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Addio a Philippe Daverio, simpaticone che nell’arte ritrovò l’armonia col suo carattere

Come nelle opere d’arte, il grande critico conservava armonia e proporzioni nel suo modo di essere. Quel giorno a Firenze con Philippe davanti a quella fontana...

Philippe Daverio nel 2019 a Palazzo Vecchio a Firenze con Manuela Antonucci e Tannaz Lahiji (Immagine da FB)

Ieri è mancato un grande personaggio, scrittore, saggista, politico, divulgatore e storico dell’arte, Philippe Daverio. Era nato in Francia, a Mulhouse nel 1949, da madre alsaziana e padre italiano. Diventò milanese da quando arrivò in Lombardia per studiare. 

Ho avuto l’onore di conoscere Philippe durante un’asta di beneficenza organizzata nel 2017 da Busajo Onlus a Firenze. La sua passione per l’arte e la sua eleganza emergevano sempre.

Ebbi la fortuna di incontrarlo una seconda volta in occasione della collaborazione con l’artista persiana Tannaz Lahiji dal momento che firmavo la redazione del catalogo scritto per la sua mostra, Riflessioni su Dante (2019). Poi durante una cena, quando al tavolo mi raccontò che avevamo fatto lo stesso percorso di studi – Economia e Commercio – ma che lui non si era mai laureato e rappresentava “l’unico caso in Italia di professore, docente universitario, senza laurea”. Del resto, aggiunse “ai miei tempi si andava all’università per studiare, non per laurearsi”!

Philippe Daverio con Manuela Antonucci, Tannaz Lahiji e Sandra Beltrami a Firenze

Era un simpaticone Philippe. Con la giusta ironia e senso della misura. Come nelle opere d’arte, conservava sempre armonia e proporzioni: durante la conversazione, se osava un complimento o manifestava un dissenso! Era un vero signore. Nell’animo, non certo perché indossasse un papillon… quello lo può indossare chiunque. I suoi studi avevano fatto di lui un uomo di grande elevatura umana, non solo morale, artistica e sociale. E proprio quella abilità di cogliere l’intangibile, il suo pensiero acuto e sensibile – che appartiene a pochissimi – lo rendeva capace di carpire e spiegare l’arte; di andare “Oltre la tela”, tanto per citare il nome della mia monografia…

Le sue vicende possiamo leggerle ovunque. Nel 1986 aveva aperto anche una galleria a New York, la Philippe Daverio Gallery rivolta all’arte del XX secolo. Mi ero ripromessa di andarci…

Così, silenziosamente, va via un’altra persona importante del mondo dell’arte. Poco fa, a luglio era scomparso Ennio Morricone. Ieri Philippe. Due grandi capisaldi della cultura nazionale e internazionale. Uno artista, l’altro critico: due lati della stessa medaglia. Imprescindibili l’uno all’altro. Legati dallo stesso reciproco vincolo perché senza l’artista non esisterebbe il critico e viceversa. 

Oggi è il 3 Settembre, San Gregorio Magno. Onomastico di mio figlio. Ho deciso che per regalo, appena possibile lo porterò a Firenze, a vedere la Fontana del Nettuno, dato che il giorno della inaugurazione del suo restauro, il 25 marzo 2019, mi trovavo anche io a Palazzo Vecchio durante la conferenza stampa organizzata dal comune di Firenze per l’evento. Sempre insieme all’artista Tannaz Lahiji, per la quale Philippe aveva espresso parole di grande valore artistico. Come madre e come scrittrice d’arte, proverò a spiegare a mio figlio, Gregorio, il senso di ciò che Philippe mi disse in confidenza davanti a quella fontana in piazza della Signoria, oramai pulita e perfettamente restaurata. Ma non lo scriverò qui. Lo terrò per me e ne farò tesoro, perché molti non ne capirebbero il valore.

Ciao Philippe. Spero tu possa continuare a criticare e sorprenderti della bellezza che vedi anche dalle tue parti, adesso.

 

Qui sotto un video con Philippe Daverio che presenta la collezione d’arte alla Farnesina

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