Una struttura unica, strana, molto alta, che domina (anche visivamente) la parte sud di Milano e che ospiterà sempre grandi mostre

La torre della Fondazione Prada a Milano (Foto Bas Princen. Courtesy Fondazione Prada).

Da pochi giorni la Fondazione Prada di Milano ha ufficialmente finito il grande lavoro di trasformazione dell'ex architettura industriale che la ospita. Il risultato? Una torre di ben nove piani, sei dei quali sono sale espositive che ospitano parte della collezione, mentre gli altri tre accolgono un ristorante e servizi per il visitatore tra cui una terrazza panoramica con vista su Milano

Foto Bas Princen. Courtesy Fondazione Prada

L’ultimo tassello è stato posto: da pochi giorni la Fondazione Prada di Milano ha praticamente finito il grande lavoro di trasformazione dell’ex architettura industriale che la ospita. Quella grande ex distilleria nata nei primi anni del Novecento, oggi convertita in uno degli spazi espositivi più interessanti d’Europa se non del mondo. L’ultimo tassello della Fondazione è davvero particolare e si fa notare persino da grandi distanze: si tratta infatti di una torre di ben nove piani, sei dei quali sono sale espositive che ospitano parte della collezione, mentre gli altri tre accolgono un ristorante e servizi per il visitatore tra cui una terrazza panoramica con vista su Milano.

Progettata dall’archistar olandese Rem Koolhaas con Chriss van Dujin e Federico Pompignoli, la “strana” torre aggiunge un tocco di fascino alla Fondazione Prada, che è già da anni peraltro sempre più un punto di riferimento nella scena dell’arte mondiale. “Torre è l’elemento che conclude la serie di differenti condizioni espositive che definiscono la Fondazione”, ha detto all’inaugurazione lo stesso Rem Koolhaas, presente all’anteprima stampa insieme al curatore Germano Celant. “Il lato sud della Torre presenta una struttura che la unisce al Deposito, innestandosi all’interno del secondo edificio. Questo elemento diagonale in acciaio e cemento è contraddistinto da un’ampia apertura interna, dentro la quale si inserisce un ascensore panoramico”. Un progetto innovativo in cui lo studio della variazione di tre parametri (pianta, altezza e orientazione) ha portato a configurare lo spazio espositivo in base all’esposizione della luce, offrendo al visitatore una varietà di concezioni del connubio tra arte e architettura.

Foto Bas Princen. Courtesy Fondazione Prada

La torre si inserisce infatti in un’articolata configurazione che combina edifici preesistenti e tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre). “Metà dei livelli si sviluppa su base trapezoidale, gli altri su pianta rettangolare”, continua Koolhaas, “L’altezza dei soffitti, crescente dal basso all’alto, varia dai 2,7 metri del primo piano agli 8 metri dell’ultimo livello. Le facciate esterne sono caratterizzate da una successione di superfici di vetro e di cemento, che attribuiscono così ai diversi piani un’esposizione alla luce sul lato nord, est o ovest, mentre l’ultima sala è dotata di luce zenitale.”

Miuccia Prada e il direttore scientifico Germano Celant hanno intanto sviluppato per la Torre la mostra permanente Atlas che presenta opere dal 1960 al 2016. Così quattro dei piani della Torre sono occupati da esposizioni molto particolari di forte impatto artistico. Al secondo piano ci sono gli ideogrammi di Carla Accardi alle pareti che fanno da contorno al gigantesco Tulips d’acciaio colorato di Jeff Koons e la sala appare come un Inno alla gioia che prosegue anche al piano superiore con le tre Chevrolet rosse e beige di Bel Air Trilogy di Walter De Maria. Il dolore nella vita ci sorprende al quarto piano con le opere di Edward Kienholz e Mona Hatoum: è piuttosto estraniante la sua Wheelchair, una sedia a rotelle del 1988 abbandonata come un object trouvé sul lato lungo della vetrata: la sedia è vuota, e dietro il treno che passa si porta via l’esistenza. Le Confluenze di Pino Pascali al quinto piano testimoniano un esito dell’Arte povera e trovano qui ideale collocazione a fianco dei lavori di Michael Heizer. L’ottavo piano, abbiamo detto, è dominato dalle mosche di Damien Hirst con alcuni acrilici di William N. Copley. All’ultimo, il nono, ci sono due lavori: Blue Linedi John Baldessari del 1988 e, al termine di un notturno percorso (tenersi al corrimano, please), l’accecante Upside Down Mushroom Room del 2000 di Carsten Höller, le gigantesche amanite falloidi in polistirolo, polistirene e poliuretano appese al soffitto a testa in giù. Risultato: la Torre della Fondazione Prada garantisce di sicuro due cose, la possibilità di vedere opere di arte contemporanea finora riservate ai maggiori musei (talvolta, per la verità, magari un po’ incomprensibili…) e quella di spaziare con gli occhi sull’intera città di Milano, attraverso le grandi vetrate che offrono una vista panoramica sulla città, fino a ieri qui davvero impossibile (perché di torri così qui non ce n’erano proprio).

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