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Il mondo inedito di Audrey Hepburn in mostra a Bruxelles

Il figlio dell'iconica star ha riunito nella sua città natale foto, abiti, oggetti che le sono appartenuti, disegni e scritti, spesso inediti. La mostra fino al 25 agosto

Una mostra che rivela la donna dietro la diva e ripercorre i suoi primi passi nella capitale belga e in Olanda, da dove proveniva la madre, i suoi trasferimenti a Londra, negli Stati Uniti, in Svizzera, in Italia e, infine, l’impegno umanitario come Ambasciatrice per l’Unicef. Il tutto raccontato “da dietro le quinte”, con foto e oggetti personali, dal figlio Sean, per mostrare la madre, la sua grande umanità, gentilezza e semplice eleganza pure nella vita di tutti i giorni, anche se le avversità non le sono certo mancate, come a tutti, a cominciare dall’abbandono della famiglia da parte del padre, le privazioni alimentari e le paure durante la guerra, dalle sue difficoltà ad avere figli per finire con il cancro al colon che l’ha portata via 26 anni fa...

Audrey come non si era mai vista. Centinaia di foto, oggetti che le sono appartenuti, abiti e accessori originali, disegni e scritti di suo pugno, per la maggior parte mai esposti prima, sono stati riuniti da suo figlio Sean Hepburn Ferrer negli oltre 800 metri quadrati dei primi due piani dello spazio Vanderborght, vicino la Grand Place di Bruxelles, sua città natale, nell’anno in cui l’attrice avrebbe compiuto 90 anni. Una mostra che rivela la donna dietro la diva e ripercorre i suoi primi passi nella capitale belga e in Olanda, da dove proveniva la madre, i suoi trasferimenti a Londra, negli Stati Uniti, in Svizzera, in Italia e, infine, l’impegno umanitario come Ambasciatrice per l’Unicef. Il tutto raccontato “da dietro le quinte”, con foto e oggetti personali, dal figlio Sean, per mostrare la madre, la sua grande umanità, gentilezza e semplice eleganza pure nella vita di tutti i giorni, anche se le avversità non le sono certo mancate, come a tutti, a cominciare dall’abbandono della famiglia da parte del padre, le privazioni alimentari e le paure durante la guerra, dalle sue difficoltà ad avere figli per finire con il cancro al colon che l’ha portata via 26 anni fa. Una donna famosa per le sue toilette d’alta moda ma che a casa e con gli amici amava indossare semplici vestiti di cotone oppure solo pratici pantaloni e maglietta.

Nella vita di Audrey c’è stata anche molta Italia, dove da piccola andava spesso in vacanza in estate con la famiglia e dove poi ha girato “Vacanze romane”, il film che nel 1954, a soli 24 anni, le varrà un Oscar come migliore attrice. In mostra la celeberrima Vespa Lambretta verde chiaro che Audrey guida nel film. Piccola pecca di un’esposizione per il resto molto ricca,  sicuramente da non perdere – contate almeno due ore per visitarla per bene, non basta l’ora suggerita dagli organizzatori – manca un po’ il racconto dei suoi quasi vent’anni di vita a Roma, dopo il secondo matrimonio con lo psichiatra italiano Andrea Dotti con il quale avrà l’altro figlio, Luca, ma è comprensibile trattandosi di un percorso curato solo dal primo figlio Sean. La mostra comprende anche spezzoni dei suoi film più famosi e una serie di video interviste: alla stessa Audrey, ed è davvero commovente sentire la sua voce; al primo marito, l’attore statunitense Mel Ferrer, e al loro figlio Sean; al suo grande amico francese, il sarto e conte Hubert de Givenchy che ha firmato il suo celebberrimo abito da sera in “Sabrina”; a tanti amici intimi, tra cui le molte star di Hollywood con cui ha lavorato.

Il percorso comincia dai genitori di Audrey che nasce a Ixelles, comune di Bruxelles, in Rue Keyenveld, come Audrey Kathleen Ruston, dall’inglese Joseph Anthony Ruston e dalla sua seconda moglie, la baronessa olandese Ella van Heemstra. In seguito, il padre di Audrey aggiunse il cognome Hepburn, che era quello della illustre nonna materna, a quello della famiglia, trasformandolo così in Hepburn-Ruston. Il percorso espositivo disegna l’importante albero genealogico della famiglia, con tante foto inedite dei genitori e dei fratelli, altre fotografie mostrano i suoi primi saggi di recitazione e danza, alla fine della guerra i primi passi a a Londra come ballerina classica, ma mestiere per cui sembra non sia stata particolarmente dotata – in mostra alcune delle sue scarpette da ballo – e poi come attrice. Altra piccola mancanza: non ci sono dunque molti ricordi degli anni in cui Audrey ha vissuto in Olanda sotto l’occupazione nazista, delle privazioni che ha subito e che segneranno il suo fisico e il carattere per la vita, del suo contributo come staffetta alla causa partigiana.

In rassegna i momenti felici, alla scrittrice Colette, il cui romanzo “Gigi” era stato appena trasformato in una commedia per Broadway, che la nota in spiaggia a Montecarlo e la sceglie per interpretare la parte della protagonista: le repliche a New York dureranno sei mesi e Audrey vincerà il premio Theatre World Award per il suo esordio. E poi l’Oscar per “Vacanze romane”, ma sopratutto tanti ricordi privati del matrimonio con Mel (Melchor Gaston) Ferrer nel settembre del 1954, il trasferimento in Svizzera, la nascita di Sean nel 1960.  In mostra si ammira il suo delicato abito da sposa, le fedi nuziali, le foto della sua gravidanza, gli abiti sia di Audrey che di Sean per il battesimo, la culla in vimini, video delle feste di compleanno del bambino. Il matrimonio durerà 17 anni, con Audrey e Mel che eviterano di lavorare allo stesso tempo per non essere mai lontani uno dall’altro. Una riproduzione in tre dimensioni dell’albero fiorito dinanzi la villa La Paisible, vicino al lago di Ginevra, testimonia l’acquisto e il trasferimento in quella che probabilmente è stata la sua casa del cuore, la possederà per trent’anni, e sarà là dove – finito anche il suo matrimonio italiano – alla fine si è ritirata dalla sua carriera di attrice per dedicarsi, per conto dell’Unicef, soltanto ai bambini bisognosi, impegno che le farà ottenere il suo secondo premio Oscar, lo Jean Hersholt Humanitarian Award. Potrà occuparsene però solo per gli ultimi cinque anni della sua vita, prima della scoperta della malattia e della fine. Una piccola sala-cinema, a conclusione del percorso, consente di rivederla in alcuni dei suoi ruoli più memorabili – da “Guerra e pace” (1956) a “Colazione da Tiffany” (1961) a “Sciarada” (1963), e “My Fair Lady” (1964) – ma dopo aver visitato la mostra resteranno nel cuore per sempre anche le sue immagini private di donna e di madre di tutti i bambini del mondo.

All’Espace Vanderborght di Bruxelles sino al 25 agosto. Tutti i ricavati della mostra andranno a EURORDIS – Malattie rare in Europa e agli ospedali Brugmann e Bordet di Bruxelles.

Per ulteriori informazioni: www.intimateaudrey.org

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