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Mathilda, ragazzina piuttosto inquietante

Il romanzo semplice e profondo di Victor Lodato

  Mathilda Savitch ha tredici anni, ma chi la osserva nota che si diletta di comportamenti estremi, che oscillano tra quelli della bimba e della donna adulta. Ha coraggio e incoscienza da vendere, non le mancano i pruriti del suo sesso che esce dal letargo dell’infanzia, è sufficientemente sveglia da interrogarsi sul senso degli avvenimenti con cui si trova a fare i conti. Il più tragico è la perdita della sorella maggiore, finita sotto un treno. Mathilda, nell’anno trascorso, non è stata in grado di elaborare il lutto, anche se ha mantenuto l’occhio asciutto ed è andata diritta per la sua strada, fatta di scuola, amicizie, primi amori. Si è posta davanti tre obiettivi, vere ossessioni compulsive. Vendicarsi dei genitori (specie della madre alcolizzata) se non dell’intero genere umano, con comportamenti dispettosi impastati di pura cattiveria, che in realtà prefigurano l’autolesionismo tipico di chi cerca attenzione dagli altri. Attrezzarsi per sopravvivere agli attacchi terroristici, puntando molto sulla capacità protettiva della sua cantina e su altri bizzarri sistemi di fuga e difesa. 

   Soprattutto vuole trovare chi pensa abbia spinto la sorella sotto il treno e, quando sta per disperare, le ricerche la portano inaspettatamente  su una traccia che si rivela promettente. Ha frugato per mesi nelle mail della sorella, ha osato far partire alcuni messaggi a firma della scomparsa, ora ha trovato il contatto che si confermerà risolutivo. 

   La teenager va all’incontro con l’adulto che sua sorella ha lasciato senza spiegazioni e che nulla sa della tragica fine dell’amata. Nel dialogo comprende che le cose, tra il marciapiede dove la ragazza sarebbe stata spinta sui binari da uno schizzato, e il treno assassino, sono andate diversamente da come lei ha voluto credere per un intero anno. Sua sorella se ne è andata a causa di un segreto inconfessabile; ha pagato con la vita per non rivelarlo, incapace di farsene una ragione. 

   Mathilda Savitch, Mathilda nella versione italiana stampata da Bompiani, all’uscita in America ha riscosso un immediato successo, e il suo autore, Victor Lodato, esordiente, ha vinto il prestigioso Pen nazionale. A colpire i lettori fu la personalità bizzarra della protagonista, sempre sospesa in una tragica nuvoletta di humour alla quale non sfugge neppure nel sorprendente finale. Un successo che ha probabilmente molto a che vedere con la capacità di Mathilda di proporsi come prototipo di un certo modo d’essere dei giovani dei nostri tempi, più in particolare delle ragazzine emancipate, eppure goffe ed emotive come lo furono mamme e nonne dei tempi andati. In questo senso Miss Savitich va ad inserirsi nel lungo elenco delle eroine nostre figlie, sorelle, amiche, terribili e maliziose nel loro candore, sapide nella dolcezza della loro pelle di adolescenti ciniche e insieme affezionate. Ragazze doppie e triple, come è la Mathilda del romanzo, che dicono la verità anche quando mentono, perché dicono la “loro” verità, spesso falsata dall’età, e che sono consapevoli che alla fine una sola di quelle tante ragazzine che personificano diventerà la donna definitiva, della verità, l’adulta. 

   Come dice l’autore nell’intervista a un giornale italiano, Mathilda è la ragazzina del risveglio. Non lascia dormire la memoria della sorella amata, scuote i genitori dal sonnambulismo nel quale si sono racchiusi dalla scomparsa della prima figlia. Lei è il catalizzatore che svela il quadro familiare dove è stata generata la tragedia della maggiore. Si è scritto che il libro di Lodato è semplice e profondo allo stesso tempo: il complimento più bello che possa farsi ad un romanzo.


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