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Sotheby’s espone capolavori d’arte italiana: il Belpaese saprà riprenderseli?

Fino al 13 settembre prossimo, una mostra vendita della casa d'aste britannica Sotheby's espone a New York oggetti d'arte italiana di grande valore...

Canaletto, Capriccio architettonico (Wikimedia Commons).

Gli oggetti sono di speciale, intima importanza per l’Italia e per la cultura italiana; si tratta infatti di una serie di quadri di alto livello eseguiti da pittori italiani quasi tutti nel ‘700 e quasi tutti ad illustrazione del “Grand Tour” che l’aristocrazia inglese  tradizionalmente compiva a scopo educativo al di là della Manica, e che culminava a Roma. Il più sensazionale di questi reperti è una vastissima veduta di rovine classiche o “Capriccio architettonico” eseguita nel 1723 da Giovan Antonio Canal detto il Canaletto (1697-1765),  largo quasi 3 metri e mezzo e alto quasi due, il più immenso quadro mai dipinto...

Tutto il mondo conosce lo zelo con cui le autorità italiane cercano di controllare e limitare l’esportazione di oggetti d’arte appartenenti al patrimonio culturale italiano. Si offre adesso il modo di vedere se la stessa solerzia esiste di fronte alla possibilità di importare pezzi dello stesso patrimonio che appaiano sul mercato internazionale, quando il prezzo è accessibile e gli oggetti siano di speciale risonanza. Mi riferisco in particolare a quella che viene chiamata una “selling exhibition”, cioè una “mostra vendita”, di oggetti che rimangono esposti per un certo periodo – nel caso specifico, fino al 13 settembre – in una galleria d’arte, in questo caso quella della filiale newyorkese dell’antica casa d’aste britannica Sotheby’s. (La filiale è divenuta forse, attraverso i decenni, più vasta e internazionalmente importante della stessa casa madre). In tutto questo periodo gli oggetti sono offerti in vendita attraverso trattativa privata, con la riserva di essere lasciati esposti anche dopo la vendita eventuale.

Nel caso di cui sto parlando gli oggetti sono di speciale, intima importanza per l’Italia e per la cultura italiana; si tratta infatti di una serie di quadri di alto livello eseguiti da pittori italiani quasi tutti nel ‘700 e quasi tutti ad illustrazione del “Grand Tour” che l’aristocrazia inglese  tradizionalmente compiva a scopo educativo al di là della Manica, e che culminava a Roma. Il più sensazionale di questi reperti è una vastissima veduta di rovine classiche o “Capriccio architettonico” eseguita nel 1723 da Giovan Antonio Canal detto il Canaletto (1697-1765),  largo quasi 3 metri e mezzo e alto quasi due, il più immenso quadro mai dipinto (insieme a un gemello che rimane in Inghilterra) da questo famosissimo maestro della scuola veneziana. Il quadro contiene una particolarità: il solo probabile autoritratto (intento a dipingere sotto un’arcata) inserito dall’autore in uno dei suoi dipinti, ed è ben noto in Italia essendo stato dato in prestito per numerose mostre italiane, l’ultima un anno fa nel museo di Palazzo Braschi a Roma. Il prezzo viene rivelato solo all’inizio di una trattativa, ma vari indizi permettono di dire che non sarà altissimo.

Gli altri pezzi d’interesse specialmente italiano di questa serie di quadri, tutti provenienti da collezionisti dell’aristocrazia inglese,  esibiti nella mostra sono: due quadri del Vanvitelli (1652-1736), una “Veduta del Vaticano ripreso dai Prati di Castello” (prezzo trattabile: 1 milione e 250.000 dollari) e una “Veduta di Piazza del Popolo” (950,000 dollari). Lo stile chiaro e conciso di questo grande colorista olandese-romano è in grande evidenza in questi due bellissimi dipinti. Non meno interessanti, anche se l’autore è meno celebre di quanto meriterebbe, sono due quadri del modenese Antonio Joli (1700-1777), il primo una classica “Veduta del Tevere con Castel Sant’Angelo”, il secondo una “Piazza del Popolo a Roma”; sono offerti in coppia al prezzo complessivo di 1.750.000 dollari. I due dipinti sono di una delicatezza molto personale, prossima al trasognato. Il secondo si unisce, come importanza storica. a quello dello stesso soggetto del Vanvitelli, perchè illustra il lato sud della piazza, offerto come introduzione a Roma alla maggior parte dei viaggiatori, con le due chiese gemelle create da Carlo Rainaldi da cui si irradia il famoso “tridente” stradale  diretto verso le principali parti dell’urbe. La rappresentazione data dai due artisti ha interesse speciale perchè ha luogo pochi decenni dopo la sistemazione data  all’ insieme da Alessandro VII, con l’aiuto di Bernini, in occasione dell’arrivo a Roma di Cristina di Svezia, e precede di altrettanto poco il completamento di questo capolavoro urbanistico da parte di Giuseppe Valadier durante l’occupazione napoleonica di Roma.

Lasciando adesso da un canto questa deliziosa esposizione e la possibilità da parte del governo italiano, del Comune di Roma o di qualche collezionista privato, di arricchire l’iconografia artistica romana con questa specie di piccolo Brexit  in senso inverso, noterò che Sotheby’s, una ditta che celebra quest’oggi il suo 275mo compleanno, sta facendo nobili sforzi per affiancare alla sua attività commerciale un’indiscussa attività culturale. Prova ne sia un’altra bellissima mostra, intitolata “Treasures from Chatsworth”, che illustra il contenuto artistico di uno dei più grandi castelli inglesi, allestita in questi giorni in una delle sue nuove gallerie e di cui parleremo un’altra volta.

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