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A Bologna la mostra su Vivian Maier: fotografia che trasforma la realtà in storia

Presso Palazzo Pallavicini, un'esibizione che racconta in 120 scatti la pioniera dei selfie. Cattura quotidianità, vita di strada, persone, oggetti e paesaggi

di Federica Pesce
Terminerà il 27 maggio, la mostra sulla fotografa Vivian Maier a Palazzo Pallavicini. L’esibizione, curata da Anne Morin, è un percorso espositivo diviso in differenti tematiche: l’infanzia, i ritratti, gli autoritratti, la vita di strada, le forme e i colori.

“Nessuno è eterno. Bisogna lasciare il posto agli altri, è un ciclo. Abbiamo tempo fino alla fine e poi un altro prenderà il nostro posto”, sono le parole tanto vere quanto umili pronunciate da Vivian Maier, fotografa statunitense, classe 1926, resa celebre per caso fortuito nel 2007 da John Mallof.

Quest’ ultimo, figlio di un rigattiere, acquista una scatola ad un’asta con all’interno effetti personali femminili tra cui centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare. Dopo averne stampati alcuni ed averli mostrati in giro, Maloof si rende conto dell’immenso tesoro posseduto e grazie ad un’accurata divulgazione porta in breve tempo questa garbata donzella ad essere apprezzata e affermata a livello mondiale.

Foto di Vivian Maier, Marzo 1954, New York.

Ecco perché Bologna, città d’arte, celebra la Maier con una mostra di 120 fotografie in bianco e nero e a colori dagli anni cinquanta agli anni settanta visitabile dal 3 Marzo al 27 Maggio presso Palazzo Pallavicini (da giov. a dom. dalle 11:00 alle 20:00. Ingresso 13€).

L’esibizione viene curata da Anne Morin di DiChroma Photography sulla base delle foto dell’archivio Maloof Collection e della Howard Greendberg Gallery di New York. Un percorso espositivo con argomenti che contraddistinguono l’artista diviso in differenti tematiche: l’infanzia, i ritratti, gli autoritratti, la vita di strada, le forme e i colori.

Foto di Vivian Maier, 1953, New York.

La prima sezione è dedicata ai bambini, al rapporto con i genitori e alla forte empatia provata; la seconda figura donne, anziani e indigenti nella vita quotidiana sottolineando le diverse classi sociali. La terza è il suo marchio di fabbrica essendo una delle prime donne ad auto fotografarsi allo specchio, un richiamo ai selfie di oggi ed un confronto visivo evidente che sfocia in un rapporto interpersonale profondo. La quarta descrive la vita urbana di New York e Chicago, il suo teatro e culla d’osservazione, una realtà che si trasforma in storia. La quinta si focalizza sull’immagine stessa senza soggetto e inquadratura ma con il gusto della ricerca di equilibrio, geometria e struttura. Infine, la sesta esplora il mondo degli anni settanta con sperimentazione cromatica elaborando il proprio lessico, sottolineando i dettagli vistosi, evidenziando le dissonanze multicolori e giocando con i contrasti.

Una significativa evoluzione, questo passaggio da bianco e nero ai colori. Si parla di un lavoro singolare, espressivo e libero. Un cambiamento che non riguarda solo lo stile ma anche la tecnica: dalla rolleiflex passa alla leica leggera e comoda da trasportare. Vivian ha un grande talento nel scattare fotografie che catturano dettagli evocativi della quotidianità, della vita di strada raccontando così persone, oggetti e paesaggi.

Foto di Vivian Maier, Luglio 1957, Chicago.

Tuttavia, è anche conosciuta per essere spesso soggetto delle sue immagini con lo scopo quasi ossessivo di ricercare se stessa imprimendo la sua ombra, il suo riflesso, la sua silhouette nello scatto. Una persona sicuramente riservata che custodiva gelosamente le sue produzioni senza parlare, condividere e comunicare; un atto ben lontano al giorno d’oggi dove tutti si sentono un po’ fotografi grazie alla consolidazione dei social media.

Nulla di nuovo, frasi già dette ma con il fascino e la consapevolezza che un’immagine più che esibire, racconta sempre una parte di noi.

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