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“Alle origini dell’arte” di Paul Klee arriva al MUDEC di Milano

Il MUDEC ospita il primitivismo dell'artista includendo epoche preclassiche dell’arte occidentale e non solo

di Federica Pesce

Paul Klee, "Alle origini dell’arte", Mudec, Milano

L’interesse in arte è selvaggio non si riproduce il visibile ma si rende tale; così l’artista indaga sul concetto di “primitivismo” con connotazioni differenti rispetto a quelle comunemente utilizzate dalle avanguardie storiche

Occorre agire da eretici per scavare a fondo e saper ricomporre gli opposti, Paul Klee è l’esempio di quell’arte della deformazione e della ricerca di repertori desueti. A tal proposito il MUDEC accoglie una mostra eclettica e introspettiva promossa dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch dal 31 Ottobre 2018 al 3 Marzo 2019 (lun. 14:30 – 19:30; mar, mer, ven, dom. 9:30 – 19:30; gio, sab. 9:30 – 22:30. Ingresso a 14€). Vengono presentate un centinaio di opere dell’autore provenienti da importanti musei e collezioni private europee con la rilevante collaborazione del Zentrum Paul Klee di Berna.

Klee “Angelo in divenire” Image archive Zentrum Paul Klee

Staedtebild (rot/gruen gestuft) [mit der roten Kuppel]

Il maestro è un grande conoscitore della storia dell’arte occidentale e si nutre di memorie figurative in modo non nostalgico. Il suo interesse per il “primitivo” si desta in coincidenza con il primo viaggio in Italia e la scoperta dell’arte paleocristiana a Roma, tra l’autunno del 1901 e la primavera del 1902. Tuttavia, il nascente coinvolgimento per l’arte extraeuropea viene a costruire uno dei repertori che coincide con l’universo fantastico, antropologico e stilistico studiandone le forme, le tecniche e soprattutto il principio ispiratore. Dal 1912-1913 Klee dissemina le proprie immagini d’ideogrammi, rune o elementi “alfabetici” d’invenzione. Si sforza di rinviare l’osservatore al processo che sta dietro l’immagine e di sollecitare domande attorno al senso di ciò che si vede.

Negli anni Venti e Trenta, invece, l’artista favorisce lo studio per l’epigrafia con riferimenti agli antichi alfabeti cuneiformi medio-orientali e alla geroglifica egizia. In seguito, negli ultimi anni della Grande Guerra il signor Paul vive una sorta di “conversione”, che lo porta a privilegiare temi “cosmici” e a distaccarsi dalle attitudini parodistiche mostrate in precedenza. Di conseguenza il MUDEC presenta un percorso espositivo, diviso in cinque sezioni che descrivono il processo di formazione di Klee. Si inizia con “Caricature” dove la verve satirico-grottesca dell’artista viene sprigionata raggruppando incisioni giovanili, scene di teatro buffo, animali d’invenzione e demoni. Si prosegue con “Illustratore Cosmico” con una grande capacità di trascendere l’attualità immediata e di preferire a un pathos eccessivo di immagini in apparenza distaccate, simili a piete preziose pervase da una singolare quiete. Si continua con “Alfabeti e Geroglifiche d’invenzione” di cui fa parte un’intensa produzione di simboli e alfabeti allusivi. Si ha poi  “Il Museo etnografico e la Stanza dei bambini”, materie di studio e di territori differenti inesplorati che sono dotati di unicità e non vivono di imitazioni. Si conclude con “Policromie e Astrazione” in cui il punto di studio è il trascendere, il distaccarsi e l’oltrepassare contornato da acquerelli e disegni astratti. Pertanto si percepisce che Paul Klee è un artista eterodosso ed emblematico non facile da comprendere. I suoi lavori nascondono sempre un ultimo segreto che avrà una rivelazione quando la luce dell’intelletto si spegnerà miseramente.

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