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Al Museo Archeologico Salinas il fil rouge artistico che unisce Palermo a Napoli

Ai microfoni della Voce i direttori del Museo Archeologico Salinas, Francesca Spatafora, e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini

Un traguardo bellissimo per il Museo palermitano, che può contare su una “narrazione” molto scenografica, ma soprattutto su reperti di valore eccezionale: le Metope di Selinunte, il più importante complesso scultoreo dei greci d’Occidente, il torso dello Stagnone, i famosi sarcofagi fenici della Cannita e la colossale statua di Zeus proveniente da Solunto; la famosa Pietra di Palermo con la cronaca di circa 700 anni di vita egiziana e gli annali delle prime cinque dinastie dell’Antico Regno (3100-2300 a.C.) e tre degli otto Decreti entellini iscritti su tavolette di bronzo

Dopo 200 anni l’abbraccio tra Napoli e Palermo sotto il segno dei Borbone, mecenati dell’archeologia, al Museo Archeologico Salinas di Palermo, con la splendida mostra curata da Francesca Spatafora che racconta l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei. Le opere provengono dagli Scavi di Pompei ed Ercolano, Torre del Greco e dal Mann Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Ai microfoni della Voce di New York,  Francesca Spatafora, direttore del Salinas, e Paolo Giulierini, direttore del Mann. Un traguardo bellissimo per il Museo palermitano che può contare su una “narrazione” molto scenografica, ma soprattutto su reperti di valore eccezionale: le Metope di Selinunte, il più importante complesso scultoreo dei greci d’Occidente, il torso dello Stagnone, i famosi sarcofagi fenici della Cannita e la colossale statua di Zeus proveniente da Solunto; la famosa Pietra di Palermo con la cronaca di circa 700 anni di vita egiziana e gli annali delle prime cinque dinastie dell’Antico Regno (3100-2300 a.C.) e tre degli otto Decreti entellini iscritti su tavolette di bronzo.

Il Museo Archeologico di Napoli e Museo Salinas di Palermo sono anche fianco a fianco, con il Parco Archeologico di Pompei eCoopCulture, per la grande mostra che racconta il lascito dei Borboni a Palermo nell’unico anno che la città visse da Capitale del Regno delle Due Sicilie.

La mostra “ricostruisce” fedelmente una parte della Casa di Sallustio, a Pompei, da cui provengono gran parte dei pezzi esposti, tra cui la splendida fontana in marmo con la scultura in bronzo che raffigura Eracle in lotta con e il cervo. Esposte anche statue e reperti da Villa Sora a Torre del Greco.

Dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva infatti riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia. Siamo a fine 1816, la capitale del nuovo Regno è inizialmente  Palermo, ma già l’anno successivo (1817) viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi solo dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita. Oggi, a distanza di poco più di duecento anni, e a chiusura dell’anno passato da Capitale Italiana della Cultura,l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana e il Dipartimento dei Beni Culturali presentano la mostra“Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei”, organizzata dal Museo archeologico Salinas  in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ilParco Archeologico di Pompei eCoopCulture. La mostra si apre al pubblico domenica 2 dicembre ad ingresso gratuito visto che si tratta della prima domenica del mese fino al 31 marzo. Dicembre: dal martedì a domenica 9.30 > 18,30. Giorni 25 e 26 dicembre e 1 gennaio: 9.30 > 13.30. Chiuso il lunedì. Farà parte del percorso di visita del museo. Biglietto: 3 euro.

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