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Giancarlo Vitali, un ricordo a pennellate dell’“ultimo dei pittori”

Fu Vittorio Sgarbi a definire così il grande artista lombardo, pittore di estro eccezionale, scomparso solo pochi mesi fa

Giancarlo Vitali nel suo studio a Bellano Photo: © Carlo Borlenghi

Tracce, riflessi, macchie, abbozzi, bagliori, sproporzioni, rappresentano i dettagli disseminati nei suoi dipinti figurativi: commoventi “indizi” che lo sguardo trasforma in profonde suggestioni. Eppure, chi osserva le opere di Vitali non sa descrivere tutta quella magnificenza. Si sofferma ad apprezzare solo la bellezza dettata dallo stile; l’indiscutibile impatto estetico. Senza guardare oltre, resta abbagliato da tutta l’armonia e la vivacità delle opere

Celesta Busi – Pollivendola 1990 olio su tavola

Passione, vita, sensualità, libertà. Questa è la bellezza che dirompe nelle sue opere. Come una diga che salta durante la piena del fiume così la forza delle sue opere straripa negli occhi di chi le osserva. La vivacità e la corposità selvaggia impresse nelle tele di questo artista sono eccezionali; le sue tele sono in continuo movimento, l’estro e le profonde capacità introspettive dell’autore trasferiscono vita e sensualità ad ogni elemento, trasformandolo da essere inanimato ad animato. Tracce, riflessi, macchie, abbozzi, bagliori, sproporzioni, rappresentano i dettagli disseminati nei suoi dipinti figurativi: commoventi “indizi” che lo sguardo trasforma in profonde suggestioni. Eppure, chi osserva le opere di Vitali non sa descrivere tutta quella magnificenza. Si sofferma ad apprezzare solo la bellezza dettata dallo stile; l’indiscutibile impatto estetico. Senza guardare oltre, resta abbagliato da tutta l’armonia e la vivacità delle opere. Nelle raffigurazioni che Vitali ritrae con tanta maestria, anzi, oltre la rappresentazione di quelle realtà, c’è tutto il suo mondo, la sua mente e il suo corpo.

I fiori dalle tonalità del rosso (I Gladioli, gli Iris, ma anche I Melograni) sono un insieme unico, un osmosi di passione, energia, follia e amore regalatigli dalla vita, forse l’insieme dei sentimenti più forti e intensi che possano concentrarsi durante l’esistenza di un uomo. Un inno alla vita e a viverla. Ma anche una carnalità sublimata dalle forme che l’autore concede a fiori e petali, forse una celata voluttà; raccolta nei toni di rosso e viola in elegante contrasto fra loro, nei fiori convulsamente accesi, pulsanti come le labbra avvolgenti di una donna innamorata, dominata dalla passione, l’energia.

Melograni.

Più placide e meno impetuose le Tavole Sparecchiate, tali solo per chi ha avuto la fortuna di esservi stato seduto, di aver consumato, goduto, restando oramai a guardare ciò che rimane di un pranzo sontuoso allorquando, sazi, soddisfatti, appagati, ci si sofferma a ricordare “la bellezza” di una vita piena e che ora sta giungendo al termine; una vita vissuta e che ora si appresta a finire. Come pure i Girasoli (tanti e tutti “rigogliosi”: persino quelli appassiti conservano una propria dignità e un proprio vigore) che sono una vera esperienza. Gli steli sembrano corpi intenti a parlare fra loro, quasi fossero i personaggi di una pièce teatrale o cinematografica; la loro luminosità e le forme – la postura – danno il senso del movimento, ma pure la sensazione di udirne le voci; non solo girasoli quindi, ma anche persone raccolte in un chiacchiericcio durante la scena di un film realista, o nella descrizione di un racconto del Verga.

E Ancora Carne.

Il Carnaio invece, che farebbe pensare ad un sanguinolento e macabro spettacolo di carcasse e animali scuoiati, di morto non ha nulla. Anzi, ancor di più Vitali ritrae persone e animali, e persone e animali insieme, proprio in quanto esseri animati – cioè dotati di una anima – e in quanto “parti” di vita; perché in entrambi, nelle carni e nel corpo, c’è la vita. Che lui ritrae con passione, drammaticità, vigore. E paradossalmente, proprio in quelle azioni crude e violente – lo spennare le bestie, aprirle, scuoiarle – in quelle immagini così realistiche, si può cogliere un profondo intimismo: nei punti di giallo, negli accenni nascosti di arancio, rosa, nella poesia infusa da una manciata di piume svolazzanti (ma è solo un pollo ritratto nell’atto di essere spennato – La Pollivendola) si ha la sensazione di essere davanti ad una immagine che si muove a rallentatore, come nell’attesa che quelle piume, prima o poi, scenderanno davvero. Quei tratti bianchi così perfettamente distribuiti nell’aria e nell’ambiente circostante riportano alla memoria la sequenza della discesa dei fiocchi di neve che cadono, lenti, in un giorno freddo di dicembre, forse a benedire lo svolgimento di un rito pagano. Come anche lo scorgere, in un vaso di latta grigio, un triangolo di profondo blu, un dettaglio che potrebbe sembrare insignificante ma che illumina la memoria e la fa scivolare nel ricordo di un pezzo di cielo di una sera di primavera a Roma. Ecco, in quelle tracce di poesia e in quei tratti di bagliori sembra che l’autore sveli, un po’ alla volta, il proprio mondo interiore e tutto ciò che in lui abita; non solo ciò che lui vede e raffigura.

Giancarlo Vitali (1929).

Dama dei gatti.

Infine, i ritratti. Eccezionali. Irriverenti. Eleganti. Le persone raffigurate – le sagome, le posture, i dettagli dei visi e dei corpi – la scelta di determinati soggetti piuttosto che altri, manifestano la sua grande libertà. Ne La Dama dei Gatti in particolare, lo sguardo della anziana signora è ebbro di gioia; sembra quasi rappresentare l’estasi di una donna che vive la felicità più sublime, raggiunta nell’incontro giocoso con il suo gatto: i suoi occhi guardano in alto persi e inebriati – sono l’ascesa verso un sentimento che protende verso l’apice della pienezza – la “celeste corrispondenza di amorosi sensi” direbbe Foscolo o la completezza di un amore platonico. Ma è “solo” l’amore per un gatto. Diversamente le sproporzioni del Ritratto di Duilio Nogaralasciano immaginare un uomo dalla scarsa personalità, un piccolo nobile alle prese con il suo ruolo e i suoi titoli. Una persona che, forse, Vitali non stimava. Questa è l’espressione della sua grande libertà; in questa sfrontatezza consapevole con la quale Vitali ritrae le varie personalità, attraverso i suoi occhi ma anche attraverso il suo corpo e non secondo le regole che la società gli pone davanti. Ecco, in tutto questo si riscontra la sua libertà. Di uomo e di artista. Un grande artista.

Il Farmacista Pirola.

Giancarlo Vitali, Bellano (Lecco), 29 novembre 1929 – 25 luglio 2018
Nasce a Bellano, sul Lago di Como il 29 novembre 1929. Inizia a dipingere a quindici anni, dopo un periodo di lavoro all’Istituto d’Arti grafiche di Bergamo.
Nel 1983 Giovanni Testori, dopo aver visto per caso la riproduzione di un suo dipinto, gli fa visita. Da questo incontro scaturisce un rapporto di reciproca stima e di amicizia. L’anno successivo Testori gli dedica un articolo sulla terza pagina del “Corriere della Sera” e organizza a Milano quella che si può considerare la prima personale.

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