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Un amico in carta e disegno

Torna "Il Piccolo Principe" da Bompiani

  L’editore Bompiani ha ripubblicato uno dei più apprezzati libri per ragazzi (e non solo), “Le Petit Prince”, capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry. Al libro ha accompagnato un cd, dove gli attori Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco interpretano il romanzo. Il cofanetto, chiuso da un elegante nastro, può essere un bel regalo. Per questo oggi sarà tra i doni di Prima Comunione di una bambina romana, dal nome azzurro come il cielo che farà da cornice alla sua festa.

   Il libro di Saint-Exupéry apparve per la prima volta nel 1943, in francese e inglese da Reynal & Hitchcock, poco prima che l’autore, appassionato aviatore, morisse in missione aerea sotto la costa marsigliese. Illustrato con personalissimo stile pop-naïf, si propose subito, sotto la scorza di favola fantascientifica e linguaggio lieve, come paradigma pensoso sulle cose dell’universo, lezione sulle questioni profonde e il senso dell’esistenza. Protagonista il re piccino di un asteroide minimo, che si ritrova nel Sahara e là incontra il narratore, precipitato dal cielo col suo monoposto: il disegno è il loro primo modo di comunicare. La conversazione, inserita in uno scenario sempre in bilico tra fantasia e irrealtà, fu subito percepita come precettistica sul buon operare e come tale raccolta. 

   Il “Principe” si avvalse della filosofia maturata dall’autore attraverso una biografia dolorosa e intensa: orfano di padre a quattro anni, allevato dalla madre aristocratica nel castello di Saint-Maurice-de-Rémens, consegnato ad austeri gesuiti per gli studi, da adulto recupera l’infanzia devastata, per esaltarla e glorificarla. Fu un messaggio che piacque subito, in particolare negli Stati Uniti visitati in un giro promozionale di un paio di settimane. Sulla confezione edita da Bompiani, sono riportate le parole della dedica a Leone Werth “quando era un bambino”: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta (Ma pochi di essi se ne ricordano)”. La tesi del fanciullino che è dentro di noi, perno in Italia della melensa poetica di Pascoli, trova nel francese robusti connotati etici che, sotto la trama melanconica (il protagonista soffrirà quando il piccolo principe tornerà tra le stelle), pone questioni di grande spessore. Così quando afferma  “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta” o, sullo stesso tono “Ma i grandi non capiranno mai queste cose. Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla”. 

   Sono due gli elementi al centro del fraseggio tra il “piccolo” ospite sceso dall’asteroide e il “grande” amico terrestre Il primo riguarda la gnoseologia, nell’affermazione che ai grandi è divenuto impossibile conoscere, perché basano il sapere sui principi di utilità e materialità, mentre “ciò che è essenziale è invisibile all’occhio” e “non si vede bene che col cuore”. Il secondo la sottomissione attraverso l’amore, che è dono, abbandono esclusivo, “addomesticamento” volontario all’amato, o non è. Una visione che si ritroverà nella “lettera ad una sconosciuta”, assente all’appuntamento galante: “Scopro con malinconia… che ho dato ad altri il potere di farmi soffrire. Signorinella, dare questo potere è dolce. Vederlo usare è malinconico”.

   Nel pieno della barbarie bellica, uno spirito che ha forti ragioni per dubitare delle doti di umanità dei suoi simili immagina che un essere arrivato da un altro pianeta riesca a risvegliare le coscienze ai valori della tolleranza e della fratellanza. Così il principino dai capelli d’oro, la cui storia è stata stampata in più di 120 lingue, diventa simbolo di un mondo migliore, dove c’è speranza che la parola non serva ad ingannare ma ad essere veicolo di amicizia e amore.

 

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