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A Milano, “Silver Lake Drive” di Alex Prager: fotografia tra crimine e intrigo

Per la prima volta in Italia la Fondazione Carla Sozzani espone venti opere della fotografa e regista californiana

Alex Prager Crowd 9 Sunset Five 2013

In dieci anni di carriera, Alex Prager ha costruito un universo iperrealistico in cui l’essere umano è il personaggio melodrammatico di un noir in Technicolor. 

Un conflitto perenne tra bene e male, giusto e sbagliato, imbroglio e onestà senza mai arrivare ad una soluzione e con tanti quesiti per la testa. Trovarsi fisicamente di fronte alle opere di miss Prager è un’esperienza destabilizzante ma da vivere. E così la Galleria della Fondazione Sozzani porta in mostra venti lavori tra foto e video visibili fino al 6 Gennaio (tutti i giorni dalle 10:30 alle 19:30, merc. e giov. Fino alle 21. Ingresso libero). La fotografa prende ispirazione dalla street art, dalla cultura pop e soprattutto dal cinema; infatti applica una serie di elementi stilistici che richiamano film noir, thriller e polizieschi. La sua arte è travolgente e si può definire un po’ hitchcockiana, una storia piena di emozioni e turbamenti in cui si è sempre alla ricerca di qualcosa e ognuno può immedesimarsi.

Alex Prager

La regista è in grado di ricreare un mondo originale dettato da colori saturi, temi oscuri e una seduzione inquietante. Si è totalmente congelati in un indefinibile momento del quotidiano, dove un singolo fotogramma cattura storie enigmatiche senza una narrativa lineare. I principali soggetti delle sue opere sono folle o singole persone, occhi che scrutano strade, strapiombi e case incendiate senza poi dimenticare l’emblema dell’angoscia incarnata in un animale: il piccione. Tuttavia i suoi lavori, sebbene meditativi e comunicativi, nascondono un processo di produzione lungo, laborioso e minuzioso. Un esempio è il film “Face in the Crowd” in cui la Prager ha impiegato una squadra di centocinquanta persone, oltre trecentocinquanta comparse e una collezione di oggetti di scena che l’artista ha raccolto per dodici anni. Ossessione, turbamento e inganno sono gli ingredienti perfetti per mescolare l’animo del visitatore ricordando che ognuno è garante della propria privacy.

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